Solo 38 anni ma una vita passata in panchina. Michele Santoni, professione allenatore. Una carriera divisa tra Italia (anche con Lazio Primavera, Cagliari e Inter) e Olanda. Cinque anni come match analyst dell'Ajax e poi la guida dell'Almere City, squadra con cui la Roma (da questa estate) ha avviato una collaborazione di mercato.

Ci spiega meglio questo asse Roma-Almere?
«Non c'è un vero e proprio accordo scritto. Io conosco sia Balzaretti sia Francesco Vallone (scout della Roma, ndr). Quando servivano rinforzi ho attivato la mia rete di conoscenze. In Italia si sa che c'è il problema di piazzare i giovani in squadre che non fanno crescere i ragazzi, perché anche in Lega Pro e Serie B conta di più il risultato. In Olanda invece i giovani hanno la possibilità di maturare. Così quando ho contattato la Roma sono stati subito d'accordo ad avviare una collaborazione».

In cosa consiste il progetto dell'Almere City?
«Siamo la società più giovane d'Olanda, la città di Almere è nata solo 25 anni fa, ma siamo in grande espansione. Si tratta di un club diverso e all'avanguardia, che punta molto sulla tecnologia. Puntiamo ad arrivare in Eredivise entro 2 anni. Abbiamo un presidente solido e una società con una pianificazione precisa. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare i giovani».

Nella scorsa estate sono arrivati due giovani dalla Roma, il primo è Edoardo Soleri. Ha già messo a segno tre gol, si è ambientato bene?
«È arrivato già a preparazione iniziata ma sta lavorando duro. Il campionato qui è diverso, lui era abituato ad attaccare subito gli spazi mentre qui si gioca più palla al piede. Lui sta affrontando una sfida importante ma ha grandi margini di crescita. Sa fare gol e questa è una dote fondamentale per un attaccante».

L'altro è Moustapha Seck, quando era in Primavera si dicevano grandi cose di lui...
«Lo conosco da quando giocava nel settore giovanile della Lazio. Qui sta facendo la differenza, il problema è che il tatticismo italiano lo aveva un po' strozzato. Qui può fare da propulsore sulla fascia. In Olanda è tra i migliori terzini sinistri in circolazione».

Ne arriveranno altri?
«Dobbiamo ancora parlare di questo con la Roma e vedere se la loro valutazione nei nostri confronti è positiva. Molto dipenderà anche dalla nascita delle seconde squadre in Italia».

C'è qualcuno che può fare il percorso inverso dall'Almere alla Roma?
«Forse non abbiamo ancora calciatori di quel livello, ma c'è un profilo interessante».

Quale?
«Quello di Anass Ahannach, un centrocampista classe 1998 di origini marocchine. È presto ma ha grandi margini di miglioramento».

Tra Olanda e Italia come cambia il modo di intendere il calcio?
«Qui è vissuto in maniera diversa, la cultura olandese tende a responsabilizzare di più il giocatore senza fare ritiro o organizzando test a sorpresa. Vogliamo crescere giocatori intelligenti e consapevoli. In Italia però c'è più organizzazione tattica».

In Olanda come è considerata la Roma?
«Una grande società, soprattutto negli ultimi anni con la struttura data dagli americani e con il lavoro svolto da Monchi. Qui è considerata al top in Europa, i tifosi quando hanno saputo che arrivavano due ragazzi dalla Roma sono impazziti».

A Roma è sbarcato Justin Kluivert, come si sta adattando alla Serie A?
«Ha tutto per sfondare. È un ‘99 e questo viene dimenticato, ci sono pochi italiani della sua età che fanno la differenza come lui. Quando ha giocato ha fatto vedere di avere caratteristiche specifiche, ma deve avere il tempo di ambientarsi».

Certamente la personalità non gli manca...
«Ha un carattere esuberante e determinato. Va trattato con bastone e carota, ma se lo si prende bene ha un potenziale enorme».

C'è un giocatore del calcio olandese che consiglierebbe a Monchi?
«Pablo Rosario del PSV è un giocatore importate, riesce a dare grande equilibrio e in Italia farebbe bene».

Chi l'ha colpita di più dei giovani della Roma?
«Zaniolo lo conosco bene, ha un fisico importante. Poi Luca Pellegrini, che sta recuperando bene dopo l'infortunio. Sono curioso di vedere come crescerà Bamba che nell'Under 17 faceva la differenza».

In futuro conta di tornare in Italia?
«Non ci ho ancora pensato, prima voglio finire il mio lavoro all'Almere. Poi che sia Italia o Olanda mi sento comunque a casa. Conta il progetto e la possibilità di fare calcio».