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Questa Roma è già quasi un capolavoro: ora il confronto con i big

Gasperlandia ha riaperto le porte (delle squadre avversarie): alla solita fase di non possesso asfissiante si unisce un palleggio irresistibile. Dopo Fiorentina e Lecce servono esami più seri

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
02 Settembre 2026 - 06:30

Implacabile. La Roma di Gasperini versione 2026/2027 al momento è un rullo compressore che non conosce rivali. Quattro a zero alla Fiorentina, quattro a zero al Lecce, risultati mai in discussione, azioni perforanti espresse con lucidità e con una continuità tale da far persino sospettare arrendevolezza negli avversari: in realtà, nessuno tra gli uomini di Grosso e quelli di Di Francesco ha tirato indietro la gamba, il fatto è che non sono riusciti neanche a fare un contrasto, tale è stata la qualità, non solo delle giocate ma anche degli smarcamenti romanisti. Azioni a getto continuo che ora si riaffacciano alla memoria fino a far risuonare più volte la stessa domanda: ma come è possibile a questi livelli entrare così facilmente nel cuore delle difese avversarie? Una spiegazione ovviamente c’è, anche perché altrimenti dovremmo ipotizzare un campionato di partite di questo tipo e sappiamo tutti che non sarà possibile e che, anzi, presto o tardi arriveranno anche le difficoltà per la Roma. Il fatto è che in questa prima fase Gasperini ha avuto a disposizione quasi tutti gli uomini che avevano lavorato con lui nella passata stagione, tutti già in una buona condizione dopo aver sudato a Trigoria per tutta l’estate, tutti perfettamente consapevoli delle richieste tattiche dell’allenatore. Di fronte, invece, la Roma si è trovata finora la Fiorentina, completamente rinnovata negli uomini, nei dirigenti e nei tecnici, e poi il Lecce, che oggettivamente appare ancora una volta una seria candidata alla retrocessione, peraltro con un cambio di sistema di gioco settimanale che ha portato più guai che vantaggi e di cui Eusebio Di Francesco si è, con la consueta signorilità, accollato l’intera responsabilità. Ovviamente, se di fronte ci fosse stato il Napoli o l’Inter o il Como o la Juventus o il Milan probabilmente i compiti per i romanisti sarebbero stati più complicati. A sorprendere è non solo la fluidità della fase di possesso che ormai prevede una serie di varianti fatte ad altissima velocità e con tanti uomini a partecipare alla manovra da renderle indecifrabili ad avversari un pochino sprovveduti, ma anche la straordinaria capacità di reazione su ogni palla persa che è capace di trasformare un’azione da difensiva ad offensiva, come direbbe Compagnoni, con la rapidità e la letalità di un cobra, anzi di 11 cobra. 

La fase di possesso

Per una volta partiamo da qua, dalle capacità che questi uomini stanno sviluppando di attaccare una squadra avversaria per largo, per lungo, dentro, fuori, in diagonale, o in verticale (un po’ meno in orizzontale) senza avere mai uno schema prefissato. L’obiettivo di quasi tutte le manovre iniziali è lo squadernamento della squadra avversaria attraverso la ricerca di una, due, persino tre ampiezze in grado di allargare i cordoni di ogni sistema difensivo avversario, ma appena si può, si va anche nella soluzione più verticale possibile, con il lancio del difensore per la punta, dritto per dritto. Logico, dunque, per le difese avversarie, non tenere troppo alta la linea difensiva, ma la prima conseguenza è che spesso ci si schiaccia all’indietro, così la Roma comincia a palleggiarti in faccia nella tua metà campo con soluzioni sempre nuove. Dall’aggiramento di cui abbiamo già parlato si passa infatti con rapidità alle soluzioni in diagonale dentro al campo sui piedi dei frombolieri d’attacco in grado di gestire anche le palle più sporche con precisione ed efficacia. E se non si trova il raccordo interno per Dybala, Soulé o Mora, ecco l’appoggio esterno dei quinti e le sovrapposizioni costanti dei terzi di difesa, con un punto di riferimento centrale in attacco come Malen, mai fermo stesse posizioni. Un tourbillon continuo ed efficace che allenta ogni capacità difensiva, ti manda in confusione, ti spinge all’errore. Sembra la versione dell’Atalanta più letale, ma con maggior qualità. 

La fase di non possesso

Questo è stato sempre uno dei punti di forza delle squadre di Gasperini, viste le caratteristiche così chiare alla base della sua stessa filosofia, poggiata proprio sul principio della marcatura a uomo dell’avversario in ogni zona del campo fino a configurare pressioni molto estreme. Un calcio molto rischioso, che in Europa non pratica quasi nessuno, che resta il suo marchio di fabbrica e che qualcuno ha provato a scimmiottare, limitandosi però alle sole pressioni offensive, oggi spesso delegate all’uno contro uno e una volta invece lasciate a meccanismi di scalatura che prevedevano comunque da qualche parte il conforto di una superiorità numerica difensiva. Con le sue idee, invece, Gaspare ha guadagnato un uomo rispetto al pensiero più condiviso alzando il rischio, e spesso è disposto addirittura a perderne un altro, alzando la pressione, quando è possibile, persino sul portiere avversario, lasciando quindi da qualche parte un’inevitabile inferiorità numerica, che si compensa con le corse continue di difensori, centrocampisti e attaccanti. Resta sempre qualche momento di sbandamento che anche a Lecce ha portato alla corsa uno contro uno di Geubbels con metà campo da coprire a disposizione, ma a questo ormai pensa a Svilar, forse il portiere più bravo in questa specifica giocata difensiva. Contro squadre di maggior tecnica e gamba, questi episodi rischiano di essere più frequenti ed è il motivo per cui in quelle situazioni Gasperini proporrà un calcio più cauto rispetto a quello che si è visto in queste prime due giornate. Grandissima, però, continua ad essere la capacità dei giocatori della Roma di soffocare sul nascere ogni azione. Contro il Lecce, questo tipo di organizzazione ha portato ad una spaventosa (per Di Francesco) realtà: il Lecce non è quasi mai riuscito a fare più di tre passaggi di fila. L’aggressione su ogni azione è stata feroce ed efficacissima e alla fine questo continuo sfinimento di duelli ti porta a perdere la serenità e quando mancano anche alcune basi tecniche diventa impossibile uscirne vivi. Questo è quello che è accaduto nelle prime due giornate. 

I sistemi di gioco

Dal punto di vista dello schieramento tattico, la squadra di Gasperini continua ad essere perfettamente calibrata sugli schieramenti avversari: ha cambiato tre sistemi di gioco contro la Fiorentina, per seguire i cambi d’umore di grosso, ne ha cambiati due contro il Lecce, per opporsi al 352 iniziale con i tre attaccanti schierati più larghi, per poi tornare al 3412 all’inizio del secondo tempo, quando Di Francesco è tornato sulle sue posizioni di partenza, con il 433. Nel ruolo di trequartista si sono alternati Soulé, Mora e Cristante, giocatori diversissimi tra loro eppure sempre molto efficaci, ognuno pronto a portare nell’interpretazione del ruolo il proprio bagaglio di conoscenze. Non vogliamo eccedere con l’entusiasmo, ma questa Roma ad oggi è un piccolo capolavoro. Se si lavora tutti nella stessa direzione, come si è cominciato a fare quest’anno sin dal primo luglio non sarà difficile godersi una stagione di soddisfazioni pienissime.

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