«Speriamo che tornino tutti sani dalle nazionali». Quante volte è stato detto, scritto, sottolineato nel momento in cui c'è stata una sosta di campionato con la conseguente partenza di non meno di una dozzina di giocatori giallorossi? Bene, la Roma è capace di smentire pure questa realtà. Perché nel momento in cui tutti rientrano a Trigoria più o meno pimpanti, comunque sani, che succede? Che si fanno male quelli rimasti: tre settimane di stop per Perotti, di fatto arrivederci a dopo la prossima sosta, una decina di giorni Karsdorp e pure per lui nessuna possibilità a breve di rientrare nelle grazie di Di Francesco. Se poi a questi due ci si aggiunge che Pastore, De Rossi e e Kolarov anche ieri hanno svolto un lavoro personalizzato, ora la rosa allargata della Roma si trova invece a dover fare i conti con un'imprevista emergenza di cui tutti avrebbero fatto volentieri a meno. E questo, ovviamente, succede in un momento decisivo della stagione: sei partite, e che partite, nello spazio di tre settimane, tre in casa (Spal, Cska, Sampdoria), altrettante fuori (Napoli, Fiorentina, ancora Cska), sei partite che dovranno darci una risposta più veritiera su quale ruolo potrà avere la Roma in Italia e in Europa.

Il modulo non cambia

Insomma, nel momento in cui Di Francesco poteva aver programmato di ricorrere a un turnover ragionato per poter mandare sempre in campo una Roma fresca e in grado di affrontare al top tutte le sfide che la attendono, questo si potrà farlo soltanto in parte. Modulo a parte per il quale non è previsto nessun ritorno al passato. Dando sempre per scontato, come è giusto che sia, che la partita più importante sia sempre la successiva, la Roma che scenderà in campo sabato all'Olimpico contro la squadra di Semplici, vedrà confermato quel 4-2-3-1 che nelle ultime partite ha dato risposte confortanti, convincenti e vincenti. Cioè Nzonzi e Cristante mediani davanti alla difesa, Pellegrini ancora nel ruolo di trequartista centrale, Under ed El Shaarawy esterni, Dzeko sempre centravanti. Ecco, Dzeko. C'è il rischio che il bosniaco possa giocare tutte e sei le partite che attendono la Roma prima della successiva sosta, per la banale considerazione che come la butta dentro lui non la butta nessuno. Magari Dzeko potrà essere gestito nel corso delle gare per dare spazio a Schick che potrebbe essere utilizzato anche nel ruolo di esterno alto destro. Sperando, ovviamente, che il ceco finalmente dia segnali da giocatore importante.

Gli uomini

Ora il rischio concreto è che il turnover debba per forza di cose essere ridimensionato con tutti i rischi del caso. Fermo restando, comunque, che Di Francesco potrà farlo proprio in funzione di quella rosa extralarge che è stata costruita l'estate scorsa. Intanto c'è da dire che tre (Pastore, De Rossi e Kolarov) degli attuali cinque infortunati, dovrebbero tornare a disposizione, magari stringendo i denti, già per la prima sfida di Champions contro il Cska Mosca. E questo aiuterà. Anche se è prevedibile immaginare un problema esterni. Nei prossimi giorni ci sarà da capire chi prenderà il posto di Kolarov sulla corsia sinistra almeno nella partita contro la Spal, sempre che si decida di non rischiarlo. Due le opzioni: Santon spostato sulla corsia sinistra e il baby Luca Pellegrini che ha una voglia di giocare che se lo porta via. C'è poi la questione Pastore da risolvere. Nel momento in cui tornerà a disposizione (potrebbe essere convocato già per la Spal anche se con gli infortuni al polpaccio è sempre meglio non scherzarci), toccherà a Pellegrini fargli posto? I due però sono diversi come interpretazione del ruolo. Con l'argentino in campo, c'è il rischio di una Roma squilibrata soprattutto in fase di non possesso palla. Allora la soluzione potrebbe essere quella del derby: Florenzi alto e Santon basso a destra. Domanda finale: chi tra i giallorossi dovrà giocarle tutte le partite di questo ciclo? Noi azzardiamo una risposta: Olsen, Florenzi, Nzonzi e Dzeko. Ne riparleremo.