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Bunker Mourinho: provateci ancora! Che numeri in difesa

Un’altra partita senza subire reti per i giallorossi dello Special One. In Europa solo cinque squadre concedono meno occasioni agli avversari

Gianluca Mancini in azione allo Stadio Olimpico

Gianluca Mancini in azione allo Stadio Olimpico (GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
14 Gennaio 2023 - 14:27

In una situazione di equilibrio tattico ormai generalizzato ci vuole poco per fare qualche brutta figura, a maggior ragione se sei una squadra obbligata a vincere in una competizione che non garantisce sempre gli stessi stimoli del campionato e contro formazioni che non hanno nulla da perdere e per questo sono spinti da motivazioni più alte. Se il Milan ci ha rimesso le penne con il Torino e l’Inter ha rischiato di brutto con il Parma, la Roma si è portata a casa invece il suo risultato senza neanche troppi patimenti contro il Genoa rinvigorito dalla cura Gilardino. 18º clean sheet della storia di Mourinho con la Roma: se non è un segno distintivo questo allora non ne esistono. Dice: e ci mancherebbe altro che ti segni una squadra di serie B! Chi sa solo di calcio, risponderebbe Mourinho, non sa niente di calcio, ma magari sa abbastanza per capire come invece sia sbagliato dare qualcosa per scontato, soprattutto in un ottavo di finale di Coppa Italia da giocare in casa di sera in pieno inverno. 

Le pressioni e il fattore Dybala
Guardate l’equilibrio psicologico su cui si regge una partita come quella dell’altra sera col Genoa. Per fortuna a disinnescare la prima delle trappole tese in questi casi ci hanno pensato i tifosi della Roma. Il loro battito animale è talmente tanto potente da garantire alla squadra anche in questi casi il palcoscenico delle cosiddette grandi occasioni, del resto per un tifoso della Roma ogni volta che la squadra scende in campo è una grande occasione. Tatticamente, invece, c’erano tutte le premesse per cadere nel trappolone. Gilardino è alla sua prima esperienza importante, ma di strategia tattica di una partita sa abbastanza anche solo a ricordare quello che possono avergli trasmesso i suoi vecchi allenatori, da Lippi ad Ancelotti. Dunque si era studiato la Roma con calma nelle due settimane di sosta della serie B e ha deciso di sorprendere Mourinho con un 352 che aveva poco a che fare con il 433 che aveva utilizzato nelle quattro uscite a dicembre della sua squadra, rianimata dopo il disastro Blessin. Nessuna pressione offensiva, tanta costruzione dal basso. Bella partita a scacchi, in questo senso, considerato che la Roma da qualche partita in qua, dal ritiro in Portogallo in poi, sta provando ad essere più aggressiva, a pressare più alta ed impedire dagli avversari una facile costruzione di gioco. Tra una pressione riuscita e una un po’ meno, però, il primo tempo è scivolato via anonimo con un paio di occasioni per parte e la sensazione che si stessero affrontando due squadre della stessa categoria. Ma dicevamo dell’aspetto psicologico: diventa normale, in questi casi, che la squadra che ha l’obbligo di vincere cominci ad avvertire un po’ di pressione maligna magari quando l’arbitro non ti fischia qualche fallo evidente, o quando si sbaglia qualche passaggio facile oppure quando una conclusione indirizzata verso la porta con il portiere fuori causa viene respinta dall’incrocio dei pali invece di adagiarsi in fondo al sacco. Su questi aspetti ha puntato anche Gilardino, prima che Mou decidesse di giocarsi la carta Dybala a rompere l’equilibrio che avrebbe potuto pericolosamente allungarsi anche oltre i 90 minuti regolamentari. Chissà se può aver avuto un peso anche il mancato assestamento dei genoani subentrati proprio qualche secondo prima dello slalom decisivo della Joya, ma non si certo imputare una responsabilità all’allenatore del Genoa per la curiosa circostanza. Con le sue tre sostituzioni aveva pensato di rinvigorire il reparto centrale della squadra in vista di un finale di partita da giocare con l’esperienza di Strootman e Criscito (e il dinamismo di Frendrup). Il gol di Dybala gli ha rovinato i piani. La tenuta difensiva della Roma ha fatto il resto. 

Il fattore Dybala
Ciò che ancora una volta va messa in evidenza è proprio l’organizzazione difensiva ormai sperimentata della difesa della Roma. Come sottolineato all’inizio sono 18 le partite terminate senza subire reti nella gestione Mourinho. La crescita individuale di un giocatore come Ibañez all’ombra del totem Smalling è ormai evidente, persino Kumbulla, utilizzato con il contagocce quest’anno, è sembrato più tonico. E Mancini, al netto del conflittuale rapporto con gli arbitri, dà sempre il suo contributo, con chicche riconducibili alla sua assoluta concentrazione come quella del pallone soffiato a Coda in pressione, prodezza alla base dell’azione del gol di Dybala. E quando serve, Rui Patricio non fa mancare il suo contributo. Gli expected goal concessi possono rappresentare un vanto per l’allenatore portoghese. In attesa di veder fiorire nuovamente gli attaccanti Mourinho ha rinforzato la fase difensiva. E c’è ancora qualcuno che lo considera uno sprovveduto.

Il piazzamento europeo
Una statistica recentemente pubblicata dall’account  twitter As Roma Data ci è apparsa particolarmente significativa: da più di un anno a questa parte, per l’esattezza dalla sfida del 6 gennaio dello scorso anno con il Milan a San Siro (peggior prestazione difensiva dell’era Mourinho, con 3,2 xg concessi), i giallorossi hanno concesso meno di 1 xg in ben 36 delle 48 partite giocate. La svolta c’è stata la domenica successiva: quattro gol subiti dalla Juventus (in quell’incredibile 3-4 maturato tutto nel finale di partita, dopo il 3-1 conquistato con pieno merito nei primi 70 minuti di gioco), con appena 1,2 xg concessi. Poi si è effettivamente sempre stati nella linea di galleggiamento dell’1 di media, con due soli picchi (ma a 1,6, dunque la metà dell’indice registrato col Milan), contro Napoli e Inter. Nel calcio può mentire un numero, una statistica, un riferimento estemporaneo: ma quando si ripetono le circostanze per così tante volte, significa solo che quella squadra in quel particolare contesto ha ormai quella determinata caratteristica. E alla Roma di Mourinho è diventato maledettamente difficile tirare in porta. Secondo i dati di Wyscout, allargando la ricerca ai cinque principali campionati europei, il dato della Roma acquista anche maggior valore: ci sono solo cinque squadre nel continente a concedere meno occasioni agli avversari rispetto alla Roma, e sono Athletic Bilbao, Bayern Monaco, Manchester City, Arsenal e Barcellona. In Italia, per l’appunto, non ci sono rivali. Lo straordinario Napoli di Spalletti, ad esempio, arriva secondo. Terza, fino a ieri, era la Juventus: dopo la goleada del Maradona la sua classifica è notevolmente peggiorata.

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