Una storia così poteva capitare solo alla Roma. Perché? Perché sì. Punto. Non c'è una spiegazione. O meglio: non c'è una sola spiegazione. Una logica, ovvio. E, poi, che vuol dire: spiegare? Basta raccontare, talvolta. E, raccontando, le risposte arrivano da sole. Illogiche, certo; ma arrivano.

Il protagonista di questa storia al cento per cento romanista è Chris Smalling. Cioè colui che doveva rappresentare il fiore all'occhiello della difesa di Paulo Fonseca e che, numeri alla mano, non è mai (ri)sbocciato. Dovevamo capirlo da subito, però, che sarebbe stato un gran casino. Le difficoltà per riportarlo a Roma, tutto finito, no c'è ancora una speranza, sì forse viene, no non viene più e poi, accolto come un re a Ciampino a poche ore dal gong finale del mercato, eccolo di nuovo a Roma. Tutto a posto, quindi? Macchè. Giallo sul deposito del suo contratto in Lega, un paio di ore di attesa carica di ansia, di insulti in ordine sparso a destra e a manca e infine il nulla osta. The end. E vissero tutti felici e contenti. Sì, ma questo capita solo nelle favole, non nella realtà romanista.

Giusto il tempo di vederlo una manciata di volte nel gruppo di Fonseca poi sul suo conto solo notizie dall'infermeria. Di ogni genere. Intossicazione alimentare, muscoli, ginocchio... E ogni volta un recupero lento, macchinoso, mai completo. Morale della favola. Smalling – e siamo all'inizio di aprile - ha collezionato soltanto 17 presenze: 14 in campionato (la metà esatta delle gare in calendario) e 3 in Europa League (su 10 appuntamenti).

Dire che il suo contributo finora è stato minimo, significa esagerare in positivo. Colpa sua? Colpa della Roma? Colpa del destino cinico e baro, verrebbe da sentenziare. Quando le cose vanno in un certo modo, in questo modo, hai voglia a trovare un responsabile. Perché non può essercene uno solo, così per forza di cose e di numeri devi pensare di trovarti di fronte a una storia dai contorni indefiniti e dai molteplici colpevoli. Una storia talmente vera da sembrare finta. Una di quelle che, nonostante tutte gli sforzi e le buone intenzioni, non riesci a decifrare. Puoi raccontarla, sai raccontarla ma non puoi e non sai trovarle un senso logico. E, allora, ti affidi al fato. Tipo: forse era scritto che doveva andare così... E, mi chiedo, perché stava scritto proprio tra quelle quattro lettere, R O M A?