È un giorno di fine maggio, e siamo a New York. Dall'altra parte dell'oceano, a settemila chilometri di distanza, Daniele De Rossi sta per giocare la sua ultima partita con la maglia della Roma, allo stadio Olimpico contro il Parma. In un bar della Grande Mela, il "Grey Bar and Restaurant" tra la Quinta e la Sesta strada, un centinaio di romanisti sta per guardare la partita con un ospite speciale. È Marco Borriello, che sta passando qualche giorno di vacanza in America e ha deciso di assistere all'ultima partita in maglia giallorossa del suo ex compagno al Roma Club New York.

Borriello con alcuni membri del Roma Club New York.

È solo una delle avventure vissute dai romanisti d'America che racconta Claudio Tamborra, il vicepresidente del Club. Ha l'accento pisano, ma è nato a Roma: si è trasferito in Toscana a 8 anni, giusto in tempo per ereditare dal padre il tifo per i colori giallorossi, che, da quel momento, non ha mai tradito. «Eppure le occasioni per abbandonare la fede c'erano eccome - rivela Claudio - Mi trovavo in un'altra città, a 350 chilometri da Roma, e la squadra negli Anni 90 non lottava certo per le posizioni di vertice. In più, tutti i miei compagni di classe erano del Milan o della Juve, per cui cambiare fede sarebbe stato abbastanza facile. Ma la passione per la Roma era già sbocciata, e sono rimasto fedele alla squadra della città in cui sono nato».

Dal 2012 vive a New York e fin dal primo giorno in cui ha messo piede in terra americana è entrato a far parte del Roma Club della città. «Quando sono arrivato c'erano molti meno membri e soprattutto il tifo non era vissuto come adesso - dice il vicepresidente - Era un tifo più da poltrona che da stadio, non proprio come lo immaginavo io. Da qualche anno siamo invece riusciti a creare un'atmosfera diversa, per vivere la partita come la si vive in Curva. Mi metto nei panni di un tifoso di Roma in vacanza a New York che viene al club per vedere la partita: chi passa di qua non deve pensare di trovarsi in America: per quei novanta minuti deve sentirsi a casa, deve pensare di stare allo stadio. Per cui ogni volta che gioca la Roma facciamo le coreografie, prepariamo gli striscioni e cantiamo i cori: per noi è la cosa più bella. Questo perché storicamente il tifoso della Roma non è abituato a grandi vittorie, ma vive per il tifo. È questo che lo contraddistingue in tutto il mondo, forse solo nei Paesi dell'ex Jugoslavia e in Argentina il tifo è vissuto in modo simile».

I ragazzi del Club durante Roma-Juventus dello scorso 12 maggio

A proposito di Argentina, è proprio lì che è andato a giocare uno dei grandi simboli di Roma e della Roma, dopo l'addio alla squadra nella quale è cresciuto e in cui ha sempre giocato fino al maggio scorso. «De Rossi è il calciatore che ho più amato in assoluto» - ammette Claudio - Lui incarna la definizione di romanismo. Rispetto molto la sua scelta: si sente ancora calciatore, per cui ha fatto bene a scegliere il Boca Juniors. Eppure un po' mi dispiace vederlo con un'altra maglia. So che quello è un altro calcio, che è un altro continente, ma ho sempre sognato di vederlo chiudere la carriera con addosso i colori della Roma. Detto questo, continuerò a seguirlo con affetto, ho anche comprato la sua maglietta del Boca…».

Dopo tanti anni di esistenza e militanza, ormai intorno al Roma Club New York si è formato uno zoccolo duro di tifosi, formato da romanisti italiani o americani, che tutte le domeniche si riuniscono per vivere insieme i novanta minuti più importanti della settimana. E lo fanno sfidando ogni tipo di ostacolo, tra il fuso orario - che quando la Roma gioca nel lunch match delle 12.30 diventa quasi proibitivo - il parcheggio (due ore vicino al "Grey Bar" possono arrivare a costare fino a cinquanta dollari) e le distanze siderali di questa gigantesca metropoli. Ma sono sacrifici che i soci affrontano volentieri, perché fanno tutti parte di questa grande famiglia che è il Roma Club New York.