Interviste

«Sapevamo di avere un diamante tra le mani»

Al Custoias sin da bambino, il racconto di chi lo ha visto crescere nel club in cui ha passato dai tre ai nove anni

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Eva Tambara
19 Settembre 2026 - 07:00

«Era già tutto previsto», cantava Cocciante nel 1975, molto prima che la frase della celebre canzone divenisse un pensiero comune per gli abitanti di Matosinhos, in Portogallo. Rodrigo Mora nasce in questo comune da poco più di 150mila abitanti situato nell’area metropolitana di Porto e noto storicamente per la sua forte identità marinara e per essere il porto peschereccio più importante della regione. In uno dei suoi quartieri, Custoias, nasce anche la vita da calciatore dell’attuale attaccante giallorosso. Nel club dell’omonimo quartiere il talento portoghese passa dai quattro ai sette anni, salvo poi trasferirsi nelle giovanili del Porto, dove rimane un anno e mezzo in prestito, in cui torna definitivamente all’età di nove anni. 

Al fine di tracciare un quadro più dettagliato della sua infanzia sul rettangolo verde, abbiamo intervistato Bruno Peixoto, al Custoias da sempre, prima come accompagnatore dei giovani - tra cui Mora - e ora come allenatore dell’Under 15. «Aveva una capacità di giocare diversa da chiunque altro - racconta Bruno - ogni volta lo vedevi girare col pallone, o sotto il braccio o tra i piedi... ha sempre respirato calcio!». Insaziabile la sua fame per questo sport: «Se usciva dalla partita per riposarsi un po’ e fare a cambio con i compagni, cominciava subito a tirare la maglia dell’allenatore per chiedere di rientrare al più presto». 

Così come il suo mister di allora, Bruno ha avuto modo di conoscerlo anche fuori dal campo, nelle relazioni con le altre persone: «Era un bambino abbastanza timido, molto tranquillo e pacifico, educato e alla mano. Anche se timido era amico di tutti, perché era tanto simpatico». Per le caratteristiche in campo invece, Bruno afferma che: «Si vedeva fin da quando era piccolo che fosse un fenomeno. Uno stile gracile, minuto e molto veloce: queste erano le sue caratteristiche principali. Ogni volta che giocava - prosegue Bruno - si sentivano tantissimi elogi dalla tribuna: “Guarda il piccolino! Che giocatore! Che qualità”... tutti parlavano di lui». 
E tutti coloro che lo conoscevano avevano sviluppato nel corso degli anni la consapevolezza che potesse diventare qualcuno di importante e che, prima o poi, avrebbe lasciato il club neroverde: «Naturalmente per un piccolo club di quartiere come il Custoias, un diamante del genere era destinato a prendere il volo altrove - spiega Bruno - era solo questione di tempo».

Resta comunque un bel ricordo al Custoias: «Il tempo che vi ha trascorso ha lasciato il segno su chiunque gli fosse intorno, poiché era l’unico nel settore giovanile che sarebbe potuto diventare, con il lavoro e il sacrificio, un calciatore professionista». Non a caso è proprio il Porto a notarlo, in quegli anni legato al Custoias da una collaborazione strategica di scuole calcio chiamata Dragon Force e promossa dai Dragões. Da qualche settimana è iniziata l’avventura di Mora a Roma, e speriamo di poter dire presto anche noi: «Era già tutto previsto». In bocca al lupo Rodrigo.

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