Si fosse chiamato Andrea, Antonio o Maurizio, e avesse allenato uno dei grandi club del Nord, oggi per i criticoni e i giornaloni sarebbe il Maestro, il Condottiero o il Comandante. E nei salotti televisivi sarebbe trattato con i guanti bianchi sempre e comunque. Quanto sei bravo, che bella invenzione la tua, come gioca bene la tua squadra, come te non c'è mai stato nessuno. In Italia ci sono allenatori che vengono considerati Professori solo per il fatto di guidare (e pure male) la squadra del proprietario di un paio di giornali e altri che vengono considerati zampognari in perenne trasferta. Paulo Fonseca, che per settimane e settimane si è beccato a sproposito l'etichetta di Precario, oggi non viene trattato male da nessuno (e ci mancherebbe pure...) ma nessuno spreca per lui una parolina dolce in più. Il motivo? Perché è un anti personaggio, perché (lui sì...) non concede nulla al prossimo, perché non è amico di questo o quell'ex oggi dietro a un microfono: Fonseca pensa solo ad allenare la Roma e, a giudicare dall'analisi degli ultimi mesi, lo sta facendo molto bene. Con intuizioni che, se si fosse chiamato Andrea, Antonio o Maurizio, sarebbero state da tempo mediaticamente sottolineate con i fuochi d'artificio.

Il mio pensiero, a tal riguardo, non va soltanto a Cluj, dove Paulo si è letteralmente inventato con successo Spinazzola centrale di difesa. Potrei aggiungere, tornando con la mente in Romania, a Calafiori difensore centrale a sinistra, Veretout quinto centrocampista a destra oppure Juan Jesus centrale di destra. O Bruno Peres una volta a destra e un'altra a sinistra. Ripenso, allungando i ricordi, a Mancini centrocampista, a Cristante difensore centrale, a Pellegrini mediano, a Mkhitaryan centravanti, a Villar trequartista. E probabilmente mi dimentico qualcosa. Ripenso soprattutto a quando si diceva/scriveva che il portoghese era capace di giocare soltanto con il 4-2-3-1. Oggi, ma non da oggi, la Roma gioca stabilmente con la difesa a tre e, durante le partite, propone più sistemi di gioco. Mantenendo un principio costante: la ricerca del gol, senza trascurare la fase di non possesso. Un concetto semplice, è vero, che da altre parti viene spacciato come "il mio gioco"; e che, in quanto tale, per alcuni suoi colleghi stuzzica pubblicamente aggettivi e onoreficenze di ogni tipo.

E se credete che io stia esagerando, vi ricordo che Fonseca si è beccato un'insufficienza in pagella addirittura dopo la vittoria della Roma in casa dello Young Boys (nessun'altra squadra italiana c'era riuscita prima) perché aveva osato schierare dall'inizio Fazio e Juan Jesus, che erano finiti nella lista estiva dei partenti. Ad altre latitudini, la sua mossa sarebbe stata elogiata e salutata con commenti tipo: che bravo il tecnico a sfruttare l'intera rosa, che bravo ad aver recuperato due giocatori che erano finiti ai margini del progetto. Fonseca, invece, è stato bocciato nonostante il successo della sua squadra. Vi sembra normale? A me no.