Tatticamente

L'analisi di Fiorentina-Roma: se la stanchezza oscura la mente

Ecco perché le prodezze degli arbitri hanno deciso la gara. Il 2-0 ha spento la luce. E le scelte di Mourinho non hanno funzionato

Jose Mourinho (As Roma via Getty Images)

Jose Mourinho (As Roma via Getty Images)

11 Maggio 2022 - 09:08

Chi segue questa rubrica sa che negli anni, e nonostante le diverse occasioni, raramente abbiamo confuso le controverse vicende arbitrali con le questioni tattiche. Eppure la Roma di decisioni difficili da spiegare anche il regolamento alla mano ne ha subite tante, in particolare nel corso di questa stagione. Ma stavolta non è proprio possibile distinguere i due aspetti. Restiamo infatti convinti che il gol subito a Firenze in quella maniera, in apertura di partita, abbia profondamente inciso anche sullo sviluppo tecnico-tattico della partita, a maggior ragione perché dopo pochi altri minuti, a causa di una leggerezza tattica di cui parliamo nel dettaglio nelle grafiche accanto, si è trovata sotto di due gol, con una montagna da scalare mentre le forze che la squadra pensava di aver ricaricato per affrontare la Fiorentina sono mancate all'improvviso. Non è stata, dunque, una questione di stanchezza muscolare, ma quel che è accaduto sembra semmai conseguenza di un cortocircuito mentale. E quando la mente si annebbia diventa difficile avere risposte dalle gambe.

Attaccanti al minimo

I numeri dimostrano come lunedì sera la Roma proprio non è scesa in campo, o meglio ne è uscita rapidamente, dopo il secondo gol. C'è un dato, più di altri, che racconta l'apatia in cui sembra caduta la squadra giallorossa dopo il sigillo di Bonaventura: 0,30 di expected goal è il secondo dato più basso in assoluto di tutta la stagione, vicinissimo al record di 0,26 registrato nel giorno del confronto con il Verona terminato 2-2, con reti, quelle realizzate da Volpato e da Bove, in conseguenza di calci piazzati, tali comunque da rendere poco leggibili le conclusioni persino per il portiere avversario.

Lunedì, invece, la Roma avuto solo due occasioni da rete, la prima su calcio di punizione di Pellegrini nel primo tempo e la seconda sul colpo di testa di Abraham ad inizio ripresa. Nel primo caso è stato bravo Terracciano ad arrivare sulla conclusione, nel secondo sfortunato l'inglese a vedere sfilare la sua schiacciata di testa a pochi centimetri dall'incrocio dei pali, vanificando anche la prodezza di Zalewski che era riuscito a fare arrivare in area un gran cross nonostante la pressione di tre uomini. Poco per una squadra che negli ultimi tempi subiva pochissimo ed arrivava sempre lucidamente dalle parti del portiere avversario. Non a caso la Roma è 11ª nella classifica dei gol fatti e 5ª in quella degli expected goal, segno che la pericolosità spesso è addirittura superiore all'effettiva valenza dei suoi attaccanti.

La formazione iniziale

Si potrebbe certo discutere delle scelte di Mourinho. Probabilmente la strategia di gara immaginata dall'allenatore portoghese puntava a un fiero contenimento e a veloci ripartenze, approfittando di un non solidissimo dispositivo difensivo, per il resto una formazione moderna e aggressiva che l'allenatore nato in Germania ha portato ad alti livelli dopo una sola stagione di lavoro. Tutto è cambiato, ovviamente, quando dopo neanche cinque minuti la Roma si è trovata sotto, e logicamente a quel punto è emerso il rincrescimento rispetto alle scelte iniziali dell'allenatore. Ma è un giochino troppo facile: dopo sono tutti bravi a vincere le partite, l'allenatore deve pensarci prima.

E la scelta di Mourinho è stata nel segno della continuità, anche per far capire a tutti che il risultato del Franchi sarebbe stato fondamentale per raggiungere l'Europa con un turno d'anticipo e opzionare l'Europa League a prescindere dall'epilogo della finale di Tirana. Che cosa si sarebbe detto, al contrario, se la Roma avesse perso nella stessa maniera schierando però sei o sette giocatori diversi rispetto alla sera della semifinale con il Leicester? Certo, a naso poteva essere una scelta anche quella di puntare sulla voglia di rivalsa e sulla possibilità di mettersi in mostra proprio in vista della finale di Tirana di una serie di giocatori che per un motivo per un altro quest'anno sono stati considerati seconde scelte.

Pensiamo a Kumbulla, che non a caso era dato nella formazione di partenza (e forse Ibañez avrebbe avuto bisogno di un po' di riposo per riacquistare la sua brillantezza), El Shaarawy, Shomurodov, e magari Veretout nel suo ruolo di mediano, non da trequartista sperso nella troppo vuota metà campo viola. Discorso a parte merita poi Viña è una considerazione si può fare anche su Spinazzola. Nelle partite in cui il presupposto fondamentale è una buona fase di non possesso, forse il terzino uruguaiano può essere più utile di Zalewski, ma lo stesso discorso si poteva fare prima del derby quando poi la testardaggine di Mourinho unita alla qualità dell'ex primavera hanno zittito tutti. Infine Spinazzola: dopo la partita ha testimoniato anche attraverso la sua intervista televisiva la voglia che aveva di tornare a riassaporare il campo.

Ovviamente solo Mourinho (e lo staff che ne ha seguito il ritorno in campo) può sapere quale sia il suo reale stato di forma. Probabilmente è ancora indietro e magari prima di rivederlo ai suoi livelli bisognerà attendere la nuova stagione. Certo è che però pensare a dove era arrivato Spina prima dell'infortunio, all'impulso che aveva saputo dare alla Roma in Europa fino all'infortunio muscolare di fine stagione e, soprattutto, al fatto che era stato uno dei fantastici protagonisti della trionfale cavalcata azzurra gli Europei, fa pensare che adesso che sta bene, qualche discorso su di lui si potrebbe azzardare anche in vista di Tirana.

I rischi di Torino

Resta da capire adesso la Roma come affronterà queste ultime due partite stagionali. La preoccupazione non è tanto legata alla prestazione di sabato sera con il Venezia, squadra virtualmente retrocessa a dispetto della miracolosa reazione nel finale contro il Bologna, quanto per l'ultima sfida, in programma a Torino, auspicabilmente venerdì sera prima della settimana santa di Tirana. La squadra di Juric non si giocherà nulla, ma resta per definizione una delle formazioni più aggressive del nostro campionato e se la Roma quella sera si ripresenterà con la struttura mentale che si è vista al Franchi c'è il rischio che possa tornare indietro la sconfitta. Ecco perché sarebbe molto importante mettere al sicuro un risultato già sabato sera e poi valutare quello che servirà guadagnare giocando prima di tutti con il Torino. Quanto a Tirana, sarà tutta un'altra storia, anche tattica, ma avremo tempo di parlarne.

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