Il calendario di un romanista è fatto di anni di transizione. Con tre luminose eccezioni: 1942, 1983, 2001. Per il resto, sempre ad aspettare, con fede incrollabile, l'anno successivo. Domanda: sarà anche questo un anno di transizione? Probabile, ma non è detto. La Roma di Eusebio Di Francesco è in corsa in tutte le competizioni, compresa quella per noi storica, e abbordabile, del campionato italiano.

Apprendo con grande soddisfazione che il nostro Monchi è deciso ad allargare i cordoni della borsa nel mercato di gennaio. Confido, conoscendo la sua professionalità, che stia già agendo sotto traccia, potente e invisibile come un sommergibile giallorosso. Ma dove e come migliorare questa squadra? Vi sono diversi punti fermi su cui contare ad occhi chiusi. Alcuni scontati, altri sorprendenti. Il primo è un grande portiere, Alisson Becker, almeno altrettanto forte del suo predecessore tra i pali, ma migliore nelle uscite e soprattutto con i piedi. Il secondo è Fazio, imperiale regista della difesa e delle ripartenze. Il terzo è Kolarov, forse il più importante, perché riferimento in campo di tutta la squadra. Alla faccia di chi ricordava i suoi trascorsi laziali, dimenticando che fu l'unico a ribellarsi alla vergognosa ammuina di Lazio-Inter, che ci costò probabilmente uno scudetto. Il quarto è Nainggolan, che non ha bisogno di commenti, anche se quest'anno non è ancora al top. Infine citerei i due esterni, Perotti ed El Shaarawy. Soprattutto il primo, ora che ha imparato a centrare la porta non solo su rigore. Ma anche il secondo, preziosissimo anche in copertura, e possibile alternativa su tutti i fronti d'attacco, persino come punta centrale.

L'elenco dei migliori indica per esclusione i punti interrogativi o comunque di debolezza. Idealmente gli acquisti dovrebbero essere tre. Anzitutto un terzino destro, perché Bruno Peres è un attacco permanente alla nostra stabilità cardiaca e Florenzi, pur adattabile a tutti i ruoli, non è un terzino. A meno che non si voglia spostare Emerson a destra, oltre che impegnarlo ogni tanto a sinistra per far rifiatare Kolarov. In secondo luogo un centrocampista che segni. Sotto questo profilo il pur valente trio De Rossi, Strootman, Gonalons è molto deficitario e i gol di Nainggolan comunque non bastano (almeno finora). Pellegrini deve ancora inserirsi appieno e dimostrare quel che prometteva a Sassuolo.

Infine, in attesa di scoprire chi è davvero Schick e se può fare il centravanti in alternativa a Dzeko, ultimamente poco brillante, serve una punta tecnica e vocata al gol. Senza andare troppo lontano, insisto, probabilmente inascoltato, per il ritorno a casa di Pettinari, che a Pescara sta facendo mirabilie. Capita ogni tanto che i giovani talenti si perdano, ma ora uno dei migliori prodotti del vivaio giallorosso di dieci anni fa sta trovando la maturità. Il suo posto è qui. Naturalmente, si tratta di consigli interessati e discutibili, di chi ha già vissuto abbastanza transizioni e aspira ancora almeno a un quarto anno di successi. E questo, attenzione, non significherebbe solo la decima Coppa Italia. Di Coppa, poi, ce n'è un'altra, da affrontare passo passo, senza illudersi di aver facile ragione dei minatori del Donbass.

Non ci vuole molto a migliorare questa Roma, già buona, che potrebbe diventare ottima. A meno di non voler rimandare tutto al prossimo anno, come è quasi sempre capitato nella nostra storia. Ma invecchiando, la pazienza non è più quella di quando ci si feriva aggrappati ai muretti di marmo dei posti in piedi, sotto la Curva Sud.