«Quando entri dentro di loro, queste persone ti prendono anima e corpo, ti spingono a dar loro tutto ciò che puoi». È così che Stefano Trippetta racconta l'inizio della sua collaborazione con l'ASDD Roma 2000, una delle più importanti realtà di calcio per non vedenti del panorama italiano. Non ha un ruolo preciso in società, si definisce «factotum volontario». All'occorrenza fa il portiere (l'unico ruolo di questa disciplina paralimpica riservato ai vedenti), ma il suo scopo primario è quello di «aiutare questi ragazzi in maglia giallorossa a trovare le risorse economiche per poter portare avanti la scuola calcio, che è l'unica del genere in Europa».

Daniel, bambino di 5 anni di origini peruviani, non vede e già corre col pallone fra le gambe

Ma andiamo per gradi. Innanzitutto, le regole, che in pochi conoscono: «Il portiere, essendo l'unico che vede, si muove in un'area ristretta di due metri, oltre la quale non può uscire. Durante la partita non si parla, perché il pallone è sonoro. Può parlare solo il portiere per ciò che riguarda la parte difensiva, l'allenatore per ciò che riguarda le azioni fino al centrocampo. E un dirigente della squadra, che è dietro la porta avversaria, dirige l'attacco. Sono gli unici tre che parlano. Il campo ha delle sponde, quindi niente rimesse laterali, c'è solo il corner. L'arbitro è ovviamente federale e la partita dura 25 minuti effettivi, cinque contro cinque. La nostra è la categoria B1, quella dei non vedenti, poi c'è la categoria B2, per gli ipovedenti. Ai B1 viene messa una benda agli occhi, così non possono iscriversi gli ipovedenti e fare i furbi, e poi si indossa una maschera protettiva per gli scontri di gioco, che sono duri».

Zaniolo con alcuni ragazzi dell'ASDD Roma 2000

Sabato 26 ottobre inizia il campionato nazionale, ma i giallorossi riposano: «Il Siracusa si è ritirato perché non ce la fa economicamente. Ci risparmieremo la costosa trasferta siciliana, ma questa notizia aiuta a capire le difficoltà della categoria». Solo la Viola, che è finanziata dalla Fondazione della Fiorentina, naviga in acque calme. «Per noi, Casa Hirta (Caserta), Bari, Liguria, Crema e Lecce tutto è difficile. Per sopravvivere servono sponsor e trovarne qualcuno è ciò che voglio fare per questi ragazzi».

La Roma è stata fondata nel 1984 e da quel giorno ha vinto due scudetti (2003 e 2011, una Coppa Italia (2014), due Supercoppe (2009 e 2014) e nel 2003 è arrivata in finale della Coppa europea per club. Tra i fondatori del progetto, Sauro Cimarelli, che fu chiamato per giocare in porta e si innamorò del calcio per non vedenti: è attualmente il tecnico dei giallorossi, ma è stato anche portiere della Nazionale, che ha anche allenato per molti anni.

Ma la prima squadra non è l'unico fiore all'occhiello dell'ASDD Roma 2000, che si allena al campo "Mauro Calabresi" di Cinecittà per il quale, ci tiene a specificarlo Stefano, pagano un affitto. Ci sono anche le discipline di scherma e arrampicata, ma soprattutto c'è la scuola calcio: «Siamo l'unica società in Europa ad avere una scuola calcio per ciechi. Ce ne sono solo altre due nel mondo, una in Brasile e una in Argentina. Le altre società non hanno scuole calcio, ma solo prima squadra. Non è facile tirare su una scuola calcio per bambini ciechi: il giorno dopo l'annuncio si sono presentati 7 ragazzini, ora sono in 14. Da una settimana ce n'è uno di 5 anni, peruviano, che corre col pallone a quell'età. Diamo non solo un valore sportivo a queste persone, ma anche un valore sociale: imparano a muoversi da soli. Un ragazzino di questi, Federico, mi ha aggiustato il telefonino. E non ci vede. Pensate cosa significa per i loro genitori vedere i propri figli giocare a pallone, dopo anni passati tra la camera da letto e il salone».

Stefano Trippetta con Elisa Bartoli, capitano della Roma Femminile

Ma il calcio per non vedenti non è solo movimento: «In campo è calcio vero, questi ragazzi se si devono dare un calcio se lo danno. Spesso chi vede per la prima volta una partita dal vivo rimane stupito. Se una persona vedente viene ad assistere a un allenamento gli facciamo tirare un rigore bendato. La palla la lisci, mica la prendi. Loro acquisiscono autonomia quando entrano in campo. Uno degli esercizi è portare il pallone tra i piedi correndo, in verticale e in diagonale. Tutti abbiamo il pregiudizio che siano goffi, che facciano ridere perché non vedono. Venite a vederli a Cinecittà e scoprirete che non è così».

E gli sponsor? «Abbiamo raccontato il nostro progetto a molti investitori, tra cui la Roma, ma finora non c'è stato un aiuto risolutivo. La Roma ci ha coinvolto in Roma Cares, infatti indossiamo con orgoglio lo stemma ufficiale, ma questo purtroppo non ci basta. Il campo in cui giochiamo è rattoppato, ci sono le buche, è molto pericoloso. Non ci sono le sponde e i ragazzi rischiano di sbattere alla rete. L'unico campo che ora è dotato di queste attrezzature a Roma è quello del Comitato Paralimpico al Tre Fontane, che ha ospitato gli Europei. Abbiamo chiesto di poterne usufruire, sia per la scuola calcio che per i grandi, e ci hanno chiesto 6.000 euro l'anno. Un bel po' per una squadra che si autofinanzia. I bambini della scuola calcio pagano una quota, ma a certi ragazzini, le cui famiglie non hanno una lira, non possiamo chiedere soldi. Nessun allenatore prende soldi, si regge tutto sulla nostra forza di volontà. È per questo che stiamo cercando persone che credono nel nostro progetto. Vi immaginate se la Roma ci inglobasse come sua squadra vera e propria? Potrebbe essere la prima società professionistica italiana ad avere una squadra di ciechi. Tra l'altro, Gravina per la Figc e Pancalli per il Cip si sono incontrati perché la Federazione vuole prendersi in carico il calcio per non vedenti. E ci hanno chiesto di aprire una squadra di calcio femminile: ci piacerebbe, ma servono le risorse».

Sauro Cimarelli, allenatore dell'ASDD Roma 2000, con Fonseca

Stefano ha un po' il dente avvelenato e non fa nulla per nasconderlo. C'è un episodio in particolare che negli ultimi giorni lo ha mandato su tutte le furie: «Il Tg1 ha fatto un servizio su un bambino cieco inglese che giocava a pallone. Ci siamo un po' incazzati perché la Rai è andata a prendere un fatto meraviglioso, perché lo è, ma straniero, quando ci sono molte realtà italiane e una realtà di scuola calcio che in tutta Europa non c'è. Non ci hanno mai contattato».

Stefano ci tiene a concludere con un appello: «Se non si fosse capito siamo alla ricerca di aiuto. Considerate che un pallone costa 45 euro, una mascherina 50 euro. E per usare un campo fatto bene ci hanno chiesto 6.000 euro. Non vogliamo essere considerati una realtà a cui fare beneficenza. Vogliamo essere una squadra sportiva vera, con l'unica differenza che è per non vedenti». Se volete aiutarli, potete scrivere a trippettastefano9@gmail.com.