Osservando le facce dei tremila romanisti presenti al Wanda Metropolitano verrebbe da chiedersi, stravolgendo i versi di Bob Dylan, quante trasferte debba collezionare un tifoso prima di meritarsi di essere trattato come un cittadino. Volti seri e solcati dalla delusione accompagnano l'uscita mentre tutto intorno tace. Occhi increduli si incrociano con quelli curiosi di chi vorrebbe sapere qualcosa in più. Eppure basterebbe uno sguardo per rendersi conto di quanto l'insuccesso sul campo sia solo la triste e scontata fine di un mercoledì indimenticabile nella sua folle evoluzione. E pensare che tutto era iniziato con le immagini della metropolitana invasa da bandiere dell'Atletico e da stendardi giallorossi, con cori di scherno verso le rispettive rivali cittadine, pacche sulle spalle e sorrisi. Nonostante il comunicato delle autorità spagnole relativo ai "profili di alto rischio" per la sfida del Metropolitano, per le vie della città tifosi spagnoli e italiani si sono mischiati in una tranquillità quasi surreale. Presupposti di una serata che avrebbe dovuto concedere ai presenti e non solo le immagini della contesa sul manto verde e un botta e risposta sugli spalti tra due tifoserie tra le più passionali dei rispettivi paesi. "Gioie e giornate amare" cantano i romanisti a chi si chiede cosa rappresentino le partite per questi uomini, donne e bambini pronti a far bagagli per stare al fianco della Roma. In fondo viaggiare al seguito è come un terno al lotto, una meravigliosa scommessa a scatola chiusa. Son partenze e speranze e ritorni dagli esiti incerti.

Una strana trasferta
Erano arrivati in compagnia dei tifosi dell'Atletico e senza causare il benché minimo problema, i romanisti. Camminando dal Fondo Sur, proprio sotto la curva di casa, erano giunti dalla parte opposta mischiandosi agli altri in un flamenco di passioni opposte quanto simili. E mentre si incamminavano verso le porte d'accesso piccoli episodi a far presagire qualcosa di ben più grave. Bandane giallorosse strappate dal collo, lattine vendute regolarmente all'esterno dello stadio e sottratte con forza dalle mani dei legittimi proprietari. E mentre il settore si riempiva sempre più tingendo di giallo e di rosso le vetrate, un parapiglia ad attirare l'attenzione dei presenti. Si può litigare anche in famiglia, son cose che succedono d'altronde. D'improvviso però a farla da padrone sono gli agenti in antisommossa che si palesano dalle scale e, in compagnia della sicurezza interna (anch'essa munita di manganello), ecco la mossa che nessuno si aspetta. Come spegnere il fuoco lanciandoci sopra della benzina. Sono colpi alla cieca verso tutti, senza una logica se non quella di stabilire un ordine tutto loro. "No need to argue", nessun bisogno di discutere il nome dell'album a lungo in vetta alle classifiche italiane. E di discussione in quell'anello del Fondo Norte non se n'è vista l'ombra, se non i tentativi di molti romanisti di capire cosa avesse spinto quegli uomini a colpire con cotanta forza, gettando tutti nello stesso calderone, ridendo beffardi del loro operato e facendo volteggiare manganelli come trofei. "Tum, tum, tum" mima un responsabile della sicurezza vantandosi dei colpi rifilati dopo aver sbattuto a terra chi provava a far notare, anche con veemenza, quanto fossero eccessive queste reazioni. Volti di romanisti a contatto con l'asfalto, teste sotto suole di scarponcini e due arresti con conseguente processo per direttissima. Se nel resto dello stadio erano persone in piedi, poggiate sui vetri, saltellanti e giustamente fuori controllo, in quel piccolo spicchio quelli che furono leoni a Stamford Bridge sono stati ridotti in gabbia, senza via d'uscita. L'uscita negata dai membri della Ariete Seguridad a chi voleva recarsi al bagno o addirittura abbandonare lo stadio in segno di protesta. Una società di sicurezza dal recente passato piuttosto turbolento, considerando l'accusa per comportamenti omofobi e razzisti e minacce verbali registrati nel vicino comune di Fuenlabrada nel maggio scorso, per citarne una. Alcuni mesi fa il Bayern Monaco inviò una lettera di protesta alla Uefa sottolineando il comportamento ritenuto eccessivo e fuori luogo delle forze dell'ordine madrilene nei confronti dei suoi tifosi. Una spiegazione chiesta a gran voce dai romanisti a cui son seguite reazioni senza logica alcuna. "La musica non c'è" passata dagli altoparlanti mentre lo stadio si svuota. Quella melodia di cori e tifo che non c'è stata al Wanda Metropolitano. E se ci sono delle colpe, che esse siano divise. Equamente.