Stavolta il ridimensionamento è stato spietato. La sconfitta col Milan ha scavato un solco tra le ambizioni della Roma e del suo allenatore (e dunque dei suoi tifosi) e ciò che il campo sta mostrando in questa stagione. Alla squadra giallorossa sembra mancare qualcosa per poter aspirare a battersi per qualcosa di importante, ben sapendo che ci sono squadre più attrezzate. Ma se dopo tanti risultati sconfortanti con le big è arrivata anche la sconfitta con il Milan in crisi la questione diventa preoccupante.

La questione tattica

Tatticamente Fonseca aveva studiato accoppiamenti in pressione tali da garantire adeguata presenza numerica nella zona centrale del campo, ma il suo piano è fallito per la velocità di esecuzione dei giocatori dei Milan, abili a muovere il pallone spesso di prima e a ritardare così le pressioni avversarie di un tempo di gioco. Sull'impostazione milanista, infatti, il portoghese faceva attendere sulla trequarti Borja, Miki e Pellegrini a cui si univa Veretout in uscita su Calabria, i quinti di centrocampo restavano dunque bassi sui due esterni offensivi di Pioli, tre centrali tenevano i due attaccanti e in mezzo il povero Villar ballava spesso tra Tonali e Kessie.

Per riequilibrare un po' lo scompenso la Roma avrebbe probabilmente potuto fare due cose, una molto offensiva (alzare le pressione con i quinti sui terzini, lasciare dietro i tre centrali sui tre attaccanti, dedicare una marcatura personalizzata a Calhanoglu magari Villar, e prendere i due centrocampisti con Veretout e Pellegrini e i due centrali con Mkhitaryan e Mayoral) oppure, con una scelta più conservativa, lasciar impostare più serenamente i due difensori centrali del Milan, con il solitario disturbo di Mayoral, aprendo Pellegrini e Mkhitaryan sui terzini e tenendo dentro Veretout, a garantire quella densità e quella superiorità numerica in mezzo che per molto tempo non c'è stata.

Così su ogni perdita di possesso o su ogni impostazione sfuggita alla pressione l'unica soluzione era quella di scappare all'indietro, con questa linea fitta e larga di cinque giocatori che però sembravano consegnarsi ogni volta alla spinta offensiva dei milanisti. L'azione paradigmatica di questa difficoltà c'è stata al 32' di gioco: nel giro palla su Calabria si è aperto Veretout, Tonali ha fatto allargare Villar e in mezzo si è liberato Kessie su cui ha vanamento provato a rientrare Mayoral, a quel punto Tonali si è allargato in fascia per ricevere in serenità il pallone, in mezzo è finito Saelemaekers sempre con un tempo di gioco di vantaggio su Villar che ha arrancato come fosse in mezzo a un torello, così l'apertura ha liberato dalla parte opposta Theo Hernandez rincorso da Karsdorp che è andato in verticale su Rebic, che in corsa in area ha controllato di destro e tirato fortissimo di sinistro, costringendo Pau Lopez al tuffo per deviare in corner. Il problema contro le big, deriva dunque proprio dalla qualità del palleggio degli avversari: finché le proprietà tecniche sono tali da permettere ai giallorossi il rapido (ri)scaglionamento difensivo, la Roma non soffre più di tanto, quando però sale la qualità e il pallone viaggia veloce, il centrocampo a due entra in difficoltà se non ben assistito dai due trequartisti e si deprime tutta la manovra.

La questione mentale

Ma anche con le descritte difficoltà tattiche, ci sarebbero state le occasioni per poter spostare da subito l'inerzia della partita. Ma la precipitazione e quell'endemica fragilità mentale che porta a sbagliare soprattutto chi ha paura di sbagliare, hanno permesso al Milan di dominare i primi venti minuti soprattutto dal punto di vista psicologico. A riguardare la partita, infatti, si nota ad esempio come il primo buco nelle maglie avversarie lo aveva trovato la Roma, con Pellegrini ben lanciato da Karsdorp, ma la rifinitura per Borja Mayoral è stata banalmente sbagliata. Poi, è vero, ci sono state diverse conclusioni per il Milan che sono nate dalle pressioni alte dei rossoneri, ma che sono state indubbiamente facilitate, nell'ordine: da uno sbagliato disimpegno di Karsdorp, da un pasticcio di Pau Lopez causato da un retropassaggio affrettato di Fazio, da un errore di Villar, da un lancio sbagliato di Fazio. Quattro transizioni culminate con altrettante conclusioni, a confezionare l'idea di un dominio milanista che era tale solo sotto il profilo delle conclusioni.

Le soluzioni

Come può cambiare dunque la Roma? Ferma restando la necessità di difendere con tre difensori per impedire troppi squilibri con le continue percussioni degli esterni, si possono immaginare due diverse soluzioni e anche questa volta una è decisamente offensiva e l'altra più conservativa.

La prima porterebbe a immaginare una Roma che ritrovi il gusto delle pressioni altissime, con una squadra tirata al lucido dal punto di vista fisico e pronta ad attaccare in avanti anche avversari bravi, lasciando poi all'uno contro uno difensivo (e quindi attendendo magari il rientro di un paio di titolari in difesa) il compito di risolvere l'eventuale guaio di un'uscita avversaria dal pressing.

L'altra, più praticabile, potrebbe provare a prevedere un sistema che avvicini due attaccanti centrali (le soluzioni sono molteplici: Dzeko-Mayoral, Dzeko-El Shaarawy, Mayoral-Mikhitaryan o Perez), scegliendo tre centrocampisti con un regista (Villar o Cristante) e due mezze ali (Pellegrini e Veretout o Mkhytarian o, quando rientrerà, Zaniolo).

E dunque, mantenendo quella concezione fluida che piace tanto a Fonseca, si potrebbe quindi a seconda dell'avversario decidere di alzare qualche posizione quando il dominio del gioco non è in discussione, o restare più bassi contro squadre più dotate sotto il profilo del palleggio, senza mai andare in inferiorità numerica in mezzo al campo e potendo sempre contare su un dispositivo difensivo di cinque uomini. Non ci sarebbe niente di male, insomma, a difendere anche con otto giocatori quando se ne presenta la necessità, ma si potrebbero alzare le mezzeali fin sulla linea degli attaccanti contro squadre di seconda fascia. L'unica certezza è che qualcosa vada cambiata. In qualche modo lo ha detto anche Fonseca l'altra sera, a caldo, quando ha detto che «La verità è che non abbiamo mai vinto contro le grandi squadre. Non credo ci sia un blocco mentale, anche perché la squadra reagisce sempre, come oggi nel secondo tempo quando abbiamo fatto bene, ma qualcosa ci manca sempre». Ci sta che Fonseca fino a fine campionato sia in discussione, sta a lui a trovare le soluzioni.