Viene spesso in Italia il tecnico della nazionale polacca, Czeslaw Michniewicz e non gli dispiace affatto quando il suo nome viene semplificato in «Cesare», invece che in «Ceslao». Veniva a studiare i nostri allenatori, con una particolare predilezione per la Sampdoria di Giampaolo, nel 2019 venne a Bologna e ottenne una delle più belle soddisfazioni della sua carriera, quando la sua Under 21 vinse 1-0 contro quella di Di Biagio, che ospitava l'Europeo in casa, e schierava in difesa Gianluca Mancini, a centrocampo Lorenzo Pellegrini, e da subentrato anche Nicolò Zaniolo. Giovedì sera li ha rivisti tutti quanti all'Olimpico, nella semifinale col Leicester, anche se non era ovviamente venuto per loro. Da fine gennaio è stato nominato commissario tecnico della nazionale maggiore, dopo che Paolo Sousa ha preferito il clima di Rio a quello di Varsavia, firmando per il Flamengo, e dopo che è sfumata l'ipotesi Fabio Cannavaro.

Il ct polacco nel 2019 con Di Biagio, che sfidò (battendolo) all'Europeo U21 (Getty Images)

E Michniewicz - di recente al Legia Varsavia, che lo ha esonerato a ottobre, dopo che lo aveva portato alla fase a gironi dell'Europa League, contro Leicester, Napoli e Spartak Mosca - dopo aver pareggiato in Scozia la prima gara della sua gestione, e aver vinto a tavolino la seconda (avrebbe dovuto sfidare la Russia, esclusa da tutte le competizioni) ha fatto quello che non era riuscito a Giampiero Ventura nell'edizione precedente: ha eliminato la Svezia nello spareggio e si è qualificato per il Mondiale (rigore di Lewandowski e 2-0 di Zielinski). Zalewski non c'era, era stato lasciato a disposizione dell'Under 21 per una gara decisiva per la qualificazione agli Europei (contro Israele, in cui giocava l'ex compagno di Primavera Podgoreanu), ma dalla prossima tornerà con la nazionale maggiore, con cui aveva debuttato, a 19 anni, il 5 settembre, nel 7-1 a San Marino (con assist per l'ultimo gol). Il ct, che prima di venire a Roma per vederlo dal vivo e conoscerlo lo aveva seguito spesso in tv, glielo ha anticipato venerdì mattina, in un bar al Pantheon. «Mourinho ci ha risolto un problema - ci spiega Mateusz, giornalista polacco, a Roma per lo stesso motivo - erano anni e anni che la Polonia non aveva un terzino sinistro». E il ct, tra le righe, conferma.

«Ci potrà dare una mano in due posizioni diverse. Stiamo pensando di fare la difesa a tre, come la Roma, visto che abbiamo attaccanti di grande valore, da Lewandowski a Milik e Piatek, più altri giovani molto bravi. E giocando a tre dietro Zalewski, nella posizione in cui lo utilizza Mourinho, sarebbe perfetto nella mia idea di gioco. L'unico problema è che non abbiamo tre difensori di livello internazionale: anche Glik ha un problema fisico, da quando ha giocato con la Svezia. Se invece giocheremo a 4, il romanista farà l'ala sinistra, come nelle nazionali giovanili. Il 16 faremo le convocazioni, ho già parlato con Nicola».

Che quindi sarà convocato...
«Ehm... quando esce questa intervista? Vabbè, sì, del resto glielo ho già detto...»

Prossimi impegni?
«Dal primo giugno avremo la Nations League, contro Galles, Belgio e Olanda. Anche se potrebbe darsi che Zalewski faccia la prima partita con noi, contro il Galles, e poi passi con l'Under 21, che si sta giocando la qualificazione all'Europeo, contro Israele. Il 7 giugno c'è la gara con la Germania, prima nel girone. E per noi polacchi ogni confronto con la Germania è una gara particolare, molto sentita, per ragioni storiche... Ma vediamo, perché se Israele dovesse vincere le sue, la nostra U21 sarebbe già fuori, e potrebbe rimanere con noi».

Anche perché se farà bene a giugno, Zalewski potrebbe andare al Mondiale.
«Andiamoci piano, vediamo. Anche perché tra poco tornerà un giocatore come Spinazzola, e lui avrà difficoltà a rimanere titolare: alla Roma c'è tanta concorrenza. Ma vogliamo vederlo, paragonandolo con gli altri giocatori del suo livello: sta andando bene durante le partite internazionali, andrò a vederlo anche a Tirana».

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E poi ci sono le partite che farà con voi...
«Abbiamo 6 partite in Nations League prima, e 2 amichevoli: dobbiamo ancora scegliere, tra Brasile, Uruguay, Costa Rica e Colombia. Vogliamo giocare con qualche squadra dell'America Latina, perché in Qatar al girone troveremo il Messico e l'Argentina, oltre all'Arabia Saudita. Ma c'è poco tempo per prepararlo: voglio parlare con gli allenatori dei miei, per questo Mondiale saranno i club a preparare i giocatori».

Con Mourinho ha già parlato?
«In questi giorni non c'è stata occasione. Ho l'abitudine di non disturbare prima di una gara importante, sia i calciatori che gli allenatori. Magari dopo la finale di Tirana l'occasione ci sarà...La prima volta che l'ho visto dal vivo non ci siamo incontrati: ero andato a vedere la partita con lo Schalke 04, stavo venti metri dietro di lui, lo vedevo e sentivo le sue indicazioni. Allenava il Porto: vinse quella partita, e vinse anche la Coppa, speriamo finisca così anche quest'anno. Ma di lui sento parlare anche prima: stavo ancora facendo il corso da allenatore, andammo a trovare Jozef Mlynarczyk, il portiere della Polonia al Mondiale di Spagna '82. E lui, che aveva lavorato al Porto, ci parlò di questo allenatore molto giovane, di cui si dicevano grandi cose. E in patria ogni tanto qualcuno mi chiamava "il Mourinho polacco" (ride, ndr)».

A Roma, tra le altre cose, ha portato un entusiasmo enorme.
«Io uno stadio come quello dell'altra sera, quell'entusiasmo, quel tifo e quella passione non l'ho mai visto... e ne ho girati tanti, nella mia vita, sia da allenatore che da giocatore. E mi ha fatto molto piacere vedere che hanno inquadrato Claudio Ranieri: da giocatore mi capitò di sfidare il suo Atletico Madrid. Se l'è meritata, l'ovazione di tutto lo stadio. Adesso devo andare a vedere Lazio-Sampdoria, per seguire Bereszynski: so che sarà un po' diverso...».

Zalewski con Mourinho a Trigoria (As Roma via Getty Images)

Tornando a Zalewski, è forse la migliore intuizione tattica del tecnico portoghese: giocava in tutt'altro ruolo.
«Lo so, ma mi piace l'idea di provarlo nella posizione che sta occupando nella Roma. Ma non è l'unica che può occupare: lo vedo anche alla Zielinski, in futuro. Sta andando bene, e si vede anche dalle piccole cose: quando ci siamo incontrati, qui in centro, è venuto tutto camuffato, coperto, con gli occhiali, ma lo hanno riconosciuto lo stesso. Aveva problemi a parcheggiare la macchina, i Vigili lo hanno riconosciuto, e sono stati ben contenti di aiutarlo. Anche quando stavamo parlando, lo fermavano per farsi le foto con lui. Già lo trattano come un campioncino».

Come lo ha visto l'altra sera?
«Molto bene, specialmente nel primo tempo, che giocava proprio sotto di me: nella ripresa la Roma si è difesa di più. Mi è piaciuto perché non ha avuto paura, era sempre pronto a scattare, ripartire, e creare occasioni da gol. Le sue doti migliore sono la facilità nel gioco, nell'uno contro uno, e soprattutto la personalità: non ha paura di entrare tra due giocatori, in dribbling. A volte mi ricorda un po' Chiesa, per questa sua capacità di entrare con la palla al piede. Purtroppo a volte penso che in Polonia non riusciamo a preparare i giocatori, a giocare in questo modo».

Tra i giocatori della Roma ce n'è qualcuno che le sarebbe piaciuto avere nella sua Polonia?
«Gli stessi che avevo visto quando li avevo battuti con l'Under 21, in una gara al termine del quale mi dissero che avevo battuto gli italiani con le loro stesse armi: Pellegrini, Mancini e Zaniolo. Li conoscevo, ho visto il loro sviluppo, sono cresciuti davvero bene. Mi piaceva molto anche Mandragora di quell'Italia, ma credo si sia fatto male, poteva fare di più...».

Però ne avete di giovani bravi.
«Kaminski, un 2002 del Lech Poznan, ma ci ha già messo le mani sopra il Wolfsburg. Bogusz, un 2001 che stava al Leeds, e ora gioca in prestito a Ibiza. O Grabara, un portiere di 23 anni, che piace molto anche a Szczesny: era al Liverpool, ora gioca nel Copenhagen».

Però il nuovo Lewandowski non c'è...
«Quelli come lui nascono ogni 30 o 40 anni. Del resto anche voi, in Italia, state ancora aspettando un altro Paolo Rossi...».