Cominciamo a dubitare della nostra memoria. Vista l'età, ci potrebbe pure stare. Perché, aiutatemi, ricordo male che il trenta giugno scorso, la Roma ha chiuso il suo bilancio con il record di ricavi, oltre 250 milioni di euro? Oppure, aiutatemi sempre voi, sbaglio rammentando che l'Uefa, non più tardi di qualche mese fa, ha detto brava Roma sei uscita dalle grinfie di quella trappola infernale che è il fair play finanziario? Ma anche, aiutatemi pure qui, che la società giallorossa, dopo il trenta giugno scorso, ha chiuso contratti di sponsorizzazione per circa 20 milioni a stagione? E nell'aprile scorso, non è che in una delle semifinali di Champions League, compariva pure il nome della Roma nostra, una semifinale peraltro in cui ci hanno fatto l'ennesima rapina della nostra storia? Ho forse sognato tutto questo visto che poi il ruolo di sognatore mi ha accompagnato per tutta la mia vita, in primis da inguaribile tifoso?

Mi dicono che non ho sognato. Eppure proprio ieri ho scoperto che la Roma è in pericolo. In caso di mancata qualificazione alla Champions, che poi è distante due punti che (guardate il calendario) potrebbero pure essere già recuperati nella prima del girone di ritorno, dismissioni da cento milioni. Ma questi signori dimenticano che l'estate scorsa la Roma ha venduto per 140 milioni (reinvestendone 120)? Ma sempre questi signori dove stavano quando la Roma nostra è passata nella mani di una banca? O quando Totti comprò azioni giallorosse per consentire alla società di iscriversi al campionato? Forse stavano a braccetto di qualcun altro. E, già vi sentiamo, non venite a dirci che noi siamo il giornale della Roma, è una cazzata dei soliti lestofanti. Siamo stati l'unico giornale che ha fatto la battaglia del prezzo esagerato dei biglietti, ma anche che si è schierato contro la cessione di Dzeko, come quella di Strootman fuori tempo massimo e si potrebbe continuare. Lo abbiamo fatto con la stessa forza con cui ci siamo schierati a favore dello stadio, consapevoli come la costruzione della nostra casa sia lo step fondamentale per poter continuare a essere competitivi, anzi per vincere.

Chi l'ha fatto in questa città dove, soprattutto in gran parte dei mezzi di comunicazione locali, si è stati incapaci di capire l'importanza dello stadio, lasciando la Roma da sola a sfidare i mulini a vento di un Paese che continua a non funzionare? Perché è vero, questa società non ha vinto nessun trofeo, e se la premessa è questa, avete vinto voi. Ed è pure vero, peraltro, che sono-siamo i primi a non essere contenti di quanto fatto fin qui dalla squadra di Di Francesco. Ma per me a cui basta il nome Roma, è quella maglia che mi garantisce il sogno. Sempre e comunque, anche quando mi costringe a vivere enormi delusioni. E oggi l'unico rischio che vedo è quello di un no definitivo al nostro stadio. Anche fosse, comunque, continuerei a sognare con e per la mia Roma. Non quella che racconta una buona parte dei permalosi ma soprattutto disinformati comunicatori di questa meravigliosa città.