È come se tutto all'improvviso avesse smesso di girare, come se il mondo si fosse fermato, i colori sbiaditi, i suoni spenti. La ferita che la morte di Davide Astori ha lasciato anche dentro Trigoria è profondissima e niente in questi momenti sembra lenire il dolore devastante che sta consumando tutti, ma uno in particolare. È stato solo un anno il difensore bergamasco in giallorosso, ma la comune militanza è stato solo un pretesto per rinsaldare un'amicizia che per Daniele De Rossi era già avviata. Anzi, fu proprio lui a spingere sull'acceleratore con Walter Sabatini quando si cominciò a fare il suo nome per rinforzare la rosa giallorossa: «Per Astori la Lazio tentenna,la Roma ne approfitta?», titola la Gazzetta il 17 giugno 2014. Per molti giorni la Lazio portò avanti la trattativa senza mai affondare il colpo, tirando sul prezzo, poi Sabatini, che in quel periodo si sentiva in grado di battere chiunque, portò un doppio gancio che esaltò i tifosi, strappando Iturbe alla Juventus e Astori proprio alla Lazio, con Tare che, dandone conto ai tifosi, esagerò: «Se è vero mi dimetto». Poi non si dimise: il fatto era che Giulini chiedeva sette milioni, Lotito  ne offrì sei e la Roma chiuse a otto (con la formula differita del prestito con obbligo di riscatto). Sui giornali del 24 luglio, tenete a mente questa data, se ne scrisse in abbondanza. Il Romanista titolò: «Che show, arriva anche Astori!».

Dunque, il 24 luglio Astori fa le valigie a Cagliari e prepara il viaggio per Boston dove proprio quel giorno Daniele De Rossi festeggia il suo trentunesimo compleanno. Sarà lui ad accogliere Davide con tutti gli onori e da lì comincerà un percorso comune di amicizia e stima che solo la morte ha potuto interrompere. Davide era uno dei pochissimi amici veri che Daniele De Rossi ha nel calcio. Si contano sulle dita di una mano ed è inutile far l'elenco. Niente di questa storia deve avvicinarsi neanche lontanamente alla pruderie un po' voyeuristica che in certi casi scatena i più curiosi. Pochi mesi fa, in un'intervista concessa a Walter Veltroni per il Corriere dello Sport, Daniele aveva citato proprio Astori (con il fisioterapista Damiano, Totti, Cassetti e altri) nell'elenco di quelli che non gli mancheranno quando smetterà di giocare: «Perché li andrò a cercare e saranno lì». Questa risposta sul giornale non trovò spazio e Daniele un po' se ne rammaricò. Ieri ci ha ripensato.

Ma non c'è dolore da mettere in piazza oggi, non c'è lacrima da mostrare né frase studiata da mandare ai posteri. È semplicemente dolore devastante che niente - né la sua grandiosa prestazione di Napoli, né la bella vittoria della Roma, né i complimenti ricevuti, neanche il pensiero del nuovo infortunio alla caviglia che preoccupa a Trigoria in vista della sfida di venerdì sera col Torino - in questo momento può alleviare. Troppo brutto il modo in cui tutto è avvenuto, e agli altri non resta che piangere, magari, come nel caso di Daniele, nel ricordo di quei pranzi a base di sushi quando Garcia dava il permesso nei ritiri al Parco dei Principi, di quelle chiacchierate libere sul mondo del calcio (entrambi così appassionati del loro lavoro da ritrovarsi a parlare anche di quanto fosse forte questo o quell'altro giocatore), di quelle digressioni nel mondo dell'architettura, per quel richiamo artistico che Davide sentiva dentro e che finivano spesso anche nelle interviste che rilasciava ai giornali. Nainggolan lo accolse con un tweet: «Benvenuto Davide, si vede che non sai stare senza me. Ti aspettiamo in America».

Oggi a Trigoria sembra così difficile per tutti stare senza di lui. Ieri l'allenamento si è svolto in un cupissimo silenzio. Nessuno aveva voglia di scherzare, a partire da Di Francesco che ad Astori era legato da profonda stima umana e tecnica, anche se lo ha conosciuto solo da avversario. Daniele è rimasto in silenzioso raccoglimento. La caviglia, indolenzita da una nuova distorsione in un intervento a terra nel finale della sfida col Napoli, non gli dà ancora la possibilità di allenarsi. Ma lo staff conta di recuperarlo per venerdì. Se giocherà, lo farà nel nome di Davide.