Voltiamo pagina!
Non chiamatela rivincita, chiamatela occasione. Occasione di fargli saltare il banco e la panchina. Gasperini non ha intenzione di accontentarsi e noi peggio di lui
Non la chiamate rivincita. Cancellate questa parola dal vocabolario quando pensate al Manchester perché non ha senso. Non lo ha quando si fa riferimento al Liverpool, figurarsi a questi altri che poi, a forza di darle quel nome, hanno continuato a eliminarci, ogni volta, facendocene addirittura altri sei la sera in cui Fonseca, all’Old Trafford, pensò bene di sistemare la difesa a centrocampo dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio.
Quella vista a Udine, anzi quella vista fino a Udine, è una squadra che ci fa stropicciare gli occhi ed emozionare perché se un tempo ci accontentavamo di vederla giocare con il cuore questa, oltre al cuore, ci mette la ragione: impeto e cervello, tenacia e tattica, volontà e idee. Corre, lotta, gioca e vince senza i ricami di chi cincischia davanti al portiere nella convinzione che quello possa essere l’unico calcio possibile. Il calcio, casomai, è quello in verticale inculcato ai suoi ragazzi da un allenatore che ha le radici piantate nel terreno ma la testa proiettata al futuro.
Gasperini non ha alcuna intenzione di accontentarsi e noi peggio di lui: esserci incontrati, allora, è la cosa più naturale che poteva accadere per credere, lottare e ambire a qualcosa di grande che questo mister e questa tifoseria si meritano.
Insieme, fino al traguardo.
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