Un altro pezzo del calcio italiano è destinato a sparire. Il Vicenza Calcio, già Lanerossi Vicenza degli anni gloriosi, è sull'orlo del fallimento. Ieri era l'ultimo giorno utile per pagare i giocatori, senza stipendio da mesi, e scongiurare la messa in mora della società di Lega Pro. Ma l'amministratore unico Fabio Sanfilippo, personaggio ambiguo che è subentrato alle precedenti e disastrose gestioni, ha comunicato ai calciatori che non sarebbero stati pagati in giornata. La strada sembra segnata: i giocatori avranno la possibilità di svincolarsi e i biancorossi non si presenteranno alla sfida di Coppa Italia di sabato contro il Padova. La retrocessione in Serie D, vuoi per la decurtazioni di punti vuoi per il fallimento del club, sembra ormai inevitabile.

Dopo il Modena (ma anche il Como, il Varese, il Parma...) un'altra storica società del calcio italiano sarà costretta a cercare imprenditori disposti a farsi carico del debito o, in caso contrario, a ripartire dalla Serie D. I tifosi, stremati da anni di incertezze, sono ormai rassegnati a ripartire dalla quarta serie. Quello che sembrava un incubo, per molti è diventata una speranza: staccare la spina per ripartire con un progetto sostenibile ed economicamente trasparente. Trasparenza. Quella che a Vicenza, raccontano i tifosi, manca da molti anni. Nel 2004 la società fu acquistata da imprenditori locali, una cordata guidata da Sergio Cassingena, che subentra all'azienda britannica Enic. Segue un decennio disastroso, in cui il Vicenza, da squadra di Serie B che lottava per salire in A, diviene una cliente abituale dei playout per non retrocedere in C. Fatto che avviene inesorabilmente nel 2013, con la società in gravissime situazioni finanziarie. Tornato in serie cadetta, nel 2013-14 il Vicenza sfiorò il miracolo sotto la guida di Pasquale Marino, perdendo ai playoff contro una squadra storicamente amica come il Pescara.

Pochi anni dopo, nel maggio 2016, una seconda cordata, denominata "Vi.Fin.", fiuta l'affare e guidata dal toscano Alfredo Pastorelli compra la società sperando in una prossima promozione. Ma è una catastrofe: l'anno dopo la squadra retrocede di nuovo in Serie C. La situazione economica peggiora di anno in anno, aggravata dai litigi tra gli impresari. Negli ultimi mesi, poi, accade l'inspiegabile. Boreas, un gruppo arabo-lussemburghese, si propone per l'acquisto. Le carte sembrano in regola, il progetto sembra serio. Anzi, sono gli stessi imprenditori esteri a pretendere trasparenza dagli italiani. Che non arriva. Anzi. Dal nulla spunta Sanfilippo, ("una sorta di Manenti del Parma" è il paragone che ha usato più di un tifoso interpellato per la stesura di questo articolo) e Vi.Fin. vende a lui nel giro di una mattinata. Senza alcuna spiegazione, la società passa un personaggio che quotidianamente promette soldi ma che non li tira mai fuori. Neanche quando l'alternativa è perdere tutti i calciatori. Adesso, il futuro è incerto. E nessuno può prevedere che fine farà il Vicenza. Quel "Lane" che fu il Real Vicenza di Paolo Rossi, la rivoluzionaria squadra guidata da Fabbri che alla fine degli Anni 70 arrivò seconda dopo la Juventus grazie a una stagione strepitosa. Quel Vicenza in cui negli Anni 80 ha esordito Roberto Baggio e che nel 1996-1997 tornò primo per qualche giornata e poi vinse la Coppa Italia. Quel Vicenza in cui, nel 1975-76, giocò un promettente giovane in prestito dalla Roma chiamato Agostino Di Bartolomei.

E i tIFOSI GRIDANO: «VIA i mERCANTI dAL MENTI!»

Ogni volta che una squadra fallisce, ci sono dei responsabili e ci sono delle vittime. C'è chi fa il danno e chi lo subisce. E a subirlo, come sempre in queste situazioni, sono i tifosi. Osvaldo "Oz" Casanova è un illustratore e artista di Vicenza, tifoso biancorosso dalla nascita. I suoi lavori hanno illustrato giornali, riviste, libri, mostre ed eventi sportivi, in particolare legati al calcio e al ciclismo. Ha disegnato Totti, Maradona, Meroni, Cruyff, Ronaldinho, ma anche un momento storico della sua squadra come il gol ai supplementari di Maurizio Rossi in finale di Coppa Italia contro il Napoli. «Il sentimento in questo momento è misto, come quando muore un parente da tempo malato gravemente. Si prova comunque dolore, ma dall'altro lato c'è anche un senso di sollievo. Il degenerare della situazione del Vicenza, che all'esterno è arrivato come un fulmine a ciel sereno, per noi dura da quindici anni. Da quando, praticamente, per un suicidio di massa, la città ha allontanato la proprietà inglese. Chiesero la gestione dello stadio, la concessione, la cosa non andò in porto e si disinteressarono. C'era il mito del "Vicenza ai vicentini" e forse un po' il leghismo ce lo abbiamo dentro, "English go home", eccetera. Sergio Cassigena, presidente del gruppo Sisa (uno che disse "I tifosi non devono pensare"), si presentò come capofila di una cordata di sette soci. La loro gestione è all'origine del fallimento del Vicenza Calcio. Che assieme a quello della Banca Popolare, è il sintomo che sta crollando un modo di lavorare basato sul "traffichetto", sull'amico dell'amico, senza nessun tipo di piano industriale o di progetto».

Per quanto riguarda il futuro, per Osvaldo, così come per tutti i tifosi vicentini, nulla è certo. «Gli imprenditori vicentini che hanno la forza di fare qualcosa di fatto bene non ce ne sono, secondo me. Non c'è la mentalità per quel tipo di professionalità. La risorse economiche ci sarebbero, nonostante stia crollando a pezzi Vicenza è ancora abbastanza ricca. Il sentimento collettivo è  che finalmente è finito il calvario... La gente si acconteterebbe di poco. L'idea di finire in Serie D è già accettata. La fortuna di chi ha distrutto il Vicenza è di vivere in una città abbastanza tranquilla. Con il Vicenza, spero fallisca questa concezione patriarcale del paròn, questa non è l'imprenditoria illuminata della Lanerossi, della Pirelli,... Qui c'è gente che fa baruffe per ventimila euro». Osvaldo racconta che i tifosi si stanno organizzando per chiedere chiarezza. Per il 19 hanno organizzato un evento  il cui nome dice tutto: "Via i mercanti dal Menti". La Curva ha convocato la pubblica amministrazione, le istituzioni e l'imprenditoria vicentina per provare a fare luce e per iniziare a immaginare un futuro sostenibile.

Ugualmente sconfortato è Alessandro Lancellotti, collezionista e storico del Vicenza. Ha ricostruito tutti i tabellini del club dal 1902 ad oggi, «da quando i primi calci al pallone a Vicenza si davano alla Società Ginnastica Umberto I». Non ce la fa a trattenere il dispiacere: «Eguaglieremo il punto più basso del Vicenza, quando nel 1929 giocò in seconda divisione, cioè la quarta divisione, una sorta di C2. Chi ha la mia età può ricordare con passione il Vicenza di Otero, Murgita, Luiso e Zauli. Rimpiango le trasferte europee, cosa che le nuove generazioni non so quando potranno vivere. Ricordo la trasferta a Roma nel 2001: sono i palcoscenici che meritiamo». Speriamo possano tornare a calcarli presto.