A parte l'Inter, non perdevamo da mesi e mesi. Nel turno storto con la Fiorentina (sull'episodio del rigore manco me pronuncio) ho visto comunque una Roma stanca. Poi prendere un rigore fantasy dopo due minuti ti taglia le gambe. Ecco, avevo detto che non mi sarei pronunciato, ma non ce l'ho fatta. Eccoci comunque alle ultime due curve prima del traguardo d'arrivo del campionato: Roma-Venezia adesso, e Torino-Roma prima di volare a Tirana. Avremo tempo più avanti per parlare di questa stagione, dei punti lasciati per strada, degli arbitri sospesi dopo averci diretto, delle conferenze stampa di mister Mourinho, delle parole della proprietà sul nostro futuro come società e come squadra.

Su tutto questo incombe oggi la finale di Conference, e come è comprensibile, nessuno di noi ha in mente niente altro. Ciascuno svolge la propria vita, lavoro, famiglia, appuntamenti, attività. Ma tutti pensano 24 ore al giorno al Feyenoord. Vedo la gente in macchina che guarda verso l'infinito mentre i semafori sono diventati verdi e tutti ti suonano, e persone che vagano per il Parco della Caffarella in stato confusionale, altri che lasciano le chiavi nel quadro del motorino, amici che non si fanno la barba da quando abbiamo passato il turno con il Leicester. Però oggi gioca la Roma e sarà l'ultima in casa. Fra i riti del calcio di una volta l'ultima in casa era un appuntamento al quale non si poteva mai mancare. Ho conosciuto persone che, anche in stagioni difficili, segnate da contestazioni e altre cose, non hanno resistito ad andare a vedere la Roma all'ultima partita in casa. Era il saluto alla squadra amata, l'arrivederci alla prossima stagione. Come quando ti congedavi dalla fidanzatina che avevi al mare, al Lido dei Pini, e ti davi appuntamento all'estate successiva. Appuntamenti mai rispettati, certo, ma la Roma, si sa, è un'altra cosa. Quindi l'ultima in casa non è un arrivederci, e nemmeno un ciao, è un abbraccio che già ne contiene un altro, e un altro, e poi un altro ancora. E così via. È come dire "per un po' non ci vedremo più qui al nostro solito appuntamento, ma io ti seguirò ovunque e comunque. Per sempre". Perché c'è la campagna abbonamenti alle porte, il calciomercato, il calcio estivo. E poi perché non si smette mai di essere della Roma.

Il Venezia non è matematicamente retrocesso, ma diciamo che non se la passa bene, o quantomeno la vedo ardua per il club veneto. Devono sperare anche loro, anzi devono vincere. Per sperare qualunque cosa devono solo vincere. Ma anche la Roma deve vincere. E deve vincere perché vincere fa sempre bene, perché c'è una finale da giocare e non possiamo arrivare a quell'appuntamento perdendole tutte o con prestazioni ambigue, perché se tutto va bene sugli altri campi possiamo tornare quinti già subito, e poi perché è l'ultima in casa. E dopo un anno del genere con uno stadio del genere per tutta la stagione, l'ultima in casa deve essere una festa per tutti i Romanisti. Lo so che vi sentite un sampietrino sul cuore, lo so. Ma l'unico modo per stare un po' meglio è stringerci fra noi e cantare tutti insieme allo stadio. Forza Roma.