Molti definiscono il calciomercato il periodo dei sogni. E, forse, per alcuni aspetti hanno anche ragione. Si deve sognare, sempre. Anche se alle volte, grazie a certa comunicazione, la fantasia dei tifosi viene spinta oltre la soglia del buonsenso e così accade che, poi, ogni calciatore realmente acquistato sarà percepito come un ripiego rispetto a quello immaginato generando delusione.

Torno e torniamo sempre, allora, al modo di raccontare le cose. Volete un esempio roboante? Estate 2015: Walter Sabatini porta nella Capitale Edin Dzeko, Mohamed Salah e, dopo aver nominato quei due, potrei anche fermarmi. Ma, pensate un po', ci sono da aggiungere anche Ruediger, Szczęsny, Digne e lascio fuori, senza manco citarli, altri innesti tipo Emerson Palmieri. Roba da non dormirci la notte per la felicità, no?!? Eppure quel mercato molti addetti ai lavori, forzati verrebbe da aggiungere, lo definirono scarso spedendo il direttore sportivo umbro al centro di mille chiacchiere da voltastomaco. Con, a cascata, una parte della tifoseria – quella più vulnerabile a certe dinamiche dell'informazione sportiva romana – a infestare social e radio con commenti al vetriolo raccontando, e ripetendo, la tragicomica storiella della «ROMA più scarsa di sempre». Sigh!

Verrebbe da ridere, forse da piangere, nel pensare cosa accade oggi ad altre latitudini… lì dove l'eventuale cessione di Hakimi viene vissuta e raccontata come un arricchimento economico, lì dove la perdita a parametro zero di un portiere della caratura di Donnarumma viene fatta passare come uno schiaffo al calcio moderno… Ma certo, come no. Fatto sta che – tornando alle cose importanti e perciò quelle nostre – mai come per questa sessione di calciomercato, pur di arrivare a giocatori che possano arricchire la squadra, potrei privarmi di chiunque: alcuni componenti della rosa non sono utili e proprio nessuno, probabilmente, indispensabile.

Si è fermato a Daniele De Rossi l'esigenza d'avere un mio/nostro calciatore in campo… sopravvissuto, seppur ferito, alla sua assenza e preso coscienza del mare in cui navighiamo in questo calcio liquido sarei pronto a qualsiasi sacrificio pur d'avere, ai nastri di partenza della prossima stagione, una ROMA più forte. Poi, è chiaro, alcune pedine le reputo molto più importanti di altre e Mancini, Smalling, Veretout e Zaniolo sono i primi quattro con cui vorrei ricominciare. Poi, sì, il gruppo degli azzurri anche se su Pellegrini sarà decisiva, tra le altre cose, la variabile contratto in scadenza… e chiunque ricorda come Mourinho al Tottenham aveva gestito Eriksen, nella stessa situazione, sa a cosa faccio riferimento.

Discorso a parte per Edin Dzeko. E, in questo caso, la scadenza 2022 non conta. Conta, anzi conterà, quello che Mourinho e il giocatore si diranno, quello che il mister si aspetta da questo fantastico giocatore e quello che lui, il bosniaco, vorrà ancora chiedere a sé stesso. Se scegliesse di prendere altre strade non potremmo far altro che alzarci in piedi per rendergli il giusto omaggio augurandoci, però, l'ingaggio di un altro attaccante molto-molto importante.

Se, invece, dovesse essere ancora lui il nostro numero nove sarebbe comunque fondamentale completare il pacchetto offensivo con un'altra punta così d'avere, dopo tanti-troppi anni, tre giocatori pronti a giocarsi il posto lì davanti. E, allora, non resta che aspettare… poi qualsiasi sarà la squadra che verrà costruita, manco a dirlo, sarà sostenuta comunque con lo stesso amore. "Ma vinci e mejo sarà".