Dopo gli annunci della Fip e della Lega, ieri è arrivato anche il comunicato della Virtus Rom. «Tale sofferta decisione - si legge - è stata presa dopo aver constatato l'assoluta e oggettiva impossibilità di sostenere i costi necessari per portare a termine la stagione. Il protrarsi della legislazione emergenziale relativa alla pandemia ha provocato, in modo non preventivabile e non evitabile, il totale azzeramento dei ricavi; e la compagine sociale, che pure ha sostenuto per decenni, con notevoli sacrifici economici, l'attività sportiva della squadra ha dichiarato la propria indisponibilità – in considerazione del particolarissimo e imprevedibile momento storico – a proseguire nel farlo. Il tentativo di trovare soggetti disposti ad acquisire o a sostenere in qualunque modo la società è stato svolto in ogni direzione, in Italia e oltre oceano, ma nessuno di questi, nonostante le vantaggiose condizioni proposte, ha dato esito positivo, probabilmente avendo constatato l'impossibilità di generare ricavi. È forte il rammarico, sia in considerazione della storia sportiva della società, sia della sua importanza per la città di Roma, sia per il disagio creato allo svolgimento del campionato. Tuttavia, la decisione è stata resa inevitabile dagli eventi».

Ieri è arrivata anche la scontata sanzione del giudice sportivo, che ha annullato i risultati fin qui conseguiti dalla Virtus, infliggendo un'ammenda di 600mila euro, come da regolamento. Il giudice, inoltre, ha disposto la perdita di qualsiasi diritto sportivo, conservando al sola possibilità di iscriversi a campionati senior a libera partecipazione. Cosa che però potrà avvenire solo previo pagamento della sanzione. Ed è obiettivamente difficile pensare che Claudio Toti, non avendo pagato i 38mila euro della rata Fip per fare la Serie A, sia disposto a pagarne 600mila per fare la Promozione. Lo scenario più probabile è quindi il fallimento della società, con conseguente perdita di tutto il patrimonio, compresi i titoli vinti, fattore che però potrebbe non impedire a Toti di conservare il marchio o per fondare una nuova società o per venderlo. Altrimenti, potrebbe iniziare anche una battaglia legale con la federazione. Chi vivrà, vedrà.

Nella giornata di ieri tantissime le note di tristezza sui social network, a testimonianza del fatto che il seguito della Virtus è sempre stato superiore a ciò che si poteva percepire dalle semplici presenze al Palasport (dove comunque lo scorso anno andarono in 9.000 per la partita contro Milano e in 6.000 per quella con la Fortitudo). Così Lorenzo D'Ercole, capitano dell'ultima Virtus prima dell'autoretrocessione del 2015: «Roma è diventata la mia città, la Virtus è parte di me...adesso c'è solo una grande tristezza, ma grazie per le emozioni che mi hai fatto vivere». Stefano Sbarra, protagonista dei successi del Bancoroma, ha esposto una serie di foto di cimeli, «qualche ricordo per tutti noi che l'abbiamo vissuta». E il coach dell'epoca, Valerio Bianchini, ha citato Dante Alighieri, allegando una foto del Palaeur nel giorno della finale del 1983: «Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria». «È finito tutto», ha scritto invece Riccardo Esposito, coach che salvò Roma dalla retrocessione in Serie B nel 2016. Toccante il ricordo di Massimo Bini, protagonista della promozione in A1 del 1980, da cui poi nacque il grande Banco: «Oggi sono triste, una società in cui ho militato è sparita, la Virtus Roma con tutta la sua storia. I miei primi anni di serie A2, un allenatore che mi ha dato tanto, sia dal punto di vista tecnico che umano, Nello Paratore. Eravamo la terza squadra di Roma in A. Il primo anno giocavamo a Settebagni. Poi si passò il sabato sera al Palazzetto. Il secondo anno, il 1980, la promozione in A1. Si vinse a Rimini l'ultima partita di campionato all'ultimo secondo. Con Mike Davis e Phil Hicks come americani. Ricordi indelebili che rimangono nel cuore. Fino alla fine ho sperato si salvasse da questa fine. Non è stato così». «Amo Roma, per sempre», il saluto di Gani Lawal Jr.