Famiglia. Questa è la parola d'ordine, famiglia. A pronunciarla è stato il nostro allenatore, mister Mourinho, al termine dell'incontro con il Leicester all'Olimpico. In occasione del quale lo abbiamo visto anche visibilmente commosso. Fino alle lacrime. Un allenatore che ha vinto quello che ha vinto Lui, che si commuove perché la sua squadra va in finale di una coppa che manco esisteva prima. O forse a commuoverlo avrà contribuito lo stadio, in stile Roma-Parma del 2001. O la città tutta bloccata. O perché magari sapeva che, in caso di passaggio in finale, i 166 tifosi abbonati della trasferta di Bodo avrebbero ricevuto in regalo dalla società il biglietto per Tirana. L'avrà fatto per Abraham, che agita la folla, che chiede il cambio ma si sacrifica e non esce. Perché uno forte è indispensabile anche quando è stanco, o se dobbiamo difendere. Si sarà commosso per quanto accaduto al suo collega Claudio Ranieri applaudito da tutto uno stadio, con le squadre che per un momento sembrano addirittura rallentare in campo mentre parte il tributo. Per le bandiere. Tante. Grandi e piccole.

Insomma siamo la squadra più romantica del mondo. E poi non si può comprare tutto con i soldi. Nel mondo del calcio professionistico i soldi ce li ha chiunque, e proprio per questo la differenza la fanno gli altri valori. Quelli che non si possono acquistare. E noi quei valori ce li abbiamo. Per il resto la partita è stata perfetta. Con il valore aumentato del gol in trasferta, le partite delle coppe europee potevano essere pensate in modo più rocambolesco; ora, senza il gol a casa degli avversari, le 2 partite di ogni confronto non sono altro che un primo e un secondo tempo. Noi dovevamo fare quello, dovevamo fare quell'altro, non abbiamo fatto niente di speciale e abbiamo vinto. Era sufficiente il compitino, e quello hanno svolto gli 11 in campo, il compitino. Smalling mostruoso, mai un errore. Zalewski mostruoso, può giocare anche nel Real Madrid. Abraham mostruoso, qualità e quantità. E mi è piaciuto anche il Capitano. Molto. Conclude in porta fin dall'inizio, batte dei calci d'angolo micidiali, sbaglia il gol per un rimbalzo di troppo. Da parte loro un tiro largo fuori, due parate per Rui Patricio, leggibili e in totale sicurezza.

Ma oggi non è momento di pagelle e di bilanci, la stagione non è finita, ci aspettano ancora partite importanti. I giudizi ci saranno a fine anno. La Roma è a tre punti dalla posizione del campionato scorso, con la finale di Conference da giocare. Da qui in avanti bisogna seguire pedissequamente le indicazioni dell'Ammiraglio mister Mourinho. Prima cosa: anticipare il turno di campionato con il Torino, perché sono 31 anni che non andiamo in finale in Europa, ed è giusto preparare la partita con il Feyenoord con tutta l'attenzione possibile. Anche perché loro faranno proprio così. Seconda cosa: cercare di portarsi a casa la qualificazione europea già col campionato, questo darebbe una continuità nell'impegno internazionale che fa di una squadra una grande squadra. L'unica cosa che mi sento di chiedere da subito è il contratto a tempo indeterminato per il Mister, un uomo che ha prodotto risultati visibili ovunque, pensate un po', anche a Roma.