La Roma sparita. Che non è solo quella che ha salutato, si fa per dire, nell'ultimo mercato, tre pezzi da novanta come Alisson, Nainggolan e Strootman. Ma è pure quella che è rimasta, in particolare i cosiddetti senatori che in questo inizio di campionato tutto sono stati meno che quel qualcosa in più che dovevano essere e rappresentare, la continuità nel progetto difranceschiano, i punti di riferimento di uno spogliatoio nuovo e parecchio ringiovanito, i giocatori in grado di mettersi sulle spalle squadra e responsabilità. E invece Kolarov sembra Maicon, Fazio pare rimasto alle delusioni argentine, Dzeko è tornato ad avere la postura della sua prima stagione giallorossa, De Rossi si guarda intorno e vede sempre facce diverse. Dovrebbero essere loro a tracciare la strada da seguire, ma fino a questo momento non sono riusciti a farlo.

Kolarov dov'è?

In questo senso è emblematica la situazione dell'esterno serbo, fin qui la controfigura di quello ammirato e applaudito nella passata stagione. Pare quasi che i suoi ultimi fuochi li abbia alimentati nel mondiale russo, capitano della Serbia e di un popolo. È tornato come svuotato, praticamente irriconoscibile. Al punto da legittimare il pensiero che la sua parabola rischi di essere molto simile a quella di Maicon, entrambi peraltro arrivati a Roma dal Manchester City. Il brasiliano disputò una prima stagione quasi ai suoi migliori livelli, quelli dell'Inter del triplete quando era stato il miglior esterno destro basso del mondo. Poi, nella seconda stagione, un'eclisse totale o quasi, complici problemi al ginocchio con una cartilagine che non c'era più e non esisteva una cura in grado di ridimensionare il problema. Lo confessò lo stesso Maicon quando disse che in alcune occasioni, per fotografare la situazione, disse che giocava più con la faccia che con il fisico, come a dire che il suo nome aveva ancora un potere agonistico più forte della sua forza e della sua corsa. Un po' quello che sta succedendo a Kolarov, tanto decisivo nel passato campionato in particolare nella prima parte della stagione, quanto impalpabile nelle prime quattro partite ufficiali di quest'anno dove è stato più un problema che una soluzione. La questione è poi ingigantita dal fatto che su quella corsia, la sinistra, l'alternativa è un ragazzo di diciannove anni, Luca Pellegrini, con zero minuti non giocati in serie A. Ci sarebbe l'opzione Santon, ma pare che al momento Di Francesco non sia intenzionato a percorrerla. E allora serve come il pane che Kolarov torni se non proprio quello dello scorso anno, almeno un giocatore su cui si può fare affidamento.

Gli altri faticano

Non è certo solo un problema di Kolarov. Che dire, per esempio, di uno Dzeko che dopo la perla contro il Torino, sembra tornato il giocatore che in qualche occasione sembra farti un piacere a stare in campo? Contro il Chievo nel primo tempo aveva più o meno fatto il suo, nella ripresa quando ci sarebbe stato bisogno della sua leadership, è parso lontano dalla partita e dalla squadra, un po' come quello dei primi due mesi di quest'anno quando il mercato lo aveva coinvolto suo malgrado. Stesso discorso si può fare per Fazio. Un anno fa comandante di una squadra da uno per tutti, tutti per uno, ora sottoufficiale retrocesso in panchina dopo che nelle prime tre partite stagionali tutto era stato meno che un fattore positivo. Invece la difesa giallorossa avrebbe bisogno del vero Fazio, il leader difensivo, il giocatore che chiama i tempi di gioco, a cominciare da quel fuorigioco alto che nella passata stagione era stato uno delle cose migliori messe in mostra dall'organizzazione difensiva della Roma. C'è bisogno di recuperare questi giocatori, altrimenti si fa durissima.