Un derby per salvare la stagione, dicono. Per salvare cosaaa? La stagione, lo accertano i numeri, da tempo è andata, finita, devastata, violentata da errori di ogni tipo in panchina e in campo. Per salvare la faccia, allora? No, quella la Roma l'ha persa da mesi. L'onore? Vedi la faccia. Per salvare la classifica, forse? Fosse vero questo, la faccenda sarebbe di una tristezza infinita. Provate a pensarci: battere la Lazio per arrivare settimi. Per respingere l'attacco del Sassuolo. Non vi vengono le bolle solo a leggerlo? La verità è che per la Roma la sfida contro la Lazio, da qualsiasi parte la inquadri, ha significati mortificanti. Poteva essere l'occasione per salutare il ritorno in Champions League dopo due anni di assenza, invece rischia di tramutarsi nell'ennesimo, dolorosissimo flop di una stagione fallimentare. O, nella meno grigia delle ipotesi, nel trampolino di lancio verso la prestigiosa Conference League...Quanta amarezza.

Se non altro, e per fortuna, il derby sarà il penultimo atto ufficiale della Roma pre Mourinho. E questo ci fa tirare un sospiro di sollievo. Non perché siamo pervasi dalla certezza che con il tecnico di Setubal tutti i problemi attuali verranno risolti, e la Roma (ri)comincerà a splendere, a volare; no, l'inizio dell'era Mou significa la chiusura di due anni di illusioni e delusioni. E già il mettere in archivio tutto questo rappresenta un passo in avanti. Un punto di ripartenza. È il tempo dei sogni, si sa. Ed è giusto sognare. La proprietà della Roma dovrà evitare che diventino in fretta illusioni, ma sarebbe ingiusto celebrare già oggi un processo alla intenzioni. I fatti, per ora (vedi il clamoroso ingaggio di Mou), sono dalla parte dei Friedkin, lecito quindi aspettare il futuro con fiducia.

Stasera, intanto, c'è il derby. E la Roma, che nelle ultime dieci partite di campionato ha conquistato la miseria di 8 punti, riuscirà almeno nell'impresa di non peggiorare la situazione? La squadra, guidata da un allenatore già esonerato, va per conto suo, e va molto male. Segno che i giocatori, bravissimi nello scaricare altrove anche le proprie responsabilità, non hanno neppure la forza morale (il coraggio?) per prendere in mano la situazione. C'è chi pensa a se stesso, chi pensa a Mourinho, chi fa finta di pensare al proprio lavoro e chi al proprio futuro: alla Roma, insomma, non pensa nessuno. Non lo diciamo noi: lo affermano i fatti, cioè le prestazioni oscene messe in fila una dopo l'altra nelle ultime settimane.