L'aspetto più curioso di Roma-Udinese sta forse nella particolarità dell'andamento della partita: per più di un quarto d'ora iniziale la squadra bianconera ha dominato la gara, tenendo il possesso palla e costruendo tre occasioni da gol alternando giocate corte (con costruzioni soprattutto sulla sinistra nelle combinazioni della catena esterna con Samir in impostazione, D'Alessandro in appoggio e De Paul in rifinitura) e lanci lunghi quasi in disimpegno in realtà sfruttati da Lasagna per attaccare la linea difensiva giallorossa, quasi mai perfettamente posizionata.

Così in quei diciassette minuti prima Mandragora, poi De Paul infine due volte con Lasagna hanno avuto le occasioni per sbloccare il risultato, ma la Roma ne è uscita indenne. Poi, in coincidenza con l'arrivo del temporale che poi ha bagnato il resto della sfida, la squadra giallorossa ha ripreso in mano la partita e, a parte una breve pausa ad inizio della ripresa (ancora gli approcci molli...), l'ha controllata meritando appieno i tre punti raggiunti, con i complimenti pure dell'allenatore avversario. Magari il fattore climatico non ha inciso, eppure la coincidenza è stata talmente perfetta da lasciare qualche dubbio: e pensare che le manovre inizialmente così geometriche dei friulani ne abbiano risentito potrebbe non essere solo una suggestione.

Le differenze col passato

Ranieri si sta prendendo giustamente gli applausi del pubblico che gli riconosce da una parte l'impegno e dall'altra la capacità di ottenere il massimo col suo pragmatismo. La Roma ha vinto le ultime due partite senza subire gol (non era mai successo in questa stagione) e soprattutto non dà mai la sensazione di essere in balia degli avversari nei momenti topici delle gare. Nel quarto d'ora finale a Genova e negli ultimi trenta minuti sabato, dopo i gol del vantaggio di De Rossi e Dzeko, Samp e Udinese hanno fatto paura solo con attacchi sporadici, senza mai conquistare il campo in maniera quasi sistematica. Ma se andiamo a vedere i numeri i discorsi sembrano diversi: pure perdendo la sfida d'andata a Udine, aprendo l'ennesima crisi della stagione, la Roma tirò verso la porta 26 volte di cui 9 nello specchio, mentre gli avversari ci provarono appena 9 volte, di cui 2 nello specchio.

Stavolta sono stati 16 i tentativi giallorossi, di cui 4 tra i pali, 11 quelli bianconeri di 2 cui in porta. Il 75% del possesso palla e i 594 passaggi effettuati (a 199) non bastarono a vincere la partita, stavolta è stato sufficiente il 53% del possesso con 422 passaggi (a 367). Sembrano sterili statistiche, ma chiunque sa di calcio non ha problemi a riconoscere che la Roma in quel 24 novembre fece molti di più di quel che ha fatto quella di sabato per vincere la partita.

Ma poi Santon e Jesus combinarono un pasticcio su un'azione nata da fallo laterale consentendo a De Paul di segnare un gol che Manolas non avrebbe mai concesso. Il greco invece ha personalmente impedito due gol a Lasagna (di cui parliamo nelle grafiche a parte) che forse hanno fatto la differenza con la gara d'andata. Morale? Per vincere la partita l'aspetto più importante è la qualità dei calciatori e la Roma in difesa ne ha uno che faticherà a sostituire, ammesso e non ancora concesso che il greco voglia cambiare aria davvero.

Quando hai un difensore così, la cosiddetta fase difensiva diventa una questione personale. Dopo due minuti di gioco di Roma-Udinese, ad esempio, la Roma si era fatta trovare impreparata come spesso le accade nel piazzamento della linea difensiva sul rilancio lungo sulla corsia esterna di De Maio, sul quale Marcano era andato in pressione su Okaka e Manolas aveva tentato un passo avanti proprio per mettere in fuorigioco Lasagna che però era stato bravo ad attendere i tempi giusti per attaccare la profondità. Così al greco non è rimasto che correre dietro all'avversario cercando di chiudergli la strada verso la porta. E qui (fotogramma 1) arriva il capolavoro nella presa di posizione sul campo che andrebbe mostrata in ogni scuola calcio: conoscendo le caratteristiche tecniche dell'attaccante da fronteggiare, tutto mancino, Manolas ha deciso di non porsi nella linea ideale tra l'avversario e la porta, ma si è preso il rischio di lasciargli lo spazio per andare sul destro. Così quando si è trovato ad assorbire il movimento di rientro proprio verso il piede sinistro (fotogramma 2), il greco era già lì e non ha faticato a respingere. Poco più avanti, su una transizione veloce condotta da De Paul, ancora Lasagna ha provato con un intelligente controllo orientato (fotogramma 3) a spostarsi la palla sul sinistro proprio per prendere in contropiede l'avversario. Ma Manolas ha forza e velocità da top-defender, così si è precipitato a recuperare la miglior posizione e quando ha capito che Lasagna stava aprendo il compasso delle gambe per richiamare la maggior potenza possibile per il tiro, il greco ha spiccato il volo per respingere il tiro: strepitoso. Nella foto grande, un tentativo di intervento di Mirante su Lasagna lanciato a rete: ma l'attaccante era in posizione di fuorigioco

Il baricentro alto

Quel che va riconosciuto a Ranieri è che avendo percepito le qualità prettamente offensive su cui è stata costruita questa squadra, pian piano sta cercando di liberarle. Così il baricentro resta piuttosto alto (sabato 55,6 metri) e la linea difensiva a volte si ferma sulla metà campo proprio come accadeva con Di Francesco, magari anche con gli stessi difetti nell'allineamento che un paio di volte hanno lasciato a Lasagna la possibilità di attaccare negli spazi aperti. Del resto non esistono grandi squadre che non vadano ad attaccare nella metà campo avversaria con tanti uomini, almeno uno dei quali anche del reparto difensivo. E questo sbilanciamento a volte può determinare uno squilibrio che le transizioni avversarie mettono a nudo.

Come diceva spesso Di Francesco, «433 e 451 sono la stessa cosa», come il 4231 e il 4411 (o 442). L'unica differenza è quando i due attaccanti sia in possesso sia in non possesso restano in orizzontale. Cosa che alla Roma non accade perché c'è sempre una punta più alta, centrale, e una che svaria alle sue spalle. Così anche se in molti hanno visto nel primo tempo un 442 (con Schick vicino a Dzeko) e nella ripresa un 4231 (quando è entrato Pellegrini per il ceco), in realtà i movimenti dei giocatori in campo non sono mai cambiati, come si vede nei due fotogrammi presi nei due tempi. A cambiare semmai sono le caratteristiche dei calciatori: logico che Schick è una punta e Pellegrini un centrocampista, ma non è questo a determinare un sistema di gioco ma i compiti svolti sul campo

Il dilemma Schick

La prima frase che Ranieri disse in conferenza stampa sulla possibile convivenza tra il ceco e Dzeko fu chiarissima: «Non è che possono, per me i due devono giocare insieme». E non gli si può rimproverare di non averci provato. Ma i risultati, come già evidenziarono i tentativi prodotti da Di Francesco, sono stati deludenti. Il valore assoluto del bosniaco rispetto a quello del più giovane compagno di reparto è chiaramente più alto, eppure quando gioca con lui e in qualche modo deve spartirsi gli spazi offensivi sembra soffrirne la presenza.

La gara di sabato in questo senso è paradigmatica: nel secondo tempo, con l'ingresso di un trequartista vero alle spalle di Edin, la manovra della Roma è diventata all'improvviso più fluida, con evidente beneficio anche per lui, che non per caso poi ha trovato il gol della vittoria attaccando uno spazio da vero rapace dell'area di rigore.

Zaniolo e Ünder sotto tono

Per motivi diversi, gli interpreti di fascia destra sono rimasti al di sotto dei naturali standard di rendimento. Il giovane Nicolò sarebbe certamente più a suo agio da mezzala sinistra o da trequartista centrale, ma per esigenze tattiche si sta sacrificando e lo fa sempre volentieri, garantendo all'allenatore anche un equilibrio in fase di non possesso che con una punta esterna difficilmente si troverebbe. Mentre Cengiz sta forse pagando ancora l'infortunio e lo scarso minutaggio e quando entra vuole vincere le partite da solo. Migliorerà