Questione di stile. C'è chi sceglie la strada del silenzio e del basso profilo, pur di fronte a evidenti errori arbitrali. Chi invece sbraita, urla, emette comunicati deliranti, minaccia olio di ricino parlando di complotti derisi fino a quando erano imputati ad altri. Appunto, questione di stile.

Meglio attenersi ai fatti. Partendo dalla fine. Il Roma-Cagliari di sabato scorso, vinto dai giallorossi con una rete nei minuti di recupero. Nelle ore successive alla partita, abbiamo continuato a sentir parlare del gol di Fazio quasi come di un regalo alla Roma. Si può pure discutere, per noi peraltro il gol è valido, ma ci avrebbe fatto piacere, per esempio, che con la stessa enfasi e dovizia di immagini, fosse stato fatto rivedere, minuto ventitrè del secondo tempo, l'abbraccio che tutto era meno che affettuoso di Andreolli allo stesso Fazio in area. Calcio di rigore solare. Invece Damato ha fatto proseguire, del resto in precedenza aveva ammonito Dzeko per simulazione dopo che era stato agganciato da Cragno. In quell'occasione la Var aveva fatto giustizia, con il fallo di Andreolli non è stata neppure interpellata.

E allora anche per questa ragione e per dare un aiuto a chi è corto di memoria o fa finta di esserlo, abbiamo deciso di ripercorrere le partite della Roma nel primo anno dell'era Var. Il primo dato che viene fuori è che tra le venti della nostra serie A, la squadra giallorossa è stata di gran lunga l'ultima a usufruire della nuova tecnologia per un episodio da rivedere a proprio favore. È successo nella partita contro la Spal, il primo dicembre scorso, quando l'arbitro Abisso, dopo il fallo di Felipe su Dzeko, andò a rivedere le immagini trasformando il cartellino giallo al brasiliano in un rosso diretto.

Eppure in precedenza in almeno tre partite sarebbe stata cosa buona e giusta che gli arbitri fossero andati a rivedere le immagini per ovviare a nefandezze rimaste invece tali. E che sono costati qualche punto alla squadra di Di Francesco. Inter all'Olimpico, il derby e la trasferta sul campo del Genoa, queste le tre gare in cui la tecnologia non ha assistito come avrebbe dovuto. Il caso più clamoroso è quello della seconda giornata, nella sfida casalinga contro l'Inter di Luciano Spalletti. Una partita per quasi settanta minuti dominata dalla Roma, tre pali e un calcio di rigore non dato. Stava vincendo uno a zero quando nell'area di rigore dei nerazzurri Skriniar stese Perotti. Fallo di rigore netto, non ci sarebbe stato bisogno neppure di nessuna moviola per assegnarlo. Invece silenzio. Nessun fischio. Tanto meno intervento della Var in quella giornata gestita da Orsato, giudicato da tutti il miglior arbitro italiano. Non in quella circostanza. Si vide Irrati in campo chiedere cosa dovesse fare, si sentì, dopo qualche giorno, il designatore Rizzoli spiegare che nell'occasione c'era stato un difetto di comunicazione. Nel terzo millennio, un difetto di comunicazione? Una barzelletta che non fa neppure ridere.

Veniamo al derby che, dopo la gara della Lazio contro il Torino, stiamo scoprendo, sempre da chi minaccia e urla, che è stata una partita falsata dall'arbitro. Vero. Perché il signor Rocchi non andò a rivedere un fallo di mano in area di Parolo che sarebbe stato da rivedere. E poi Marassi, partita pareggiata contro il Genoa soprattutto per una sciocchezza di De Rossi. Che sarebbe stata meno sciocchezza se alla Roma fosse stato dato quello che gli spettava. Ovvero un paio di rigori. Uno per un fallo su Fazio, un altro per una zampata da dietro a Defrel. Invece il signor Giacomelli, tutto ha fatto meno che ricorrere alla tecnologia. Al contrario, per esempio, sempre delle partite contro Lazio e Genoa. Dove, giustamente, sono stati rivisti gli episodi che hanno visto coinvolti De Rossi e Manolas con conseguenti cambiamenti di giudizio e assegnazione del calcio di rigore a Lazio e Genoa.

Tutto questo per dire che chi proverà a raccontarvi di una Roma favorita dalla Var, vi starà raccontando una frottola. Purtroppo non sarà la prima e neppure l'ultima.