Hasta la victoria. Siempre, Comandande Fazio. Una liberazione. Al tramonto di novantaquattro minuti di sofferenza, con una Roma tutto meno che bella, con il Cagliari che si era convinto che il fortino ormai aveva resistito, con i gufi lungo tutta la penisola che si stavano già preparando a una notte di festa da invertebrati quali sono. E invece il Comandante li ha rimessi tutti sul trespolo che è l'unico posto dove possono stare. Per un urlo che ha accomunato i romanisti di tutto il mondo, rilanciando la Roma difranceschiana che, comunque, anche contro un Cagliari diligente e ben messo in campo, ha ribadito come lì davanti ci sia ancora da lavorare. Soprattutto per cercare di far convivere Dzeko e Schick che ieri sera più che trovarsi, in alcune occasioni si sono pestati i piedi.

Ci si può consolare ovviamente con tre punti che pesano come trenta, ma pure con la confermata solidità di una difesa da ieri la migliore in solitudine del campionato (condivideva il primato con l'Inter che ha preso tre pappine e con il Napoli che ha incassato un gol), centrando il dodicesimo cleen sheet della stagione in ventidue partite ufficiali (sedici in campionato, sei di Champions League). Ma soprattutto, almeno a nostro giudizio, ci si può consolare con il fatto che la vittoria al cardiopalma contro il Cagliari, è una di quelle in assoluta controtendenza con la storia giallorossa. Partite così, in passato, la Roma più che vincerle le perdeva. E invece non c'è stata Var che tenga. Perché dopo aver messo il pallone dentro la rete, l'urlo di gioia di un popolo è stato congelato dalle indicazioni che sono arrivate dalla regia, vai a rivedere l'azione hanno detto a Damato. E Damato è andato. Ha guardato, come noi, una, due, tre volte, e alla fine ha indicato il centro campo. Come era giusto che facesse.

Fazio stava aspettando la risposta in mezzo al campo, forte della consapevolezza che lui era sicuro di non aver toccato il pallone con il braccio: «Non ho mai temuto che il mio gol potesse essere annullato. Almeno per un mio fallo di mano. Io sapevo benissimo di non aver toccato il pallone con il braccio, mi sono portato avanti il pallone con il petto e a quel punto è stato un gioco da ragazzi metterlo in fondo alla rete. Una gioia straordinaria perché questi sono tre punti importantissimi. L'unico mio dubbio mentre l'arbitro stava riguardando le immagini, era relativo solo al fatto se nell'azione ci fosse qualche mio compagno in fuorigioco. Io sapevo che ero in posizione regolare, ma non potevo sapere la posizione dei miei compagni. E invece non c'era nessuno in fuorigioco, meglio così. Quei due minuti trascorsi, comunque, sono stati bruttissimi, sarebbe stato devastante se l'avesse annullato. E invece è stato gol come doveva essere. Una rete per la Roma e che voglio dedicare a mia moglie».

Un bacio alla moglie di Fazio anche da parte nostra, ci mancherebbe, ma quando si vince, soprattutto in questa maniera, è forse il momento migliore per poter affrontare le problematiche di una squadra che da qualche partita sta facendo una fatica dannata a trovare la porta avversaria. Contro il Chievo in realtà la squadra aveva creato tantissimo, contro il Cagliari la produzione offensiva non è stata certo quelle delle giornate migliori, Schick e Dzeko hanno fatica e il bosniaco è da un po' di tempo che non trova il gol con la puntualità a cui ci aveva abituato nella passata stagione: «La prima risposta che mi viene è che non conta chi segna, ma vincere. Questo per me è il primo gol stagionale e forse il più importante da quando sono arrivato alla Roma. Detto questo, non si può negare che le ultime avversarie che abbiamo affrontato qualche problema ce lo hanno creato. Soprattutto perché tutte hanno giocato nella loro metà campo per i novanta minuti e per noi non è stato semplice trovare gli spazi per puntare alla rete avversaria. Dobbiamo continuare a lavorare per migliorare sotto questo punto di vista, aver vinto ci consentirà di continuare a farlo con il sorriso».

L'Inter ha perso, il Napoli ha vinto, oggi vedremo cosa farà la Juventus a Bologna, in ogni caso il vertice della classifica è diventato ancora più corto. E la prossima di campionato per la Roma vorrà dire andare a far visita alla Juventus: «La Roma guarda alla Roma, pensiamo soltanto a noi puntando a vincere le nostre partite. Non ci piace parlare delle squadre avversarie, anche se la sconfitta dell'Inter è stata importante. Noi dobbiamo pensare a lavorare e migliorare. Contro il Cagliari nel secondo tempo siamo stati sempre nella loto metà campo, ma dobbiamo essere più concreti. Ora godiamoci questa vittoria arrivata in extremis, ma da subito dobbiamo cominciare a pensare alla prossima contro il Torino. Per la Juventus, ci sarà tempo dopo».