Rispettateci. Chiediamo semplicemente questo, il semplice, naturale rispetto. Da romani e romanisti. E non c'è nessuna segreta intenzione di difendere delinquenti e ladri. Semmai l'esatto contrario. Cominciando con la difesa, questa sì sacrosanta, delle centinaia di migliaia di tifosi della Roma che sono persone per bene. Non può essere accettabile che il comunicato con cui ieri la Questura di Udine ha confermato l'indicazione dell'Osservatorio di vietare la trasferta friulana ai tifosi romanisti residenti nel Lazio, si permetta di sottolineare «la pericolosità del tifo organizzato romanista».

Ci sentiamo offesi. Da romani, romanisti e persone per bene. Siamo sicuri che ci si sentano in tantissimi che hanno il cuore mezzo giallo e mezzo rosso. Sarebbe facile tracciare una linea difensiva (ma difensiva di che?), comparando la questione romanista con quella di altre tifoserie alle quali è comunque consentito di stare vicino alla loro squadra del cuore. Non ci interessa fare questo anche se, pensandoci bene, è una situazione che va a infangare la scritta che c'è dietro lo scranno del giudice in qualsiasi tribunale, la legge è uguale per tutti. Ci interessa restituire ai romani, romanisti e persone per bene, quello che è dei romani, romanisti e persone per bene.

Cari capoccioni delle istituzioni, l'identikit che tracciate del tifoso romanista è falso. Non siamo quelli che descrivete. Per carità, le mele marce ci sono anche tra noi, ma quelli che rubano negli autogrill sono ladri, quelli che si confrontano con altre tifoserie in una certa maniera sono delinquenti. E questi, una volta identificati, devono pagare. Ma gli altri, tutti gli altri, la stragrande maggioranza, no. Hanno il diritto di essere rispettati. E quel comunicato, dalla prima all'ultima riga, non li rispetta.

Abbiamo la certezza che la pensino così anche a Trigoria. Siamo sicuri di come la società giallorossa nei giorni scorsi abbia fatto di tutto e di più perché questo obbrobrio giuridico rientrasse, facendo pressioni in Lega. Non abbiamo dubbi che la dirigenza romanista abbia esaminato la possibilità di fare ricorso, dovendosi arrendere solo di fronte al fatto che non sarebbe stato neppure preso in esame, semmai una possibilità di essere discusso quel ricorso l'avrebbe avuta soltanto se a presentarlo fosse stato un gruppo di tifosi. Non basta, ci permettiamo di dire. C'è bisogno di qualcosa di più. Di un passo ufficiale. Di una difesa pubblica della gente romana, romanista e per bene. E non per depotenziare una contestazione che ha portato ieri a una similitudine tra Pallotta ed Eva Henger, ma per una semplice ragione: i tifosi della Roma sono meravigliosi.