Capita raramente, molto raramente, che un allenatore annunci la formazione della propria squadra il giorno prima della partita. Di solito, si va avanti con silenzi e mezze ammissioni fin quando si è autorizzati a farlo; di solito, si tenta di nascondere il più possibile le scelte per non dare vantaggi agli avversari e per non turbare gli esclusi. Paulo Fonseca, da sempre fedelissimo di questa liturgia, ieri ha improvvisamente cambiato registro e - a sorpresa - in conferenza-stampa ha elencato i nomi degli undici che stasera affronteranno la Juventus.

Non era mai capitato prima e, per questo, la novità non passa inosservata. Anzi, non può passare inosservata. E, quindi, ci si chiede: perché il tecnico – visibilmente non sereno - ha deciso di non nascondere più nulla a nessuno? Perché alla vigilia di una gara delicatissima (per la Roma, per lui) ha scelto di cambiare radicalmente registro? Una cosa è sicura: il portoghese conosce alla perfezione l'aria che tira intorno alla sua panchina. Sa benissimo che (da mesi...) il suo nome è oggetto di dubbi e riflessioni all'interno della dirigenza; sa che ci sono colleghi pronti a sostituirlo prima possibile. E allora, perché no?, Fonseca potrebbe aver deciso di giocarsi il suo futuro romano in maniera inedita, cominciando con il farlo fuori dal rettangolo di gioco svelando addirittura la formazione. Lo sa soltanto lui ma, ricordatelo, un tecnico non fa mai nulla per caso. Mai. Il portoghese ha capito che all'interno del club il suo nome non riscuote più consensi unanimi e che la piazza sarebbe entusiasta di veder firmare un allenatore come Max Allegri (o anche Maurizio Sarri, chissà): perché, allora, non giocarsi il tutto per tutto alla sua maniera? Tanto, potrebbe esser stato il suo ragionamento, a questo punto che cosa altro ho da perdere? Come se fosse già rassegnato.

È un'ipotesi. Non l'unica. Certo, sarebbe fin troppo facile per i suoi detrattori cacciarlo dopo un passo falso contro la Juventus, ma nel calcio ne abbiamo viste anche di più pittoresche. Io stasera starò dalla parte della Roma, come sempre. Gli uomini passano, la Roma resta. Ma, per me, sbaglia grossolanamente chi crede che tutti i problemi della squadra verrebbero risolti solo con il cambio dell'allenatore: alla Roma, oggi, manca una squadra dirigenziale. E se non si costruirà quella, qualsiasi tecnico dovesse arrivare – anche molto più bravo di quello attuale - andrà fatalmente incontro a difficoltà.