Una Squadra. Sì, con la esse maiuscola. Perché, se mai ce ne fosse stato bisogno, questo ci hanno detto i novanta minuti giocati a San Siro. La Roma è una Squadra, nel senso più pieno della parola. E questo deve essere il primo grazie che dobbiamo a Paulo Fonseca, il tecnico portoghese arrivato dalle nostre parti via Ucraina. Ci ha restituito una Squadra, un gruppo, uno spogliatoio, un senso di identificazione in cui ci piace perderci seguendo, con l'inevitabile apprensione del tifoso innamorato, le partite di questa Roma. Una sensazione di cui ci eravamo quasi dimenticati, reduci come eravamo da una stagione come quella passata in cui la Roma mai o quasi era stata in grado di essere una squadra, con la esse minuscola oltretutto. Questa no. Pretende e si merita la esse maiuscola. È una Squadra.

Capace di non farsi spaventare da nulla. Prendete la sfida con l'Inter. A casa erano rimasti Cristante, Zappacosta, Kluivert, Pastore, Fazio, Dzeko era partito con gli antibiotici, Pau Lopez costretto a fermarsi per un problema muscolare (bravissimo comunque Mirante), neppure una manciata di minuti di partita e pure Santon, ancora scelto come titolare da esterno destro basso, è stato costretto ad alzare bandiera bianca. Roba che poteva stendere un elefante, in una partita in cui si andava a giocare sul campo dei primi della classe. Ma quando mai.

La risposta in campo è stata un'emozione per il presente e un auspicio per il futuro prossimo e più lontano. A San Siro la Roma ha giocato da grande Squadra, in particolare in un primo tempo in cui per una trentina di minuti ha fatto la partita con coraggio, altruismo e fantasia, è mancato giusto l'ultimo passaggio per dare ancora più corpo ai sogni che sono tornati a essere legittimi. Legittimati da un gruppo in cui tutti corrono per gli altri, in cui non ci sono atteggiamenti da primedonne neppure da chi magari se lo potrebbe pure permettere. Appunto, una Squadra. Ne sentivamo il bisogno. E per questo siamo sicuri che l'atteggiamento continuerà a essere questo. L'esame di San Siro è stato superato. Quello che serviva per puntare a un grande futuro.