Metti una sera prima di cena. Metti la Roma in Europa, in un orario che lo spezzatino imposto dalle tv anche alla Uefa ormai ci ha fatto digerire. Metti un vantaggio minimo conseguito una settimana prima, quando al culmine della crisi ci ha pensato l'ultimo arrivato a restituire un po' di respiro. Metti una squadra finalmente convincente nell'ultimo turno di campionato, ma che ha fornito appena un indizio e mezzo, ben lontano dalla fatidica prova.

Metti tutti gli ingredienti insieme e comprendi che sul tavolo per una volta ci si può anche accontentare di un pasto frugale. Nessun banchetto luculliano, ma sempre meglio del digiuno. Ci si può saziare anche senza riempirsi lo stomaco. Fuor di metafora, si può essere soddisfatti di una qualificazione agli ottavi di Europa League senza avere lo sguardo appagato da un gioco brillantissimo. La Roma vista in Belgio di brillante ha avuto poco oltre il bianco delle maglie. Ma di fatto ha tremato fino all'invenzione di Mkhitaryan trasformata in oro da Kluivert. Minuto 29 del primo tempo. Poi, a parte un tiro al volo di Bezus terminato di poco a lato, per un'ora ha gestito senza grandi patemi.

Sicuramente inferiori a quelli della gara d'andata all'Olimpico. Dove non era neanche convalescente, ma ancora in piena malattia. A Gand è andata con uno stato d'animo differente. E i suoi uomini di maggiore esperienza e classe l'hanno tenuta a galla: l'armeno e l'olandese che hanno confezionato la rete, ma anche Smalling, Dzeko, Kolarov. Quando in rosa ci sono talenti simili (con tutto il carico di familiarità con gli impegni internazionali), si può sopperire anche alla lucidità mancante. Non è un caso se i due mediani sono fra quelli apparsi più in difficoltà: l'infortunio di Diawara ha esaurito le rotazioni e dopo un ciclo così denso di impegni è anche fisiologico che Cristante e Veretout siano arrivati col fiato corto.

Ma quando manca fosforo in mezzo, difficilmente si può assistere ai fuochi d'artificio. Che comunque in pochi hanno fornito: vanno a casa Arsenal, Ajax, Celtic (che comunque il suo lo aveva fatto nel girone), Porto, Benfica e Sporting; in estrema sofferenza il Siviglia di Monchi salvato dal Var nel finale; tutt'altro che bella l'Inter contro il modesto Ludogorets. A conferma che il torneo non è una passeggiata di salute nemmeno per chi ha iscritto il proprio nome negli albi d'oro delle coppe. Che tre partite in una settimana logorano. Ma di più chi non le fa. E allora il pasto frugale non soltanto diventa meglio del digiuno, ma acquista gusto sopraffino. Quello della Roma ancora in Europa.