Una magnifica partita a scacchi. Questa è stata Roma-Shakhtar Donetsk e l'ha vinta la squadra che, a partità sostanziale di proprietà tecniche, ha avuto maggiori conoscenze tattiche e le ha sapute capitalizzare sia per l'ispirazione offensiva sia per gestire la fase di non possesso. Neanche una delle caratteristiche (fisiche, tecniche, tattiche) della squadra ucraina ha colto di sorpresa i romanisti e la capacità di concentrazione dei giallorossi, aspetto su cui Di Francesco sta lavorando sin dal primo giorno, ha fatto il resto.

Collaborazione

L'esempio migliore? Quasi mai in fase di non possesso gli esterni bassi hanno sofferto il giochetto a tre che nel secondo tempo della gara d'andata aveva messo fortemente in difficoltà Florenzi e Kolarov perché stavolta Nainggolan e Strootman hanno saputo lavorare con Ünder e Perotti per non rimanere mai in inferiorità. Ed ecco perché Di Francesco stavolta ha scelto il 433, magari a volte alzando Nainggolan in fase di possesso palla. Ma l'esempio più evidente è il gol della Roma: una evidente mancanza di conoscenza per i difensori ucraini di uno dei punti di forza degli attaccanti romanisti. Restano, a prescindere da chi è passata ai quarti, due squadre di grande spessore internazionale, con giocatori di primo livello che si muovono all'interno di squadre perfettamente allenate secondo mentalità decisamente offensiva. Uno spettacolo per gli occhi.

Il piano del pressing

Rivedendo la partita si nota come il piano di Di Francesco prevedesse un pressing altissimo dei suoi giocatori con accoppiamenti che, a seconda dell'uscita dal basso da una parte o dall'altra, dovevano portare uno dei due interni di centrocampo al fianco di Dzeko in pressione sui centrali difensivi, gli esterni offensivi romanisti a chiudere sui terzini avversari, con gli altri centrocampisti a chiudere i loro omologhi e i quattro difensori ad occuparsi dei quattro attaccanti. Spesso però uno dei loro mediani (più spesso Stepanenko) si abbassava sulla linea dei centrali "chiamando" altissimo un romanista, e spesso nell'incertezza di chi dovesse alzarsi a prenderlo si infilavano i furetti dell'attacco di Fonseca, bravissimi a venire a giocare dentro il campo e a garantire una bella copertura "mobile" degli spazi. Un gioco a scacchi nel quale la Roma a volte ha sofferto (soprattutto nella parte centrale del primo tempo), ma che tutto sommato ha creato problemi di portata limitata per la capacità di ricompattarsi anche in settori più bassi.

La palla forte oltre la linea

Che ci fosse l'intenzione di provare a mandare un uomo alle spalle della linea difensiva non sempre ben allineata degli avversari lo testimonia la ricerca della specifica giocata, sin dall'inizio: al 5' è Nainggolan che però aspetta troppo per servire Strootman mentre al 7' è De Rossi a cercare Perotti. I difensori romanisti avevano il tempo di giocare perché loro non alzavano una pressione altissima, ma si chiudevano bene sui 60 metri e se rubavano il pallone ripartivano velocissimi cercando sempre la combinazione esterna. Non a caso il dato dei palloni rubati nella metà campo avversaria è stato netto a favore della Roma, con 17 palloni intercettati nel territorio nemico contro gli 11 degli avversari.

Il coraggio dei singoli

A volte c'è bisogno di qualche esempio per rincuorare chi magari mentalmente sta andando in sofferenza: ad esempio Fazio ad un certo punto ha deciso di alzarsi deciso in pressione fino alla trequarti avversaria e ha rubato uno dei palloni appena citati (a Marlos) andando poi lui stesso al cross da sinistra. Stessa cosa ha fatto a un certo punto Manolas a destra, su Bernard. Al minuto 26'40" uno di questi gesti forti per poco non costa un gol: è Nainggolan a partire dritto in pressing quasi solitario fino al portiere, il suo esempio è seguito dai compagni dietro che salgono sugli appoggi avversari, ma una rapidissima giocata per uscire dalla pressione condotta in combinazione da Marlos, Stepanenko, Taison e Ismaily ha portato a un 5 contro 5 e a un cross per Ferreyra sul quale Kolarov è intervenuto provvidenzialmente.

Lo schema su calcio d'angolo

Di Francesco aveva pensato anche a qualche schema inedito per prendere di sorpresa gli avversari: al 34' del primo tempo, ad esempio, la Roma ha calciato un corner con Kolarov che invece di tagliare come al solito la palla in area alta l'ha spedita forte e bassa verso il limite dell'area nella zona centrale dove Ünder si era staccato e ha fintato per la vera conclusione, quella di Nainggolan; il paradosso è stato che la conclusione del ninja è stata respinta e la carambola ha innestato una pericolosissima ripartenza cinque contro tre che ha costretto Florenzi a un recupero in scivolata su Ismaily che è stato salutato dallo stesso Florenzi con un'esultanza come se avesse segnato.

Il gol che cambia tutto

Il già descritto gol ha indubbiamente cambiato il tema tattico della gara. Non casualmente, infatti, la maggior parte delle conclusioni della Roma sono arrivate proprio dopo il gol del vantaggio grazie soprattutto all'atteggiamento mai rinunciatario della squadra giallorossa che ha continuato a pressare e sul crescente nervosismo degli avversari ha creato nuove occasioni, con Perotti, con Dzeko, con Gerson. Poi il finale, con qualche patimento senza però mai mollare di un centimetro, come conferma la foto qui accanto.