Alla fine di un magnifico percorso che ha portato la Roma a un minuto dal coronamento di un sogno che la scorsa estate neanche il tifoso più sfrenato avrebbe potuto immaginare, resta l'amara sensazione che, al netto degli errori commessi dai giocatori ad Anfield, a negare realmente ai giallorossi il visto per Kiev siano state le interpretazioni arbitrali che hanno frustrato le nostre magnifiche ambizioni nei momenti decisivi della partita.

Gli errori arbitrali

Così alla fine Pallotta e Monchi schiumano rabbia, i giocatori trovano conferma ai loro sospetti sul campo e i tifosi che sfollano, mentre sul campo restano gli inglesi a festeggiare col loro pubblico impazzito di gioia, s'interrogano increduli su quale errore sia costato di più e con le dita delle mani tornano a rifare i conti. Del resto 13 gol in due turni di semifinale non c'erano mai stati nella Champions e a ripensare ad ogni singolo episodio di due partite infinite si rischia il mal di testa.

Due certezze

C'è bisogno di certezze, nel dopopartita. E ne arrivano due. La prima è che la Roma è diventata una squadra di dimensione e spessore europei, e la prossima estate non dovrà essere smembrata, ma rinforzata nei punti giusti per poter ambire il prossimo anno ad alzare finalmente una coppa.

La seconda è che il suo allenatore, il resiliente Di Francesco, è forse la più bella realtà di questa edizione della Champions League, non solo per quel che la sua squadra ha fatto vedere sin dal girone di qualificazione, mettendo in fila alcune tra le migliori squadre d'Europa, ma anche, e ci verrebbe da dire soprattutto, per le continue indicazioni sulla strada migliore da seguire per far crescere in maniera definitiva la realtà di una squadra, e di una società, sempre sul punto di spiccare il volo ma mai in realtà in grado di farlo.

La vera mentalità vncente

Adesso, forse, sì, grazie anche a un signore che ieri sera, mentre a fine partita tutti reclamavano in direzione degli arbitri, lui recriminava per le proteste dei giocatori sul campo: «Anche un minuto in più avrebbe potuto determinare la qualificazione. A me del Var adesso non interessa niente. Sono arrabbiatissimo per l'eliminazione».

Un'altra lezione. L'ennesima. Questa è la vera mentalità vincente.