Giungono da Nanchino echi dei megavertici in casa interista per trovare soluzioni ai problemi che Conte ha voluto sollevare pubblicamente. Un po' come avvenne nel 1842, i negoziati dovrebbero portare alla pace tra le parti (allora il delegato britannico Pottingere e quello cinese Qiyng, stavolta tra il delegato leccese Conte e il padrone di casa Zhang) soprattutto in ambito di commercio estero. Però adesso, scherzi a parte, il tecnico vuole fatti (e giocatori) più di teoriche rassicurazioni. E quindi resta all'erta.

Così come Sarri, che col suo modo meno ostentato e più sornione, ma non per questo meno efficace, ha già fatto sapere che Cr7 al momento resta fuori dai suoi schemi, che la squadra ha bisogno di altri innesti e che non sarà facile raggiungere il livello d'organizzazione che negli anni aveva saputo dare al Napoli. Non dice perché, ma glielo ricordiamo noi: rischia di essere assai complicato stravolgere un dna che ha sempre trasmesso informazioni genetiche diverse rispetto a quelle che vorrebbe impiantare l'artigiano toscano. Lui sarebbe stato perfetto per la Roma, ma per un peccato di presunzione suo (e di tempi, dei dirigenti giallorossi) il destino ha voluto che si raccontassero storie diverse. E si vedrà chi ci avrà guadagnato. Di sicuro, di tutti i giocatori che Sarri ha a disposizione, solo due sono disposti a riconoscere con fiducia l'importanza dei suoi meccanismi tattici: ma uno, proprio come lui, è appena arrivato, De Ligt, l'altro, Higuain, sta per andarsene.

A Napoli Ancelotti è troppo furbo per tirare la corda, ma anche lui ha passato l'estate a rispondere a domande su James Rodriguez e per ora ha potuto lavorare solo con Sgarbi e Tutino. Però intanto ha sistemato la difesa e questo lo fa partire molto avanti, forse avanti a tutti. Intanto Montella si lecca le ferite delle prime amichevoli e chiede sostegno sul mercato al neoproprietario della Fiorentina Commisso, la Lazio annuncia al massimo la prossima cessione di Milinkovic e l'Atalanta si tiene stretta i giocatori che fecero l'impresa. E la Roma? Cammina a fari spenti, spende 20 milioni per giocatore, più o meno, e copre i buchi aperti dalla sciagurata gestione dello scorso anno. Non tutte le mosse sembrano illuminate, ma il buono delle intenzioni si scorge. Potrebbe bastare? Chissà.