Coordinazione, potenza, precisione, coraggio, immaginazione e fantasia. Tutti ingredienti dei tiri al volo. Che quando finiscono in porta, come quelli di Totti, lasciano a bocca aperta e come minimo fanno alzare dalla sedia. Diversi e memorabili sono quelli che lo storico capitano della Roma ha piazzato oltre la linea bianca gonfiando la rete, oltre che il nostro cuore. Come accade il 23 novembre 2003, a Bologna, dove al Dall'Ara c'è ad attenderlo sulla panchina avversaria un allenatore che lo conosce molto bene, un suo maestro, Carletto Mazzone. Lo aveva "gestito" all'inizio della carriera, qualche anno prima, lanciandolo, prima di consegnarlo alle cure di Zeman che ne esaltò le doti fisiche.

Da Pupone a Bimbo de Oro. A profeta in patria, con Capello. Il tecnico friuliano siede sulla panchina della Roma, invece. La Roma ha vinto lo scudetto con lui, ma ne ha perso almeno un altro, o un altro e mezzo, in quegli anni. A Bologna la Roma arriva, anche in questa occasione, dopo la sosta per le partite delle nazionali, e lo fa da seconda in classifica. È la decima giornata, la Juve è prima a 23 punti, i giallorossi appaiati a 21 insieme al Milan. Mancini, o meglio il tacco di Dio, ed Emerson due settimane prima hanno tinto di brasiliano il derby della Capitale e la Roma ha battuto i rivali della Lazio per 2-0. La squadra capitanata dal numero dieci è lanciata. Il Bologna naviga in brutte acque, è in coda a 6 punti e precede solo Ancona ed Empoli. È una partita in cui non sembra esserci storia e le due squadre rispettano i pronostici.

Capolavoro al "Dall'Ara"

Dopo pochi minuti già si vede l'andazzo, la Roma preme e ci vuole un quarto d'ora o poco più perché il risultato si sblocchi. Montella si incarica di battere un calcio d'angolo alla sinistra della porta rossoblù, l'aeroplanino vede Totti completamente libero che lo sta aspettando al limite dell'area di rigore. Può essere uno schema, può essere un'intesa naturale. Lo serve con un cross morbido, perfetto, sul quale il Capitano deve solo avventarsi e sfoderare la sua arte: coordinazione, potenza, precisione, coraggio, ma soprattutto immaginazione, quella che ci hanno messo il 9 e il 10 di quella grande squadra, e la fantasia di poter fare esplodere i numerosi tifosi giallorossi assiepati nel settore ospiti. Totti colpisce al volo di sinistro, confermando un'eccezione che stabilisce una regola della sua lunga carriera, che il gran gol volante arriva col suo "secondo" piede. Una botta potente e precisa, non angolatissima, di collo, che si insacca alle spalle di Pagliuca che la vede sbucare all'ultimo, perché quel pallone passa e va veloce lungo la rotaie delle tre maglie rossoblù dei difensori piazzati davanti, come in fila indiana, e di Antonio Cassano, appostato subito davanti.

La sblocca, Totti, e corre braccio sinistro al vento e bacio sull'anello, prima di esultare come Falcao, quella volta, con un salto e il pugno verso il cielo, e di essere festeggiato dal numero 18 barese e dagli altri. Sono 106 i suoi gol con la Roma, quel giorno. La sblocca Totti, è vero, ma quella squadra ha grande personalità, non è mai paga: ancora il numero 10 al 34' si invola a grandi falcate verso l'area di rigore bolognese, ne scarta un po' e si accentra sulla lunetta. Scarica il destro, cadendo, Pagliuca respinge e la "serve" a Montella che deve solamente spingerla in rete. Non è facile riprendersi per gli uomini Mazzone, tanto più perché c'è un altro calcio d'angolo, battuto corto in due stavolta, la palla è tra i piedi di Totti che la scodella in mezzo per l'accorrente Panucci che di testa impegna l'estremo difensore rossoblù, ancora una volta incerto nel non trattenere: il tap-in è ancora di Panucci che insacca facilmente e indisturbato di destro. La Roma è padrona. Il primo tempo si chiude 0-3, ora bisogna solo addormentare la partita. Fino a che Cassano non trova gloria con una palla in profondità, dopo uno scambio ancora una volta con il Capitano, e scarica di destro alle spalle di Pagliuca per il poker definitivo. Targato, guarda caso, Francesco Totti.