Nel prepartita di Ferrara, davanti ai microfoni istituzionali, si è presentato Ricky Massara, direttore sportivo, anche se non si è ancora capito per quanto. Gli abbiamo sentito dire: «Non vogliamo neppure prendere in considerazione l'ipotesi di non tornare in Champions League». Parole che non poteva non dire. Ruolo e classifica, in quel momento, potevano anche giustificarle.

Ecco, caro Ricky, sarà il caso di cominciare a prenderlo in considerazione, indipendentemente da un arbitraggio rocchiano stile cinque ottobre. Per il semplice fatto che la Roma costruita per questa stagione, è sbagliata. A Ferrara, l'ultima conferma. Con un gruppo di calciatori che ha giocato al replay. Con una condizione fisica che bisognerebbe chiedere i danni a qualcuno. Con un senso di appartenenza che è rimasto a Roma.

Con la totale assenza di un orgoglio scivolato sotto i piedi. Con un senso di squadra che non si è mai visto. Neppure l'aggiustatore Ranieri (peraltro al Fulham pare la pensino diversamente) è riuscito a dare non diciamo un gioco, ma un'anima (sapremmo noi che anima dirgli) a un gruppo di giocatori che sembra non avere rispetto neppure di se stesso.

Di errori ne sono stati commessi a vagonate: Di Francesco è stato messo alla porta, Monchi ha preferito estraniarsi dalla lotta, il mercato è stato un flop. Un errore, probabilmente, è stato anche quello di aver atteso troppo tempo per dare il benservito al tecnico abruzzese. Forse se si fosse deciso prima (pure con un allenatore diverso da Ranieri), oggi la Roma avrebbe se non un'anima, almeno un abbozzo di gioco definito e individuabile. Ormai i buoi sono scappati dalla stalla, immaginare la Champions della prossima stagione è un esercizio di puro masochismo, forse l'Europa League ma con questi chiari di luna, a meno di un'inversione di tendenza in questo momento del tutto improbabile, sarà difficile pure l'Europa minore.

Non ci si dica che bisogna attendere la fine della stagione per fare un bilancio. Già c'è: è impietoso. E allora non si perda tempo. L'unico vantaggio in questo momento è quello di avere spazio, tre-quattro mesi, per programmare il futuro. Sperando, sia chiaro, che la programmazione sia migliore di quella di questa fallimentare stagione. Con tutto il rispetto per Ranieri, serve un allenatore, una mezza rivoluzione nella rosa. E soprattutto una società che respiri un po' più calcio, l'olio canforato che pure non c'è più, il senso di appartenenza e che pensi meno a social, marketing e brand perché la Roma è una squadra di calcio. Una squadra di cui sono innamorati milioni di tifosi ai quali farà pure piacere mettere like e affini, ma prima di tutto, pure al di là del risultato stesso, vogliono sentirsi orgogliosi della loro Roma. Questa, pensiamo che lo avete capito, non è in grado di farlo.