Per la Roma

Champions per caso

Sembra che il terzo posto dei giallorossi sia arrivato per i demeriti di Milan e Juve, o per un rigore a tempo scaduto che... c'era

PUBBLICATO DA Danilo Per la Roma
04 Giugno 2026 - 07:30

Alcuni hanno la convinzione che raccontando la realtà attraverso la propria chiave di lettura possa cambiarne il significato.
Un tentativo, spesso goffo, di infarcire i fatti con le opinioni personali in modo da, almeno nelle intenzioni, farli combaciare per dimostrare un teorema: il loro. Un mix esplosivo di ego e prosopopea che, certe volte, va addirittura oltre la fede calcistica perché, ormai, sempre più spesso un bel “Lo avevo detto” ha più valore del senso di appartenenza.
Figurarci poi se questo senso di appartenenza nemmeno esiste.

E così, avete orecchie per ascoltare e occhi per leggere, la morale del campionato appena finito è che la ROMA, di fatto, non se l’è guadagnata la qualificazione alla prossima Champions League ma, casomai, ci si è ritrovata per caso: nessun merito, insomma. Solamente demeriti del Milan e della Juventus. Anche se poi, nelle stagioni precedenti, l’Atalanta e il Bologna venivano celebrate come l’Italia campione del mondo nel 1982 per lo stesso obiettivo centrato. Atalanta il cui allenatore veniva raccontato come uno in grado di insegnare calcio e cambiare, anche, la storia della società bergamasca. Sapete come si chiamava? Gian Piero Gasperini. Noterete che, per pura coincidenza, si chiama come il tecnico che, questa volta, nella coppa più importante c’ha portato la ROMA: solo che, a dispetto dello stesso nome, il nostro – di Gasperini – anziché un maestro viene raccontato come un cinico tagliateste e uno scorbutico egoista.
Strano, dai.

Così come il continuare a dar risalto alle undici sconfitte dimenticando, però, che proprio la ROMA è la squadra che ha pareggiato meno volte in tutto il campionato, quella con la seconda miglior difesa della serie A e, soprattutto, quella che – ventitré volte – ha vinto, Inter tricolore a parte, di più insieme al Napoli.

Tutto questo, però, non conta. Conta dire, casomai, che siamo arrivati terzi perché a tempo scaduto, a Parma, abbiamo vinto grazie a un calcio di rigore che... c’era. Ma chi se ne frega. Questa parte, quella del c’era, nel teorema “In Champions senza meritarlo” non ci va mai a finire perché altrimenti, poi, anche tutti gli altri pilastri verrebbero a mancare e cosa rimarrebbe del castello di carte appena costruito?
Niente.

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