Il giorno che sarà scientificamente provata e percentualmente quantificata l'incidenza che la condizione mentale ha sui risultati di una squadra sportiva (non conta in questo caso la categoria o lo status professionale, tutto è rapportato ai propri impegni), i presidenti si sveneranno per costruire intorno alle proprie squadre una struttura di professionisti che in accordo con l'allenatore dovranno provvedere a far togliere le nubi dall'orizzonte di ciascun giocatore. E non si tratta di lasciarsi ammaliare dal pifferaio magico. Nessuno psicologo o mental coach potrà mai convincere nessuno a fornire prestazioni ad esempio calcistiche superiori a quelle di Messi. Si tratta semplicemente di far sì che ogni atleta possa convogliare le sue energie sull'obiettivo. Più uno riesce a essere concentrato sul proprio obiettivo (che sia quotidiano, per l'allenamento, settimanale, per la partita, o annuale, per la stagione sportiva), maggiori saranno le possibilità che quell'obiettivo sarà raggiunto. La somma di tutte queste capacità dà come risultato la cosiddetta mentalità vincente. In certi ambienti, ormai, questi fattori sono consolidati e portano punti. In Italia alla Juventus, all'estero ai vari top club di ogni campionato, si dà per scontato che quella capacità sia nel dna dei giocatori messi sotto contratto.

A Roma non è ancora così. E questo vale per tutti. Giocatori, ma anche dirigenti e allenatori. E questo porta a volte a caricare di significati negativi ogni sconfitta ben più del valore concreto che quella sconfitta ha determinato. In pratica, perdendo una partita "ci si appresta" a perderne già un'altra. Così come, sull'onda dell'emotività, spesso il circolo virtuoso ti porta a farti sentire vincente solo perché hai cominciato a vincere. E' lì che  Di Francesco adesso punta quando dice che vorrebbe più ottimismo intorno alla sua squadra. L'allenatore sa che il dilagare del pessimismo nell'ambiente rischia di diventare un nemico in più per vincere le partite che adesso la Roma è costretta a vincere, a partire da oggi a Udine, passando per la qualificazione di Champions e finendo per la sfida col Milan prima dell'esame di Napoli. E per evitare questa prevalenza del pessimista (che è un po' la rielaborazione della "Prevalenza del cretino" di Fruttero & Lucentini), l'allenatore ricorda a tutti i passi fatti fino a oggi. Citando spesso il paradosso per cui si trema all'idea di uscire dalle prime quattro per la Champions del prossimo anno e ci si dimentica che la Roma è agli ottavi nella Champions di quest'anno. Un ottimista partirebbe da questo. Un pessimista, ma pure un cretino, pensa già al quinto posto della classifica finale. Che disgrazia!