La linea di demarcazione l'ha tracciata proprio quel giornale lì, Tuttosport, con quella scelta concettuale così chiara eppure così banale: chi può negare che quei romanisti (romanisti poi, già su questo si potrebbe discutere: perché un romanista non andrebbe mai a giocare per la Juventus, di esempi ce ne sono) non abbiano dovuto traslocare per poter vincere un trofeo? Ma è su quel concetto di vincente accostato a loro e al perdente accostato a noi che ci si potrebbe scrivere un trattato di filosofia, con qualche nota sarcastica, ammesso che la capiscano, che garantirebbe sicuramente sul suo successo editoriale.

Di fronte due filosofie opposte: da una parte, quella che vincere è l'unica cosa che conta, dall'altra, quella che non bisogna essere «mai schiavi del risultato». È chiaro che a inorgoglirsene oggi, che stiamo per festeggiare il decennale senza un titulo, si passa per stupidi. Eppure sappiamo che in fondo non ce lo siamo meritati e stiamo in pace con noi stessi.

Il problema grave è quando ce lo meritiamo e qualcosa ce lo impedisce oppure quando da altre parti non se lo meritano e a quei successi arrivano attraverso altri mezzi: è successo in passato tesserando alchimisti olandesi a cui delegare la formulazione di ricette ispirate da cialtroni italiani, corrompendo filosoficamente intere classi arbitrali e figure dirigenziali di ogni tipo solo con l'illusione di farli stare dalla parte giusta, quella per l'appunto "vincente", e anche aggiustando partite, tornei e carriere di giocatori, allenatori, dirigenti, giornalisti, scrittori e ciambellani di corte, votati tutti e sempre all'ossequio del dio risultato.

Noi no. Noi non siamo così. E se è diventata la nostra croce - perché poi a forza di considerarlo un elemento secondario anche noi ci abbiamo messo del nostro assecondando scarsi professionisti e accreditando di valori assoluti elementi al massimo mediocri - ce ne faremo una ragione. E un giorno cambieremo atteggiamento.

Qui però quando si vince è tutto più bello perché è tutto più giusto. Noi, romanisti veri, non scappiamo da un'altra parte perché noi vogliamo vincere qui, con Di Francesco che quando s'arrabbia mette dentro pure un po' di fuoco abruzzese, magari con questa Roma spettacolare e a volte un po' facilona, che pensa che il golletto comunque arriva e invece non arriva e magari perdi punti preziosi e preziosissime qualificazioni lasciandole a speculatori senza futuro.

Noi siamo ancora qua, cari signori di Tuttosport, sapendo che potete accumulare tutti gli scudetti del mondo, ma vi mancherà sempre qualcosa per sorridere al mondo e al sole come capita a chi vive da queste parti. Chi tifa Roma non perde mai. E qualche volta vince pure. Sperate che non capiti proprio oggi...