Con il passare delle ore aumentano le testimonianze dei romanisti presenti a Liverpool. Dichiarazioni utili per fornire un quadro dettagliato sull'operato delle autorità inglesi preposte alla pubblica sicurezza. «Intorno alle 17 abbiamo preso un taxi che ci ha lasciati volontariamente vicino alla Kop – racconta Daniele, tifoso appartenente alle forze dell'ordine italiane – C'erano circa 400 inglesi e, vista la situazione, abbiamo chiesto indicazioni agli agenti. Dopo averci invitato a passare in mezzo a quella folla, abbiamo deciso di fare il giro dello stadio passando davanti a pub pieni di tifosi. Di forze dell'ordine neanche l'ombra, fortunatamente non è successo niente in quanto eravamo senza sciarpe e bandiere. All'ingresso del settore siamo stati trattati come delinquenti. Nel momento del deflusso siamo stati spintonati e sono intervenuti gli agenti a cavallo creando caos immotivato. La polizia ci ha indicato così di raggiungere i parcheggi, dove dopo esser giunto mi sono accorto dell'assenza di poliziotti. Se qualcuno avesse voluto attaccarci, l'avrebbe fatto senza problemi. Una trasferta abbastanza tranquilla, dove però ci sono state tantissime lacune per quanto riguarda il servizio d'ordine».

Dichiarazioni autorevoli considerando la professione svolta e le conoscenze in materia, a cui si aggiungono quelle di Francesco. «Ho fatto molte trasferte e mi sono trovato al cospetto delle situazioni più variegate. Per questo motivo quanto successo a Liverpool mi ha stupito. Con l'avvicinarsi della partita ci organizziamo per raggiungere Anfield e, tra le varie opzioni, propendiamo per il taxi e già da qui si palesano le prime difficoltà: ne contiamo una scarsa decina che si rifiuta di farci salire. Proseguiamo quindi a piedi sperando di imbatterci in qualche indicazione per gli ospiti. In occasione di altre trasferte, soprattutto quelle ad alto rischio, ho sempre trovato un'organizzazione tale da scongiurare incontri poco piacevoli. A Liverpool ho notato fin da subito un numero davvero esiguo di steward e poliziotti. Durante il deflusso, dopo aver appreso la notizia degli scontri, mi aspettavo un'organizzazione volta ad evitare il contatto. Speranza disattesa nell'osservare chi si avventurava nella difficile ricerca di taxi, chi davanti a bus stracolmi di tifosi del Liverpool e altri, come noi, scortati da circa 9-10 agenti che ci hanno portati fino alla stazione, passando prima sotto la Kop e poi nelle vicinanze di altri sostenitori di casa che ci hanno bersagliati con lancio di bottiglie di vetro e sassi. Mi chiedo perciò perché, considerando i fatti del tardo pomeriggio, non siano state organizzate delle navette per gli ospiti. Un ragazzo del nostro gruppo che nel marasma generale si era staccato da noi, ha subito un'aggressione e fortunatamente è riuscito a scappare. Il tutto a non più di due metri dalla polizia, che non è intervenuta. Non voglio passare per quello che invoca la militarizzazione dello stadio, ma tra il farmi togliere le scarpe in un Roma-Chievo e l'organizzazione delle autorità inglesi, esiste una via di mezzo capace di tutelare la sicurezza degli spettatori».

Testimonianza che si lega perfettamente a quella di Alessandro: «Da quando siamo arrivati non abbiamo quasi mai visto poliziotti, il che è abbastanza singolare per una gara simile. Abbiamo raggiunto Anfield a piedi, viste le difficoltà nel reperire un taxi. Alla fine della sfida siamo stati scortati in maniera superficiale passando davanti a pub popolati da tifosi locali. Da un incrocio sono sbucati alcuni sostenitori del Liverpool che hanno iniziato a lanciarci oggetti. La polizia invece di dirigersi verso di loro, ha deciso di caricare nella nostra direzione».  Ultime, ma non per importanza, le dichiarazioni di Andrea ‘Non sarò mai stanco Anzio': «Insieme a due amici siamo saliti su un taxi chiedendo di lasciarci nelle vicinanze del settore ospiti. Se non fosse che per raggiungerlo siamo stati invitati a passare tra i tifosi del Liverpool, erano tantissimi. Motivo per il quale abbiamo optato per un giro largo, finché non ci siamo ritrovati sotto la loro curva. Non c'era neanche un poliziotto e, senza dirci una parola, ci siamo incamminati verso il settore. All'uscita stessa storia, gli unici agenti erano fuori dal settore mentre due-tre a cavallo ci hanno allontanati indicandoci una fermata dei taxi rivelatasi inesistente. Fortunatamente dopo oltre due chilometri percorsi a piedi, abbiamo trovato un taxi. Per una partita così a rischio avrebbero dovuto garantire la sicurezza di tutti». Testimonianze di tifosi che da un lato confermano così il comportamento pacifico della stragrande maggioranza dei presenti, mentre dall'altro permettono di fornire un quadro dettagliato delle misure di sicurezza messe in campo dalle autorità inglesi.