Sì, le cose si possono vedere da un punto di vista: Conte è uscito male dalla Champions, è stato eliminato in Coppa Italia, non ha un piano B, gioca sempre nella stessa maniera, e in fondo quello stipendio spropositato per ottenere più o meno gli stessi risultati di Spalletti non è giustificato. Pioli hai imboccato l'inevitabile curva in discesa della parabola, ora che tutti hanno imparato a conoscere i pregi del Milan emergono i difetti, puntare tutto su Ibra è stata una scelta infelice, e siamo sicuri che abbia la personalità giusta per guidare una squadra di vertice? Inzaghi è clamorosamente caduto nella trappola di Conte, come si fa a spostare Acerbi dalla difesa per mettere Parolo su Lukaku? In fondo negli anni i suoi difetti sono sempre gli stessi, è un altro che non cambia mai rispetto al suo 352 e quando trovano le contromisure non riesce mai a dare una svolta alla stagione. Gasperini è bravo, ma Bergamo non è mai sotto pressione, così è troppo facile e poi l'Atalanta gioca solo sulla fisicità, a volte è noiosa e se non ci fossero i vari Gomez (prima) o Ilicic (adesso) certe partite non le vincerebbe mica. Pirlo quando doveva dare la svolta della stagione della Juventus non c'è riuscito, con l'Inter e a Napoli si è squagliato, era meglio Allegri che almeno aveva poche idee, ma precise. Gattuso, poi, non ne parliamo: cambia sempre troppi uomini e pure sistemi di gioco, e poi appena perde Koulibaly si sfarina, e poi sto vizio di costruire dal basso quanti gol gli è costato? E Fonseca? Allegri sì che riuscirebbe a portare la Roma dove merita, lui proprio non ci riesce, hai il complesso delle grandi, continua a cadere nella trappola di allenatori anche meno esperti di lui, vedi Pirlo o Inzaghi e lui non sa mai cambiare in corsa.

La rivoluzione compiuta

Ok, d'accordo. Questo punto di vista è sostenibile. Ma proviamo per un attimo a vedere le cose da un altro punto di vista. Proviamo a pensare che nel campionato italiano la maggioranza delle squadre giocano ormai a viso aperto, si vede un calcio offensivo, proattivo, senza alcun intento speculatorio, se non per qualche necessaria contingenza magari di una singola partita. Proviamo a pensare a quanto spettacolo abbiamo visto nelle partite sempre aperte, nelle rimonte, nei sorpassi e nei controsorpassi, con le difese troppo scoperte, spesso perché anche i difensori si uniscono nello sviluppo delle manovre d'attacco. Proviamo allora a capire che il calcio è cambiato, siamo riusciti a uscire dalla mentalità tipica italiana che aveva portato a credere, e per un po' è stato effettivamente così, che con una buona difesa e un sapiente contropiede si potessero vincere campionati e Champions League, Europei e Mondiali. Da qualche anno a questa parte, però, il calcio è un'altra cosa e chi non si adegua resta indietro. Il dado è tratto, indietro non si torna. Nelle scuole per allenatori di tutta Europa si porta avanti ormai da anni un unico verbo, quello del gioco offensivo. Troppi sono i vantaggi che ne derivano. Fa sorridere a ripensare a quando i grandi conservatori attaccavano Guardiola sostenendo che quel tipo di gioco fosse possibile solo con i campioni che aveva Barcellona. Quando irridevano il Tiki Taka. Oggi, se sei fortunato, anche in un campionato regionale del campionato allievi trovi squadre che si fronteggiano provando a giocare a pallone, vedi minicalciatori attenti alla postura, abili a sviluppare una manovra a due tocchi, sbagliando spesso, certo, ma sempre con l'intento di migliorarsi, mai scendendo in campo solo per difendersi e ripartire, sfruttando magari l'unica indecisione della squadra avversaria. È una rivoluzione ed è compiuta. Viva Paulo, e tutti gli altri. Teniamoceli stretti.

Il caso Fonseca

Poi, ovviamente, si può trasferire la discussione sui singoli errori tecnici o tattici, sull'efficacia di questo o quel tecnico, sulle sue doti comunicative, sul carisma con cui magari riesce a trascinare i giocatori. Ma sarebbe ora di fermare questa assurda corsa al processo che si istruisce dopo ogni sconfitta. L'ambiente diventa tossico, il dibattito è negato, gli allenatori si chiudono a riccio, i presidenti, curiosa razza di ignoranti (calcisticamente parlando) che però hanno il potere di decidere i destini di chi quasi sempre ne sa più di loro, sono spesso portati dagli umori della piazza ad individuare sempre e solo un colpevole, il più facile. Ma come può un allenatore passare dalle critiche più becere alla più ridicola esaltazione? Capita a tutti, da una partita a un'altra. A Roma poi il problema assume dimensioni parossistiche. Almeno in altre piazze - tranne da un paio di settimane a Napoli dopo che è emerso l'irrigidimento dei rapporti tra allenatore e presidente - si evita di fare ogni giorno riferimenti alle alternative pronte per la panchina. A Roma l'argine è rotto da tempo. A Roma dopo ogni sconfitta si evoca Allegri, con una serie di commentatori pronti a giurare (e chissà chi arma le loro opinioni...) che il tecnico toscano sarebbe felicissimo di prendere il posto del suo collega portoghese. E così un signore che guida una squadra decisamente imperfetta, ma che continua a raccogliere risultati importanti - nell'inevitabile discontinuità di un campionato equilibratissimo - sa che non gli è (più) concesso di perdere una partita, pena l'immediata sentenza di esonero che viene richiesta da centinaia di migliaia di persone, pronti a girare il loro pollice verso il basso, il tempo di premere clic per pubblicare un lamento su Facebook o Twitter.

L'Udinese spazzata via

E intanto è passata un'altra partita giocata in maniera splendida da una squadra ricca di concetti sofisticati e di modernissima concezione, una squadra che ha il torto di non voler mai speculare sull'avversario e che gioca sempre a viso aperto. Bellissimo pregio, che quando però perdi diventa un difetto. Sembra la stupidaggine della costruzione dal basso: bella, eh, ma quando prendi un gol allora è da condannare. E intanto la scuola allenatori si aggiorna, il calcio va avanti e gli allenatori hanno capito. E continuano a chiedere ai loro difensori di avere coraggio, di invitare gli avversari alla pressione... Dovevamo parlare della partita, è vero, ma non c'è molto da dire. La Roma ha giocato una gara quasi perfetta, la sintesi è nei numeri della tabella in questa stessa pagina. E nel calcio di oggi, per gli elogi bastano due righe. Vuoi mettere quanto è più divertente commentare una sconfitta?