"Picchio" De Sisti era un diciottenne che cominciava ad affacciarsi in Serie A, quando Pedro Manfredini segnava gol a raffica e guidava la Roma alla conquista della Coppa delle Fiere, ma non dimentica l'importanza di poter crescere al fianco di campioni come l'argentino, Losi e Guarnacci. «I compagni nati tra il '34 e il '35 per me sono stati come degli zii, hanno sempre avuto una parola buona per me - ci racconta De Sisti - La notizia della sua scomparsa me l'ha data la Roma: è un dispiacere immenso, davvero, perché Pedro ha significato tanto per me, che nei primi Anni 60 muovevo i primi passi nel calcio che conta. L'estate scorsa ho partecipato ad una manifestazione a cui hanno preso parte altre leggende giallorosse: sarebbe dovuto venire anche lui, ma una volta lì ci hanno detto che non avrebbe potuto esserci per motivi di salute. È un grande dolore: aveva un cuore enorme e non ha mai dimenticato la sua Roma».

Insieme Pedro e Giancarlo hanno conquistato la prima Coppa Italia della storia giallorossa: ancora una volta, a trainare la Roma nella fase eliminatoria e nei sedicesimi di finale sono i gol di "Piedone". È una squadra combattiva, mai doma, capace di andare a vincere a San Siro contro la Grande Inter di Herrera proprio grazie a una rete del suo centravanti. «Lui inventava letteralmente i gol dal nulla - prosegue "Picchio", la voce spezzata dalla commozione - Era velocissimo, quando partiva diventava quasi impossibile stargli dietro. E sapeva calciare benissimo. A volte falliva delle occasioni e capitava di vederlo aggirarsi per il campo quasi con svogliatezza, ma non usciva mai dalla partita. Alla Lazio ne sanno qualcosa: una volta gliene fece tre nell'arco di un quarto d'ora».

«Uno dei nostri»

Nonostante fosse nato a migliaia di chilometri di distanza da Roma, ai piedi delle Ande - più vicino al Cile che a Buenos Aires - Manfredini era diventato «un argentino giallorosso». Sono le parole testuali di "Picchio": «Era affezionatissimo a Roma e alla Roma: era diventata una vera e propria ragione di vita per lui. Era uno dei nostri, romanista come me e Losi. Giacomino  a dire la verità meriterebbe un capitolo a parte, perché è stato il più giallorosso di quelli con cui ho giocato. Del resto è impossibile rimanere indifferenti a questa squadra: ti entra dentro, anche grazie al suo pubblico meraviglioso. I tifosi ti danno tanto, e se vedono che ci metti sempre il cuore, non ti abbandonano mai. Con Manfredini è stato esattamente così - conclude De Sisti - Anche a distanza di tanti anni, amava i romanisti ed era ricambiato».