C'è una ROMA con Nicolò Zaniolo e una senza. Alcuni, a quella senza, hanno iniziato a farci l'abitudine. Lo so, lo spettacolo deve andare avanti e non può mica fermarsi, anche se dei protagonisti - quelli che sanno accendere il pubblico, che sono capaci di girare le carte in tavola e che riempiono i diari dei ragazzini - manca il più forte, quello che più di ogni altro riesce a travolgere, e stravolgere, gli stati d'animo dei tifosi. Perché quando Zaniolo parte palla al piede non c'è un solo romanista che non inizi a sognare. Perché può accadere di tutto.

E dentro quel tutto abbiamo imparato a metterci il boato - lo ricordate il gol fatto a Ferrara contro la Spal a luglio? - ma anche il silenzio di quel primo crack, contro la juventus, in cui i sogni suoi, e pure i nostri, andarono a sbattere per la prima volta contro il destino. Quel destino, e torno all'inizio, che ha abituato alcuni a non vederlo più dentro la formazione che scende in campo. E, invece, no. Neanche per niente, va ricordato sempre: alla ROMA manca Zaniolo. Sarebbe d'aprirci ogni servizio, da iniziarci ogni articolo, ogni trasmissione: manca il più forte.

Ricordatevelo, ricordiamocelo! Nutrendo - speranze, sogni, certezze - l'attesa per il suo ritorno in campo ma sapendolo, anche, preservare dalla fretta perché, e non ci senta Roberto Mancini, a noi degli Europei e della Nazionale interessa poco e niente mentre della ROMA tanto, tantissimo. Tutto.

Come di questo ragazzo grande, grosso e potente come un tornado che, dopo ogni gol, stringe nel pugno la maglia per portarla alle labbra e baciarla. E chi se ne frega se un giorno, di maglia, non indosserà più questa. Non possiamo precluderci l'amore di oggi perché un domani potremmo lasciarci. E, allora, baciala: baciala, adesso! Che se in quei momenti - mentre sugli spalti persone di ogni età si abbracciano e si fanno scoppiare il cuore dalla felicità - potessimo ridargli indietro quello che rappresenta, per noi, quel gesto allora Nicolò capirebbe, per davvero, quanto è grande, ragionevolmente folle e senza tempo l'amore di questo popolo per la squadra della Città Eterna.

Anzi, sapete che c'è? C'è che se potessi parlare a Zaniolo gli chiederei, d'amore, di considerare soprattutto quello che i tifosi - tutti: da chi si fa venti trasferte l'anno a chi non entra all'Olimpico da quindici anni - gli stanno dimostrando, paradossalmente, da quando ha smesso, gioco-forza, di emozionarci con i gesti tecnici. Gli chiederei di guardarsi intorno, d'ascoltare il brusio d'affetto che lo circonda quando passa per strada e la città si ferma.

Sarà che, da Rocca fino a Strootman, risarciamo il tormento trasformandoli nei figli prediletti, sarà che non abbiamo cugini e quelli che si raccontano come tali lo insultano come hanno fatto prima - non avendone - con tutti gli altri nostri punti di riferimento, sarà che abbiamo voglia di tornare al nostro posto, sugli spalti, e vederlo un'altra volta correrci incontro.

Sarà che l'industria mediatica vive nel limbo di chi non ha, ancora, capito come doverlo raccontare - bad-boy se rimarrà a ROMA, il miglior giocatore italiano se cambierà squadra - o sarà, semplicemente, per quelle foto messe sui suoi profili che, probabilmente, significheranno poco eppure, per tanti, molto. fatto sta che saperlo, di nuovo, ieri pomeriggio a Trigoria è stato come vederlo fare un altro gol dei suoi.

E allora, Nicolò, non so gli altri, ma noi continueremo a far caso ad ogni formazione senza il tuo nome aspettando il momento in cui, finalmente, potrai tornare a cambiare il corso delle partite. Quel giorno, manco a dirlo, se ti volterai ritroverai tutti.
Non ci siamo mai mossi.