Chiedeva l'autografo ad Alessia Filippi, aveva come modello la sorella Erica. Le ha battute entrambe. Simona Quadarella, 20 anni a dicembre, ha già dentro di sé quella forza speciale che ti arriva dalla sensazione di scoprire che puoi arrivare in luoghi che pensavi facessero parte solo della tua immaginazione. Tipo un bronzo olimpico nei 1500 o un Europeo in cui «ero andata per vincere i 1500, per andare sul podio negli 800, per scoprire i 400». Li ha vinti tutti e tre, come mai nessun italiano prima. «E ora voglio scoprire anche i 200». Sì, quella sensazione, nel momento stesso in cui ti fa scoprire non tanto i 400, ma il fatto che veramente i limiti esistono solo nella tua testa, ti dice che c'è tanto altro da scoprire e una storia tutta da scrivere. Ma già oggi, nella storia di Simona Quadarella, che inizia nella borgata di Ottavia e finirà chissà dove, sono state scritte pagine che è bello scoprire parlando con lei.

In un tema alle elementari hai scritto che il tuo idolo era tua sorella Erica. Che cosa vedevi in lei?
«Anche mia sorella nuotava quando era più piccola e io volevo sempre batterla perché la vedevo come un modello da prendere ad esempio. Ora è a Gedda per un dottorato di ingegneria, sono davvero fiera di lei».

Tu ti sei iscritta all'università?
«Sì, sono iscritta a Economia. Al momento però sono molto concentrata sui miei prossimi impegni agonistici come i Mondiali in vasca corta in Cina a dicembre».

Quali sono i primi grandi campioni del nuoto che ricordi di aver visto in tv?
«Non posso non nominare Alessia Filippi che era il mio idolo da bambina e nuotava le mie stesse distanze. Per ogni vittoria a Glasgow ho ricevuto un messaggio di complimenti da parte sua. Adesso spero di incontrarla presto».

Quanti meriti hanno i sacrifici dei tuoi genitori nella tua carriera? Pensi che in Italia sia possibile diventare campioni senza che un'intera famiglia debba sacrificarsi per lo scopo?
«Devo molto ai miei genitori, Marzia e Carlo, che mi hanno sempre supportato, accompagnato agli allenamenti quando era piccola e seguita in giro per il mondo per le gare. Penso che in Italia, più che da parte delle famiglie, ci voglia uno sforzo da parte delle istituzioni: lo sport è una scuola di vita e va incentivato da tutti fronti».

C'è stato un momento preciso in cui hai capito che saresti potuta diventare una campionessa?
«Il bronzo mondiale a Budapest sicuramente mi ha aiutato a capire molte cose. Tutto è stato molto graduale e oggi sono consapevole che sono in grado di battere i miei limiti se voglio proprio come ho fatto nei 400 stile a Glasgow. Chi se lo sarebbe aspettato prima di partire?».

Più forte la sorpresa per i 400 o la soddisfazione per vedere i frutti del lavoro fatto sulle distanze più lunghe? In futuro pensi di accorciare ulteriormente e magari fare anche i 200?
«L'oro nei 400 stile è stato sicuramente il più inaspettato e quello che mi ha dato più soddisfazione: la velocità mi piace molto. Magari adesso riuscirò anche a fare qualche staffetta. Sulle vittorie nei 1500 e negli 800 sono stata molto felice, fa un certo effetto essere campionessa europea in tutte e tre queste distanze».

Com'è il rapporto con il tuo allenatore Christian Minotti?
«Di Christian mi fido ciecamente: lui c'è sempre stato sia nelle sconfitte che nelle vittorie. Non ha mai mancato di spronarmi affinché diventassi più forte e per questo devo moltissimo a lui ma anche alla mia famiglia e alla mia società sportiva, il Circolo Canottieri Aniene».

Minotti dice che non sei abbastanza romanista… è vero?
«La prima volta che sono andata allo stadio è stata per Roma-Liverpool. Ho voluto debuttare niente meno che in una semifinale di Champions! Christian segue la Roma da molto prima di me ma c'è tempo per recuperare…».

Ti è piaciuta la visita a Trigoria?
«Moltissimo, è stata una bellissima esperienza. Ho conosciuto De Rossi, Totti, il mister, e tutti erano molto interessati alle mie gare, alla mia preparazione, insomma mi ha fatto davvero piacere tutto questo interesse nei miei confronti».

Katie Ledecky è come la Juventus? Entrambe si possono battere?
«Speriamo, chissà magari nel 2020 ci sarà il triplete…. scudetto e Champions più una medaglia olimpica».

Come è cambiata la tua vita dopo gli Europei di Glasgow? O era già cambiata dopo il bronzo mondiale di Budapest?
«Il bronzo di Budapest è stata un'emozione fortissima, ma soprattutto mi ha fatto davvero realizzare che ormai ero pronta a grandi cose. Agli Europei di Glasgow sono riuscita a prendere l'oro anche nei 400 stile libero, che diciamo non è proprio la mia gara e quindi mi ha dato ancora più soddisfazione».

Cos'è per te la fatica?
«Nelle mie distanze la fatica si fa sentire. A volte cerco di pensare ad altro mentre nuoto così mi distraggo e magari ci penso di meno».

Ti svegli la mattina e pensi: «Oggi proprio non mi va di allenarmi». Come fai per scacciare via questo pensiero?
«Ripenso alle vittorie e a quanti sacrifici richiedono. La vita dell'atleta è così, però non mi sono mai pentita di questa scelta, amo nuotare ed è la mia vita».

Com'è la tua giornata tipo e cosa ti piace fuori dalla piscina? Ti sei concessa lo shopping di cui hai parlato dopo gli Europei?
«Sì, mi piace moltissimo andare per negozi anche se dopo le gare mi sono concessa una bella vacanza in Messico. Fuori dalla piscina mi piace passare il tempo con gli amici, andare alle feste, insomma fare una vita da ragazza della mia età».

Dove pensi di poter migliorare?
«Mi piacerebbe fare sempre meglio nella velocità».

Nel nuoto di oggi sembra contare sempre di più il fisico e sempre meno la tecnica. È così secondo te?
«Nel corso degli anni i fisici dei nuotatori effettivamente sono cambiati, molto più gonfi e muscolosi per via della palestra. Nel mio caso, gareggiando sulle lunghe distanze, è importante essere leggera e non mettere troppa massa muscolare».

Alla fine dei Giochi olimpici di Tokyo 2020 sarai soddisfatta se…?
«Avrò imparato il giapponese! Sono un po' scaramantica e preferisco non sbilanciarmi».

Ti piacerebbe vedere un giorno le Olimpiadi a Roma?
«Certo, mi piacerebbe moltissimo gareggiare nella mia città. Purtroppo l'occasione si era presentata con Roma 2024 ma sappiamo tutti come è andata, è un vero peccato».