Contadino. Fornaio. Muratore. Calciatore. Per fortuna nella ruota dei mestieri, è uscita l'opzione numero quattro. Meglio. Assai meglio, con tutto il rispetto per qualsiasi tipo di lavoro. Il fatto è che stiamo parlando di Cengiz Ünder, il turchetto della felicità. Contro il Genoa gol numero sei in campionato, settimo in totale considerando quello, pesantissimo, realizzato a Charkiv nella gara d'andata degli ottavi di finale della Champions contro lo Shakhtar. Negli ultimi tre mesi ha ribaltato tutto, pregiudizi, mugugni, polemiche, scetticismi. Diventando imprescindibile. E forse anche per merito delle sue radici, cioè di una storia che potrebbe far bene a molti dei ragazzi che popolano le nostre formazioni Primavera ma che da minorenni vanno in giro accompagnati da procuratori e collaboratori vari.

Tutto il contrario di quello che è accaduto a Ünder. Nato a Sindirgi, un paesino di poco più di diecimila abitanti, ci mise poco a far vedere che lui con il pallone tra i piedi era di un'altra categoria rispetto agli altri ragazzini della sua zona. Cominciò a fare sul serio, si fa per dire, quando non aveva ancora dieci anni, addosso la maglia del Burcaspor ma anche gli occhi di società un po' più importanti. In particolare, quelli dell'Altinordu, oggi nella B turca, club che è l'Athletic Bilbao turco, vade retro stranieri, con noi in campo vanno solo ragazzi turchi. Ünder firmò per l'Altinordu quando non aveva ancora compiuto sedici anni. Si trasferì a Smirne, scoprendo una società con strutture all'avanguardia e una grande vocazione per i giovani. E cominciò a fare il contadino, il fornaio, il muratore e mille altri mestieri.

Ma davvero? Davvero. Perché è quello il metodo di formazione del club turco. Proviamo a spiegare. I ragazzi delle giovanili, a partire da quelli che vivono nel pensionato, vanno a scuola, si allenano e poi scoprono l'altra faccia della vita. Ovvero, come succede nella stragrande maggioranza dei casi, se il calcio ti fa capire che quella non è la tua strada, ti insegnano altri mestieri. Così la giornata di Ünder a Smirne era cadenzata dagli impegni più variegati. Giorntata tipo: quattro ore di allenamento, poi nei campi e nelle stalle. A raccogliere pomodori, rizollare la terra, curare le piantagioni, mungere le vacche. Ma, anche, poteva capitare che il programma prevedesse di fare il fornaio. Si lavorava davanti al forno e poi, nel tempo libero, si andava per strada a venderlo. E questi insegnamenti c'erano anche per molti altri mestieri. Il tutto per un semplice rimborso spese, qualche decina di euro, oltre al vitto e all'alloggio.

Ünder è cresciuto così, a pomodori e gol. Gli è andata bene con i gol, visto che a diciannove anni il turchetto se lo è preso l'Istanbul Basaksehir, la serie A turca, la nazionale, i grandi club europei che lo vogliono, la Roma che riesce a prenderlo offrendogli la grande vetrina europea. E in vetrina, ora, Cengiz c'è in tutto il suo splendore, protagonista in Italia e in Europa, nuovo idolo della tifoseria romanista, scettica al suo arrivo, oggi entusiasta di questo ragazzo che quando parte in velocità sembra un fumetto per come si muovono rapidamente le sue gambe. Un talento, con margini di miglioramento ancora tutti da esplorare, un ragazzo che ha avuto bisogno solo di un po' di tempo per far vedere che i tredici milioni di euro investiti da Monchi per conto della Roma, sono stati un affare. Forse grazie anche a quei pomodori che raccoglieva in Turchia.