Una rivoluzione silenziosa. Che, in una città dove anche le ombre parlano e i muri narrano la storia, diventa costituzionalmente epocale. Dan e Ryan Friedkin hanno scelto, da subito, la strada dei fatti, non quella delle parole. E, facendo facendo, stanno ristrutturando la Roma. A modo loro, cioè fregandosene di dare "calle" o "dritte" a destra e a manca; rinunciando a qualsiasi tipo di compromesso con chi, da sempre, è abituato a metter parola in faccende non sue, tentando magari di condizionarle o di modellarle a proprio uso e consumo. Una rivoluzione silenziosa (ancora non completata, peraltro) che dimostra che i due texani hanno idee chiare e, soprattutto, coraggio.

Dan & Ryan non hanno paura di osare, di percorrere sentieri sconosciuti, di programmare molto più in là del proprio naso. Scegliendo come General Manager il giovane Tiago Pinto, ad esempio, hanno sconvolto la grammatica nostrana, hanno accorciato i tempi cercando in maniera forte – e assumendosene tutti i rischi – di anticiparli. Questo non significa assolutamente che la nuova Roma sarà sicuramente una società virtuosa e vincente: significa soltanto che le cose all'interno dell'azienda sono cambiate. In meglio? Lo scopriremo solo vivendo.

Il gigante è ancora mezzo addormentato, ma sta cominciando a muovere le gambe per rialzarsi, per ricominciare a camminare in maniera spedita. Un gigante che ora parla la lingua del mondo, visto che nella Roma il presidente, il suo vice, il general manager, l'allenatore e anche il capitano non sono italiani. E, se ci riflettete anche solo per un attimo, pure qui si può rintracciare uno spicchio della rivoluzione texana. Che si basa su regole made in Usa ma che strizza l'occhio alla realtà romana: un mix di pragmatismo e sentimento in una città unica, che ne ha viste di tutti i colori e che non si è mai stancata di riscoprirsi nuova.

Una città eterna anche per non esser mai stata al cento per cento blindata nella realtà. A Roma, da sempre, più che i fatti esistono i racconti dei fatti. E va a capire, perciò, se siano accaduti davvero. Ma, intanto, il futuro prevale sul passato.

I Friedkin non sono nati tifosi della Roma, ma non ho il minimo dubbio sul fatto che loro adesso facciano il tifo per la Roma come ultrà. Questione di interessi? Certo. Ma se l'interesse è comune, ben venga. Perché i successi di Dan & Ryan sarebbero i successi di tutto il popolo romanista. Daje, altro che C‘mon.