Zitti tutti. Ha segnato Totti. Diciassette anni per sfatare un tabù. 17. Tanto ci è voluto per godere di un gol di Francesco Totti alla Juventus in trasferta. Il giorno è il 23 gennaio del 2010, anzi, la notte, perché si gioca di sera all'Olimpico di Torino e fa un freddo da lupi. Lupi, appunto, quelli che dopo aver subito un tempo intero gli schiaffi del gelo e della zebra tengono botta fino al colpo da biliardo e anche un po' di sedere di Alex Del Piero. Amico vero, per Totti. Da dieci a dieci, eppure uno è titolare, l'altro, non sta attraversando il momento di maggior feeling con l'allenatore. Un ex Juve, tra l'altro, come l'ex romanista Claudio Ranieri, che torna a far visita alla squadra che aveva guidato l'anno prima e dalla quale era stato mandato via. Questioni di stili, anche in quel caso.

A proposito di freddo, la Roma scende in campo a -11 dall'Inter prima in classifica, secondo è il Milan. In pochi pensano a una possibile rimonta, quella che poi si concretizza fino a quel maledetto Roma-Sampdoria del 25 aprile. Ma questa è un'altra storia.

Ranieri sceglie Toni e non Totti, che parte in panchina. Il Capitano è reduce da un periodo non fortunato, è alla sua prima convocazione nell'anno solare (giocherà pochissimo per un altro paio di mesi, per poi partecipare alle ultime partite decisive nella rincorsa sui nerazzurri). Succede però che Luca Toni sei-per-me-numero-uno al 3' si fa male al polpaccio. Qualche massaggio per vedere come va, poi si cambia. I piani di Ranieri cambiano. Si scalda Totti, fasciacollo e guanti neri, e via: sostituzione. La partita però per i giallorossi non decolla, sembra la solita Roma che va a Torino a farsi prendere a pallonate, da una Juve - stavolta - davvero con poca autostima. Gli uomini di Ciro Ferrara sono infatti quinti, due soli punti sopra il Palermo. Eppure, dai e dai, traversoni e spinte la portano vicina al gol nel primo tempo. Sembrano essere loro, i lupi. In avvio di ripresa stessa musica, Del Piero - a secco da maggio, maggio eh - fa una scivolata alla Gattuso e si riprende un pallone vacante nei piedi di Pizarro, scarica e chiede il triangolo, una palla alta, svirgolata da Juan, e rimbalzata ovviamente sui suoi piedi, magici, per carità. Un tiro al volo di sinistro che va precisamente a colpire il palo, il secondo, per infrangersi nella rete della porta difesa da Julio Sergio che si distende ma non tanto da arrivare a deviare il diagonale. 1-0 e, pensano milioni di romanisti, siamo alle solite.

Ma il vantaggio dura un quarto d'ora, fino a quando Taddei entra in aerea e si trova davanti Grosso, che banalmente lo abbraccia, prima, e lo stende, poi. Calcio di rigore. Sì, sembra strano a Torino. Ma Tagliavento non ha dubbi. Neanche Taddei, che già esulta. Dal dischetto tocca a Totti. Da dieci a dieci, da bandiera a bandiera, il solito destro potente sempre all'angolo destro a fil di palo trafigge l'altro amico di sempre Gigi Buffon (che subisce da Totti il cinquecentesimo centro della sua carriera). Ciuccio e statua, l'esultanza di allora. Zitti tutti, non per niente, ma perché proprio «zitti tutti» dice Totti, con il suo dito indice destro nero davanti alla bocca. Non c'è nessun bambino da non svegliare, tutti zitti perché ha segnato Totti, il primo alla Juve in trasferta di una già lunga carriera. Decimo gol in campionato, 188 in serie A, come Beppe Signori, allora nono nella classifica generale della storia, Piola è lontanissimo ma date tempo al tempo (e anche ai record). 1-1.

Finita? Macché, Totti se l'è scelta bene la serata: non farà cose eccezionali dopo il gol, ma le farà la Roma. Perché John Arne Riise da Molde (Norvegia) si scatena: al 37' del secondo tempo si invola lanciato da Taddei tutto solo verso Buffon. Strike e cartellino rosso per il portiere della Nazionale. Non cambierà troppo l'inerzia della gara, che sembra andare dritta verso il pareggio, ma la Roma può crederci e tre punti significherebbero mantenere inalterato il distacco dalla testa. Al 90' l'arbitro assegna quattro minuti di recupero. Al 47' Pizarro spinge sulla destra e prima di arrivare al vertice dell'area di rigore guarda verso la porta: sulla sinistra c'è uno che si vede bene, è "roscio", sul palo lontano. Prende squadra e goniometro e gli pennella sulla testa un cross lungo. Non serve un volo d'angelo, basta appoggiarla. Occhi azzurri e testa rossa. John Arne regala una gioia immensa ai romanisti incrociando sull'altro palo alla perfezione, Candreva si addormenta in marcatura, e Manninger non ci può arrivare. «Rete! Riise». Si esulta come poche volte. La memoria, anche se lo spicchio di stadio era un altro, corre a Montella nel 2001, che fu un pareggio, ma fu scudetto. Riise inizia a remare nel mare del Nord Italia con quel braccio destro e chiama tutti sotto il settore dei giusti dove va correndo. Totti ride. Tutti a Riise. E quando segni esploderà il settore.