Se un indizio è solo un indizio, due sono una coincidenza, tre fanno una prova: e non ci voleva Agatha Christie per far risuonare il campanello d'allarme sulle modalità di scaglionamento e sulla capacità di attenzione dei difensori della Roma sui calci d'angolo degli avversari. Se la Roma col nuovo sistema dimostra una maturità tattica che ha decisamente migliorato assetto e rendimento, non si può dire lo stesso sulle palle inattive. Dopo il gol di De Vrij e quello di Milenkovic è arrivato anche quello di Higuain a indirizzare decisamente il lavoro nelle esercitazioni tattiche cui Fonseca dovrà dedicarsi nei giorni che precedono la sfida di giovedì con il Siviglia. C'è sempre una zona franca nello scaglionamento difensivo dei difensori della Roma che viene ormai scientificamente attaccata dagli allenatori avversari. Ed è sempre una "seconda zona", un incastro tra i giocatori romanisti che sono sempre troppo attirati dal pallone e assai poco addestrati invece a prevenire gli sviluppi delle precise strategie avversarie.

Se contro Inter e Fiorentina i difetti rilevati richiamavano essenzialmente l'attenzione delle marcature e dell'atteggiamento "agonistico" all'interno delle rispettive zone di competenza, contro la Juventus (e contro un allenatore che, aldilà di quello che se ne può pensare, resta un mago assoluto nello studio strategico dei calci piazzati) il difetto è stato quello di non occupare nella maniera migliore i vari metri quadrati dell'area di rigore. Come si può facilmente vedere anche nella riproduzione grafica della pagina accanto, i difendenti della Roma si sono fatti trovare impreparati nonostante un'evidente superiorità numerica nella zona calda. È bastato ai bianconeri ipotizzare una deviazione sul primo palo, zona chiaramente richiamata da Bernardeschi nella sua battuta, per consentire a due giocatori juventini di attaccare in movimento inverso rispetto ai difensori lo spazio davanti al portiere della Roma. Come si evitano certi inconvenienti? Bisognerebbe lasciare a presidio della zona del secondo palo uno o due uomini fissi e soprattutto evitare che i giocatori vengano richiamati solo dalla palla. In più, i due uomini in seconda zona davanti al "castelletto" nell'area piccola devono aiutare di più: mentre Zaniolo e Kalinic, come si vede dalle immagini, in quel modo non hanno funzione né di marcatura né di "contenimento" di eventuali assalti. Col Siviglia vedremo di sicuro un assetto più razionale.

Ma ora la squadra vola

Se, però, tre indizi fanno una prova, otto indizi sono una sentenza della cassazione. Nelle ultime otto partite la Roma ha sommato 22 punti, segnando 23 gol (quasi tre a partita), subendone nove (poco più di uno a partita) raggiungendo così la stessa striscia positiva di otto partite con almeno doppia segnatura confezionate dalla Roma di Spalletti all'alba del 2016, l'annata del terzo posto. Significa che con il nuovo sistema di gioco la Roma ha ormai raggiunto una maturità tattica che non risente delle circostanze ambientali, tattiche, tecniche in cui si trova a giocare. Un altro evidente passo in avanti è stato proprio quello relativo alla gestione delle partite. Sia che si trovi in vantaggio, sia che si trovi in svantaggio, la Roma mantiene sul campo lo stesso atteggiamento, semmai rallentando un po' la capacità di produzione di azioni offensive, senza però mai regalare all'avversario la sensazione di poter far gol in ogni momento. Né patisce sul campo quel senso di smarrimento che invece in quelle circostanze i giocatori soffrivano. Lo avevamo già rilevato nelle precedenti analisi, il fatto si è ripetuto anche a Torino, sia pur nelle circostanze di una partita che dal punto di vista agonistico aveva ovviamente minori significati. Ma è un dato di fatto che negli oltre 40 minuti giocati con la Roma in doppio vantaggio sia stata la squadra gialla rossa ad avere le maggiori chances di segnare un gol piuttosto che quella bianconera. Aggiungiamo anche la bella circostanza del gol realizzato da Kalinic su calcio d'angolo. Casualità? Di sicuro l'atteggiamento morbido di Rugani nell'azione ha aiutato, ma quando ti presenti a saltare con sette uomini nel cuore dell'area di rigore, c'è ben poco di casuale. È segno che il gol lo cerchi anche a costo di rischiare qualche ripartenza. Il croato si è guadagnato, in ogni caso, quantomeno il rispetto della tifoseria con le prestazioni nell'ultima fase di stagione. Quando ha dovuto sostituire Dzeko lo ha fatto garantendo un rendimento accettabile e anche un discreto bottino di gol: cinque in 567 minuti giocati (e sei presenze da titolare).

La sorpresa Villar

Parlando poi di note liete, e dedicando approfondimenti in altre pagine sulle prestazioni di Zaniolo e Calafiori, non possiamo non ignorare l'ottima performance di Villar. Il terzo ragazzino portato da Petrachi a gennaio dopo Ibanez e Perez ha avuto indubbiamente meno possibilità di mettersi in mostra rispetto agli altri due, ma ha già sicuramente lasciato intravedere le sue ottime capacità tecniche. Dell'impegno non eccezionale dal punto di vista agonistico della sfida con la Juventus abbiamo già detto, ma anche all'interno di una non durissima prova, non si possono ignorare le doti messe in mostra. La capacità di palleggio è al di sopra della media, l'intelligenza calcistica sembra notevole, la proprietà tecnica che gli ha consentito di uscire da situazioni complicate spesso con eleganti uno-due destro-sinistro ha di sicuro fatto accendere qualche lampadina agli osservatori della partita. E la performance non è certo sfuggita a Fonseca che a fine partita ne ha tessuto un elogio non banale. Questo è un ragazzo su cui si può fare affidamento. E se i tre arrivati a gennaio si riveleranno tre acquisti azzeccati sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello economico/finanziario bisognerà riconoscere onore al merito a chi li ha portati: Petrachi e tutti i collaboratori a vario titolo coinvolti. Difficile dire se Villar avrà spazio anche contro i suoi connazionali del Siviglia. Ma di sicuro ha avanzato nella maniera più autorevole la sua candidatura. Accanto a Diawara, sicuro titolare dal primo minuto, a giocarsi il posto ora sono in tre: Cristante, Pellegrini e lo spagnolo. In attacco, dando per scontato il rientro di Dzeko e Mkhitaryan, il terzo sarà uno tra Perez e Zaniolo: nessuno dei due al momento ha 90, o addirittura 120 minuti nelle gambe, sarà logico pensare di alternarli.