Domani sera la Roma tornerà in campo, nuda. Senza tifosi, perché questa messa in scena estiva non li comprende. Senza alibi, perché in questo desolante duemilaventi se li è giocati tutti. E pure, purtroppo, senza orgoglio, se il carattere è quello dimostrato a Milano.

Già, Milano: Milan. Non una semplice partita di campionato ma un vero e proprio spartiacque se consideriamo che, prima di scendere in campo, guardavamo l'Atalanta. Dopo, il Napoli. E, non sia mai, pure gli stessi rossoneri. Che se avessi quindici anni potrei scrivere «Chissà come sarebbe andata se il pallone, dopo quel colpo di testa di Dzeko, fosse finito in rete…». Ma quindici anni, purtroppo, non ce li ho più da troppo tempo e allora, seppur soffrendo, devo sottolineare che i secondi quarantacinque minuti della Roma a San Siro sono stati disarmanti. Che se pensate che il gioco di Fonseca si caratterizza, anche, per quanto e come sono portati a salire i due esterni di difesa dovrei chiedervi, conoscendo già la risposta, se li ricordate una sola volta nella metà campo avversaria.
Domanda retorica, risposta scontata: no. Ma tant'è, in questo mini torneo/frullatore che c'accompagnerà fino al due agosto - qualcuno si offre per portare il cocomero? - se parli troppo della partita passata rischi di non accorgerti che è già iniziata quella successiva…

E allora, non resta che sbrigarsi e prendere di petto il tarlo che, dal triplice fischio della sconfitta di domenica, ha iniziato a insinuarsi nella testa di molti-moltissimi tifosi: «Temo che da qui a fine campionato sarà una Via Crucis». Inutile negarlo: se la Roma non sarà capace di rialzarsi immediatamente, il rischio è concreto. Ma credo anche che in uno slancio senza logica - perché i sentimenti spesso sanno farne a meno - dovremmo provare a sostituire quel punto con quello interrogativo. Concedendo, seppur controvoglia, alla squadra la possibilità, l'ennesima, di dimostrarci il contrario. Perché sì, quasi certamente il treno Champions è già passato ma la professionalità, la passione per questo sport e l'amor proprio dovrebbero essere, sempre, nel cuore della cronaca. Ho tenuto fuori la letteratura legata alla maglia perché in questo calcio così lontano da certi valori non resta che affidarsi agli stimoli personali, responsabilità comprese, d'ognuno di loro.

Non dovremo aspettare molto per avere questa risposta eh, domani. Che se tutti noi avevamo immaginato quella della costrizione - noi a casa, loro in campo - come la distanza più grande tra la squadra e i tifosi, è solo perché non avevamo ancora visto la prova, non prova, al bromuro di Milano. E allora, mai come questa volta, la ROMA dovrà rialzarsi da sola.