A meno di colpi di scena, oggi sarà l'ultimo giorno di vita della Virtus Roma, o comunque l'ultimo giorno di presenza in Serie A. Certo, avrebbe dovuto essere ieri, perché nelle intenzioni di Claudio Toti sembrava esserci la volontà di non farsi escludere dal campionato a causa del mancato pagamento dei 35mila euro della rata FIP, ma di ritirare la squadra. Ciò non è avvenuto e quindi, a meno che Toti non decida di pagare quanto dovuto alla federazione, oggi sarà la stessa federazione a escludere la squadra di Roma dalla Serie A, che rimarrà a quindici squadre.

Gli scenari successivi sono tanti e naturalmente molto dipenderà da cosa ne sarà del marchio "Virtus", che è scindibile dalla società e che quindi molto probabilmente rimarrà nelle mani di Claudio Toti, che potrà avere davanti a sé un ventaglio di possibilità. Ripartire da un campionato regionale, venderlo a chi vorrà associarsi al nome Virtus, fare solo settore giovanile, regalarlo al comune (improbabile, ma altrove è accaduto), lasciarlo fallire insieme alla società stessa, che con ogni probabilità vedrà cancellato il codice federale 000220.

Con esso, spariranno anche i titoli vinti nella storia della società, che secondo il codice federale si fa risalire al 1960, anche se il nome "Pallacanestro Virtus Roma", frutto della fusione tra San Saba e Borgo Cavalleggeri, è comparso solo nel 1971. Nel 1972 ci fu l'arrivo del Banco di Roma, senza il quale naturalmente oggi non si parlerebbe di Virtus Roma nei termini in cui se ne può parlare, visto il patrimonio di sentimenti e di emozioni che ha trasmesso lo storico marchio arancio-blu e che nel tempo ha resistito. Resisterà sicuramente nei cuori di tanti e sarà difficile che venga sostituito. Questo dovrà tenerlo a mente chiunque vorrà, a Roma, provare a riportare in alto il nome della capitale.

La storia dice che ogni grande squadra non è mai risorta, ma è sempre stata sostituita da un'altra. Dalla Ginnastica Roma si passò alla As Roma, dalla As Roma alla Stella Azzurra, dalla Stella Azzurra alla Virtus. Nessuna delle realtà precedenti, però, è durata tanto quanto la Virtus ed è un qualcosa di cui non si potrà non tener conto.

Il silenzio della giornata di ieri ha acceso qualche piccola speranza, ma le cose non sono cambiate rispetto al giorno prima: o arrivano gli americani (che comunque avrebbero altri interessi sulla città di Roma, sapendo benissimo che il basket italiano - non solo la Virtus - non assicura ritorni immediati a chi sceglie di investire), o Toti stesso paga la rata, o si chiude. Un eventuale ripensamento sembra impossibile, anche se non sarebbe la prima volta. Nel 2015, ad esempio, presentò due alternative: o fare la Serie A, o ritirarsi e fare solo settore giovanile. Invece, dopo poche ore, iscrisse la squadra alla Serie A2, eventualità che era esclusa. Da quel momento sono cambiate tante cose, col rischio anche di due retrocessioni sul campo e con il ritorno in Serie A nel 2019. Fino a questi giorni terribili. Oggi sarà l'ultimo.